Buona la cucina… ma la sala sorrida
L’ospite di un ristorante deve sentirsi come a casa sua; è bene che il titolare accolga di persona i clienti e che la gentilezza caratterizzi il personale. Il successo di una locale va diviso a metà tra cucina e sala
La bravura dei cuochi da sola non basta a fare il successo di un ristorante. Sono tante altre le componenti che fanno grande un luogo di ristoro, a qualunque categoria appartenga: l’ingresso come l’arredamento, l’illuminazione come la pulizia, la cappa aspirante degli odori e così via.

Mi soffermo oggi sul lavoro degli addetti alla sala, camerieri, sommelier o direttori che siano. Se esiste un titolare in carne e ossa, è utile che accolga l’ospite lui stesso e lo porti al tavolo, aiutandolo a disfarsi di eventuale soprabito o di borse, facendosi aiutare se c’è bisogno da un dipendente.
Per tutti gli altri, dipendenti o no, la prima raccomandazione è di accogliere tutti con grande gentilezza e un sorriso non forzato ma aperto e cordiale. L’ospite deve sentirsi come a casa sua. Seduto al tavolo, non farlo aspettare troppo per avere, pane, acqua e menu per decidere cosa mangiare. I consigli del padrone di casa o del cameriere sono sempre accettati, ma alla fine è il cliente a decidere scegliendo dal menu. Quella del cliente deve essere considerata sempre una ottima scelta.
In attesa del primo piatto scelto, se la preparazione in cucina richiede troppo tempo, è buona pratica servire un piattino con un assaggio offerto dallo chef. I ristoranti di un certo livello lo fanno sempre, il che li qualifica.
Ogni piatto portato a tavola deve essere spiegato e quindi valorizzato dal cameriere, che ricorderà le materie prime impiegate e in breve il lavoro del cuoco. Mai servire senza dire una parola di spiegazione di quanto viene portato in tavola. Il tutto - ripeto ancora una volta - con calma e un sorriso sulle labbra. Il successo di una locale va diviso a metà tra cucina e sala. Alla fine si può chiedere al cliente come giudica la sua sosta al ristorante, ma senza insistere troppo. Se si sarà trovato bene, lo rivedrete presto.

Mi soffermo oggi sul lavoro degli addetti alla sala, camerieri, sommelier o direttori che siano. Se esiste un titolare in carne e ossa, è utile che accolga l’ospite lui stesso e lo porti al tavolo, aiutandolo a disfarsi di eventuale soprabito o di borse, facendosi aiutare se c’è bisogno da un dipendente.
Per tutti gli altri, dipendenti o no, la prima raccomandazione è di accogliere tutti con grande gentilezza e un sorriso non forzato ma aperto e cordiale. L’ospite deve sentirsi come a casa sua. Seduto al tavolo, non farlo aspettare troppo per avere, pane, acqua e menu per decidere cosa mangiare. I consigli del padrone di casa o del cameriere sono sempre accettati, ma alla fine è il cliente a decidere scegliendo dal menu. Quella del cliente deve essere considerata sempre una ottima scelta.
In attesa del primo piatto scelto, se la preparazione in cucina richiede troppo tempo, è buona pratica servire un piattino con un assaggio offerto dallo chef. I ristoranti di un certo livello lo fanno sempre, il che li qualifica.
Ogni piatto portato a tavola deve essere spiegato e quindi valorizzato dal cameriere, che ricorderà le materie prime impiegate e in breve il lavoro del cuoco. Mai servire senza dire una parola di spiegazione di quanto viene portato in tavola. Il tutto - ripeto ancora una volta - con calma e un sorriso sulle labbra. Il successo di una locale va diviso a metà tra cucina e sala. Alla fine si può chiedere al cliente come giudica la sua sosta al ristorante, ma senza insistere troppo. Se si sarà trovato bene, lo rivedrete presto.


