Glifosato, dibattito in stallo sull'erbicida. Ma Francia e Italia dicono "no"
A causa di divisioni all'interno del comitato europeo, a Bruxelles non è ancora stato votato il rinnovo dell'autorizzazione all'uso del glifosato. Se non si deciderà entro fine giugno, non sarà più autorizzato nell'Ue
L'Unione europea è in stallo per quanto riguarda il rinnovo dell'autorizzazione all'uso del glifosato, l'erbicida più diffuso al mondo. L'indecisione si ricollega ai controversi scambi di opinione che hanno visto protagonista il diserbante negli scorsi giorni: tra questi spicca l'opinione di Fao e Oms, secondo cui «la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2mila milligrammi per chilo di peso per via orale non è associata ad effetti genotossici», e quindi autorizzabile.

Questo il punto di partenza, comprovato secondo i due organi dalla stragrande maggioranza degli studi condotti sui mammiferi. Si comprende quindi la conseguenziale indecisione che ancora divide il comitato di esperti dei 28 Stati membri dell'Unione, che a Bruxelles non è nemmeno arrivato al voto.
«La commissione europea - riferisce un portavoce dell'esecutivo Ue - ha detto chiaramente che non si sarebbe passati al voto senza una solida maggioranza qualificata degli Stati membri. Dal momento che era ovvio che non si sarebbe raggiunta la maggioranza necessaria, non si è tenuto il voto. Se non verrà presa nessuna decisione prima del 30 giugno, il glifosato non sarà più autorizzato nell'Ue e gli Stati membri dovranno eliminare le autorizzazioni per tutti i prodotti a base del suddetto erbicida».
Da quanto si è in grado di appurare, i Paesi che si pronuncerebbero fermamente contrari al rinnovo dell'autorizzazione in caso di voto sono Italia e Francia. In nome di quest'ultima si è pronunciato il ministro della Sanità Marisol Touraine: «Indipendentemente dai dibattiti sul suo carattere cancerogeno, riteniamo che sia un perturbatore endocrino. Il presidente della Repubblica ha detto molto chiaramente durante l'ultima conferenza sull'ambiente che il glifosato non sarà autorizzato in Francia». Diversamente da queste due posizioni nettamente di parte, opterebbero, in caso di voto, per l'astensione Germania, Svezia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Austria e Grecia.
Una situazione ormai confusa da tempo, precisamente da quando lo Iarc - International agency for research on cancer di Lione ha incluso l'erbicida più diffuso a livello globale nell'elenco dei possibili cancerogeni per l'uomo. Altro fattore che, senza dubbio, alimenta la preoccupazione, è il suo impiego costantemente in crescita nell'ambito dell'agricoltura chimica: dal 1994 al 2014 ne sono stati sparsi sui terreni di tutto il mondo ben 8,6 miliardi di chilogrammi.

Questo il punto di partenza, comprovato secondo i due organi dalla stragrande maggioranza degli studi condotti sui mammiferi. Si comprende quindi la conseguenziale indecisione che ancora divide il comitato di esperti dei 28 Stati membri dell'Unione, che a Bruxelles non è nemmeno arrivato al voto.
«La commissione europea - riferisce un portavoce dell'esecutivo Ue - ha detto chiaramente che non si sarebbe passati al voto senza una solida maggioranza qualificata degli Stati membri. Dal momento che era ovvio che non si sarebbe raggiunta la maggioranza necessaria, non si è tenuto il voto. Se non verrà presa nessuna decisione prima del 30 giugno, il glifosato non sarà più autorizzato nell'Ue e gli Stati membri dovranno eliminare le autorizzazioni per tutti i prodotti a base del suddetto erbicida».
Da quanto si è in grado di appurare, i Paesi che si pronuncerebbero fermamente contrari al rinnovo dell'autorizzazione in caso di voto sono Italia e Francia. In nome di quest'ultima si è pronunciato il ministro della Sanità Marisol Touraine: «Indipendentemente dai dibattiti sul suo carattere cancerogeno, riteniamo che sia un perturbatore endocrino. Il presidente della Repubblica ha detto molto chiaramente durante l'ultima conferenza sull'ambiente che il glifosato non sarà autorizzato in Francia». Diversamente da queste due posizioni nettamente di parte, opterebbero, in caso di voto, per l'astensione Germania, Svezia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Austria e Grecia.
Una situazione ormai confusa da tempo, precisamente da quando lo Iarc - International agency for research on cancer di Lione ha incluso l'erbicida più diffuso a livello globale nell'elenco dei possibili cancerogeni per l'uomo. Altro fattore che, senza dubbio, alimenta la preoccupazione, è il suo impiego costantemente in crescita nell'ambito dell'agricoltura chimica: dal 1994 al 2014 ne sono stati sparsi sui terreni di tutto il mondo ben 8,6 miliardi di chilogrammi.

