A più di un mese dalla chiusura del Salone internazionale dei vini e dei distillati, sono ancora vividi i ricordi dei sapori e dei profumi. Merito dei vini d’eccellenza? Non solo. In molti casi, ciò che ha contribuito ad esaltare le caratteristiche dei prodotti di punta delle aziende vitivinicole presenti alla fiera veronese è stata la cucina d’autore degli chef, che hanno saputo dare vita ad abbinamenti davvero eccezionali.

Roberto Cerea (Da Vittorio) ha cucinato allo stand di Allegrini
Roberto Cerea (Da Vittorio) ha cucinato allo stand di Allegrini

La presenza di importanti cuochi italiani ad una fiera internazionale come Vinitaly è di per sé significativa: il mondo del vino e la buona cucina, infatti, rappresentano da sempre una carta vincente del Made in Italy nel mondo, soprattutto se abbinati.

Quest’anno tra gli stand abbiamo incontrato tanti grandi nomi della cucina italiana. Qualche esempio? Da Allegrini c’era Roberto Cerea (nella foto sopra), che insieme al fratello Enrico guida le cucine del ristorante Da Vittorio, 3 stelle Michelin, in provincia di Bergamo; allo stand di Cecchi c’era Cristiano Tomei, vulcanico chef viareggino e giudice del programma tv “I Re della Griglia”; Col Vetoraz ha ospitato la più longeva stella Michelin d’Italia, lo chef Enzo De Prà del Ristorante Dolada, in provincia di Belluno, che ha conquistato tutti con le sue “Terrine”; la più giovane stella Michelin d’Italia, Lorenzo Cogo del Ristorante El Coq di Marano Vicentino, era invece allo stand di Mionetto, dove ha preparato creativi finger food.

Savino VurchioUn’altra presenza importante è stata quella dei cuochi dell’Unione italiana ristoratori (Uir), che hanno preparato stuzzicanti aperitivi presso l’area dei Consorzi Prosecco e San Daniele, mentre agli stand del Gruppo italiano vini gli chef Uir Fabrizio Barontini e Giuseppe Silano hanno collaborato ogni giorno uno chef diverso (Tano Simonato, Luigi Pomata e Giuseppe Ricchebuono) per la preparazione di menu completi per il pranzo.

«La Uir - hanno spiegato Savino Vurchio (nella foto a sinistra) e Fabrizio Barontini (nella foto a destra), rispettivamente direttore e coordinatore Uir - da molti anni è impegnata nella kermesse veronese del vino, appuntamento importante per valorizzare il lavoro dei cuochi italiani e per relazionarsi con il mondo del vino che trova nella ristorazione di alto livello l’interlocutore ideale come volano di promozione delle referenze vinicole al consumatore finale».

Fabrizio BarontiniLe sessioni di cucina che si sono tenute a Vinitaly hanno visto la collaborazione di diversi cuochi, il che conferma come nel mondo della ristorazione, così come in quello del vino, ha un’importanza fondamentale la capacità di “fare squadra”. «L’Unione italiana ristoratori, insieme ai Jre - hanno affermato Vurchio e Barontini - sono le uniche due realtà in Italia che hanno dimostrato sul campo di saper fare squadra, in un mondo, quello della ristorazione, dove non esiste la capacità di coniugare professione ad associazionismo. La Uir, con i suoi 180 ristoratori associati, rappresenta il modello di “squadra” ideale per valorizzare e promuovere, in Italia e nel mondo, le eccellenze agroalimentari italiane. Uir da 43 anni firma la “cucina di prodotto”, nella quale il prodotto stesso è il vero protagonista, e il lavoro e la creatività dei cuochi sono funzionali alla sua valorizzazione, unitamente alla promozione del territorio di appartenenza».