I cuochi tra ricchezza e povertà in un mondo dominato dall’invidia
Il mercato è entrato prepotentemente nelle cucine creando regole nuove. Grazie a fenomeni televisivi, giornalistici o alle guide, alcuni cuochi hanno potuto aumentare la propria fama e arricchirsi sempre di più
Mai come negli ultimi 10 anni si assiste sempre di più, a mio avviso, ad una profonda e marcata divisione fra chef ricchi e cuochi poveri, o viceversa. Questo grazie a fenomeni televisivi, giornalistici e soprattutto alle guide gastronomiche. Ma un dettaglio non indifferente di questa grande frattura la si deve al mercato, un po’ come quando il povero Napoli e la “povera” città di Napoli acquistarono il giocatore più forte del mondo ad una cifra allora stratosferica. Ecco, oggi i nostri Maradona sono gli chef di grido, rubati da televisioni e da società con ingaggi per super consulenze. Tutto questo crea un po’ di malcontento e forse di invidia negli chef “poveri”, quelli che pur essendo bravi non vengono ingaggiati.

A tal proposito vorrei raccontarvi una storiella che ho letto di recente in un libro molto bello di David Landers, “La ricchezza e la povertà delle nazioni”, e che secondo me fotografa molto bene la situazione di molti chef o cuochi italiani: «Il contadino Ivan è geloso del vicino Boris perché Boris ha una capra molto bella. Appare una fata e concede al contadino Ivan di esprimere un unico desiderio. E che desiderio esprime Ivan? Che la capra di Boris muoia». Secondo il nostro autore anche questa invidia può creare una sorta di economia o ricchezza. Strano che dalla gelosia e dall’invidia possa svilupparsi un concetto economico, vero?
Ecco, il mercato è entrato prepotentemente nelle cucine creando, come ogni mercato, regole nuove e quindi un’economia non sempre legata a padelle e coltelli, da qui nascono di conseguenza invidie a volte sommerse e a volte palesi. Parlando con chef e leggendo riviste, si nota sempre la stessa critica: “vado a mangiare da uno stellato, pago 200 euro se va bene, e lui magari è a Hong Kong o a Tokyo”. Ora, da quando ho letto il libro sopra citato e sento questi commenti, mi viene in mente la capretta di Boris.
Gli antichi Greci e Romani ponevano l’invidia come l’origine di tutti i mali e Dante pone gli invidiosi in un girone che forse è meglio non descrivere ma vi consiglio di leggere. Anzi, un suggerimento, se proprio dovete spendere due soldi fatelo par la Divina Commedia e non per le guide, vi assicuro un maggiore divertimento, perché nei gironi avrete la possibilità di vedere molti dei vostri conoscenti. Prosit!

A tal proposito vorrei raccontarvi una storiella che ho letto di recente in un libro molto bello di David Landers, “La ricchezza e la povertà delle nazioni”, e che secondo me fotografa molto bene la situazione di molti chef o cuochi italiani: «Il contadino Ivan è geloso del vicino Boris perché Boris ha una capra molto bella. Appare una fata e concede al contadino Ivan di esprimere un unico desiderio. E che desiderio esprime Ivan? Che la capra di Boris muoia». Secondo il nostro autore anche questa invidia può creare una sorta di economia o ricchezza. Strano che dalla gelosia e dall’invidia possa svilupparsi un concetto economico, vero?
Ecco, il mercato è entrato prepotentemente nelle cucine creando, come ogni mercato, regole nuove e quindi un’economia non sempre legata a padelle e coltelli, da qui nascono di conseguenza invidie a volte sommerse e a volte palesi. Parlando con chef e leggendo riviste, si nota sempre la stessa critica: “vado a mangiare da uno stellato, pago 200 euro se va bene, e lui magari è a Hong Kong o a Tokyo”. Ora, da quando ho letto il libro sopra citato e sento questi commenti, mi viene in mente la capretta di Boris.
Gli antichi Greci e Romani ponevano l’invidia come l’origine di tutti i mali e Dante pone gli invidiosi in un girone che forse è meglio non descrivere ma vi consiglio di leggere. Anzi, un suggerimento, se proprio dovete spendere due soldi fatelo par la Divina Commedia e non per le guide, vi assicuro un maggiore divertimento, perché nei gironi avrete la possibilità di vedere molti dei vostri conoscenti. Prosit!


