Fabrizio Abbate promuove e tutela la cucina italiana in Brasile
Fabrizio Abbate, cuoco palermitano trapiantato in Brasile, continua a diffondere la cucina italiana all’estero. Lo farà anche il 20 ottobre al festival “Sabores de Teixeira”, ricordando che il Made in Italy va tutelato
Dall'11 al 27 settembre, nella stato brasiliano di Bahia, si svolgerà “Sabores de Teixeira”, il festival dedicato all’alta gastronomia. Ancora una volta un progetto e uno show che mostrerà a un pubblico sempre più attento e numeroso l’arte di cucinare di uno dei cuochi italiani tra i più attivi e rappresentativi all’estero, il palermitano Fabrizio Abbate (nella foto), che il prossimo 10 ottobre si esibirà a Teixera de Freitas in uno show cooking che terminerà con una degustazione per 150 persone.

L’apprezzamento della cucina italiana in Brasile è evidente, anche considerando che lo show cooking di Frabrizio Abbate ha già registrato il tutto esaurito. In Brasile inoltre molti prodotti locali prendono nomi molto simili a quelli italiani. Un’abitudine questa che però gioca a sfavore della tutela del made in Italy all’estero. Una tutela di cui molti cuochi, tra cui Abbate, si stanno facendo portavoce.
«Sto tentando e con buoni successi, di convincere questa area del mondo che ha una produzione di latte tra le prime del Brasile, a creare formaggi e prodotti propri, senza usare nomi di altri e senza imitare nessuno! Qui infatti producono dei buoni formaggi che sono stagionati o mezzi stagionati, a cui danno il nome di Parmesao (Parmigiano). Io con il mio lavoro cerco di convincerli che sarebbe meglio chiamarli “Queijo curado de Teixeira” o “Queijo meia cura de Teixeira”. Credo infatti che il cammino per la salvaguardia del Made in Italy nel mondo non possa essere solo quello di trattative lunghissime e costosissime che per via delle distanze a volte risultano anche inutili o non applicate”.

L’apprezzamento della cucina italiana in Brasile è evidente, anche considerando che lo show cooking di Frabrizio Abbate ha già registrato il tutto esaurito. In Brasile inoltre molti prodotti locali prendono nomi molto simili a quelli italiani. Un’abitudine questa che però gioca a sfavore della tutela del made in Italy all’estero. Una tutela di cui molti cuochi, tra cui Abbate, si stanno facendo portavoce.
«Sto tentando e con buoni successi, di convincere questa area del mondo che ha una produzione di latte tra le prime del Brasile, a creare formaggi e prodotti propri, senza usare nomi di altri e senza imitare nessuno! Qui infatti producono dei buoni formaggi che sono stagionati o mezzi stagionati, a cui danno il nome di Parmesao (Parmigiano). Io con il mio lavoro cerco di convincerli che sarebbe meglio chiamarli “Queijo curado de Teixeira” o “Queijo meia cura de Teixeira”. Credo infatti che il cammino per la salvaguardia del Made in Italy nel mondo non possa essere solo quello di trattative lunghissime e costosissime che per via delle distanze a volte risultano anche inutili o non applicate”.

