Tendenza Mixology. La nuova frontiera del bere bene
Il bancone del bar si trasforma in laboratorio “alchemico” dove preparare cocktail multisensoriali capaci di coinvolgere il palato e non solo. “Bere miscelato” è diventato il nuovo diktat da cui non si può prescindere.
Era il 1988 quando Tom Cruise, bartender nel film-cult “Cocktail”, faceva roteare shaker e mixing glass per preparare “Sex on the beach”, “Piña Colada” e “Alexander”. In quella stagione a dettare le regole era il Flair, tecnica acrobatica nella preparazione dei cocktail capace di trasformare l’esperienza alcolica in un vero spettacolo-assolo del barman, premiato poi dalla standing ovation del pubblico. Una tendenza di lungo corso che ha contribuito a creare grande interesse verso il mondo dei bar, progressivamente trasformati da luoghi “mordi e fuggi” in spazi di incontro e specchi dei trend e delle evoluzioni della società.
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Un drink dopo l’altro, il bancone ha così progressivamente perso la sua naturale funzione sino a divenire palcoscenico su cui l’attore-bartender era chiamato ad esibirsi e, ultimo step, laboratorio “alchemico” in cui miscelare cocktail a forma di sfere che esplodono in bocca e drink commestibili, a strati multicolori, con schiume e bolle, in polvere, che abbinano la “forma” inusuale a ingredienti particolari e sapori non convenzionali, come cuoio o sigaro.
Nel nuovo millennio il Flair ha ceduto lo scettro alla Mixology che, nata nel 1850 nei saloon del Vecchio West, dopo essere passata pressoché indenne dalla Jazz Age e dal Proibizionismo, dal Club de Cantineros de Cuba, dalla Tiki mania e dalla Disco Era, ha oggi saputo conquistare il palato degli amanti della sperimentazione alcolica.
Il “bere miscelato” è divenuto così arte, sostituendo alle performance roboanti dei barman “eighties” movimenti eleganti e raffinati, premesse della preparazione di drink ricercati, frutto della misurazione attenta degli ingredienti, del bilanciamento e dell’armonia dei sapori. Ogni bicchiere nasconde infatti una storia intrigante e un lavoro di finezza, mix di tecniche all’avanguardia, prodotti d’eccellenza e attrezzature “tech” in cui ricerca e sperimentazione vanno di pari passo con moda, estetica e coinvolgimento sensoriale: evaporatori rotanti, affumicatori e disidratatori, provette in vetro, jigger e fiamme ossidriche diventano così gli artefici di un nuovo modo di bere, anzi, di assaporare.
«Quello dei cocktail - spiega Sergio Pezzotta (nella foto), presidente del Cda di Ros - è un sistema complesso che, al pari della cucina o della sommellerie, nel corso del tempo ha contribuito al cambio di gusti e delle materie prime usate, permettendo così ai drink di evolversi, proponendosi in nuove dimensioni. Ne è un esempio la Mixology, ultima frontiera dell’assaggio, capace di coinvolgere il cliente in una esperienza multisensoriale attraverso la preparazione di drink che stimolano gusto, olfatto, vista. Un locale che voglia tenere il passo non può non convertirsi a questa rivoluzione, affidata a bartender di alto standing, a strumenti di calibro e al contributo di materie prime che strizzano l’occhio alla chimica».
Al centro di questo nuovo modo di vivere la degustazione è il bicchiere che, oltre ad essere cornice capace di valorizzare il dipinto creato dal bartender, si fa anche interprete di mode e tendenze. «La nuova stagione parla la lingua del Vintage - conclude Pezzotta - sia quando ci si riferisce ad attrezzature che a calici e bicchieri. Il revival chic che ha ispirato le passerelle ha infatti anche contagiato il settore della ricettività e dell’accoglienza attraverso prodotti di “sapore” per forma, dimensioni e materiali. Caratteristiche che, nel caso della Mixology, si combinano anche alla funzionalità per consentire la perfetta esperienza del palato. Perché nulla deve essere lasciato al caso quando si punta al coinvolgimento del cliente, unico diktat del locale che voglia divenire punto di riferimento».
Ros Forniture Alberghiere
via Don Lorenzo Milani 1 - 24050 Zanica (Bg)
Tel 035 670299
www.ros.bergamo.it
ros@ros.bergamo.it
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Un drink dopo l’altro, il bancone ha così progressivamente perso la sua naturale funzione sino a divenire palcoscenico su cui l’attore-bartender era chiamato ad esibirsi e, ultimo step, laboratorio “alchemico” in cui miscelare cocktail a forma di sfere che esplodono in bocca e drink commestibili, a strati multicolori, con schiume e bolle, in polvere, che abbinano la “forma” inusuale a ingredienti particolari e sapori non convenzionali, come cuoio o sigaro.
Nel nuovo millennio il Flair ha ceduto lo scettro alla Mixology che, nata nel 1850 nei saloon del Vecchio West, dopo essere passata pressoché indenne dalla Jazz Age e dal Proibizionismo, dal Club de Cantineros de Cuba, dalla Tiki mania e dalla Disco Era, ha oggi saputo conquistare il palato degli amanti della sperimentazione alcolica.

Il “bere miscelato” è divenuto così arte, sostituendo alle performance roboanti dei barman “eighties” movimenti eleganti e raffinati, premesse della preparazione di drink ricercati, frutto della misurazione attenta degli ingredienti, del bilanciamento e dell’armonia dei sapori. Ogni bicchiere nasconde infatti una storia intrigante e un lavoro di finezza, mix di tecniche all’avanguardia, prodotti d’eccellenza e attrezzature “tech” in cui ricerca e sperimentazione vanno di pari passo con moda, estetica e coinvolgimento sensoriale: evaporatori rotanti, affumicatori e disidratatori, provette in vetro, jigger e fiamme ossidriche diventano così gli artefici di un nuovo modo di bere, anzi, di assaporare.
«Quello dei cocktail - spiega Sergio Pezzotta (nella foto), presidente del Cda di Ros - è un sistema complesso che, al pari della cucina o della sommellerie, nel corso del tempo ha contribuito al cambio di gusti e delle materie prime usate, permettendo così ai drink di evolversi, proponendosi in nuove dimensioni. Ne è un esempio la Mixology, ultima frontiera dell’assaggio, capace di coinvolgere il cliente in una esperienza multisensoriale attraverso la preparazione di drink che stimolano gusto, olfatto, vista. Un locale che voglia tenere il passo non può non convertirsi a questa rivoluzione, affidata a bartender di alto standing, a strumenti di calibro e al contributo di materie prime che strizzano l’occhio alla chimica».
Sergio Pezzotta
Al centro di questo nuovo modo di vivere la degustazione è il bicchiere che, oltre ad essere cornice capace di valorizzare il dipinto creato dal bartender, si fa anche interprete di mode e tendenze. «La nuova stagione parla la lingua del Vintage - conclude Pezzotta - sia quando ci si riferisce ad attrezzature che a calici e bicchieri. Il revival chic che ha ispirato le passerelle ha infatti anche contagiato il settore della ricettività e dell’accoglienza attraverso prodotti di “sapore” per forma, dimensioni e materiali. Caratteristiche che, nel caso della Mixology, si combinano anche alla funzionalità per consentire la perfetta esperienza del palato. Perché nulla deve essere lasciato al caso quando si punta al coinvolgimento del cliente, unico diktat del locale che voglia divenire punto di riferimento».
Ros Forniture Alberghiere
via Don Lorenzo Milani 1 - 24050 Zanica (Bg)
Tel 035 670299
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ros@ros.bergamo.it

