Le gare premiano il lavoro di squadra. Parlano i team coach della Nic
L'obiettivo della Nazionale italiana cuochi è quello di vincere le gare internazionali per diffondere la cucina italiana nel mondo. In questi casi la capacità del singolo è messa da parte per esaltare la squadra
La cucina italiana è tra le più apprezzate al mondo, in primo luogo per la varietà e la qualità della materia prima di cui dispone il Belpaese, in secondo luogo per l’abilità dei cuochi, ambasciatori del made in Italy. Lo sanno bene Gaetano Ragunì (nella foto, a destra), responsabile del team junior della Nazionale italiana cuochi (Nic), e Pierluca Ardito (nella foto, a sinistra), team coach del team senior della Nic. Entrambi preparano i cuochi che rappresentano l’Italia nelle competizioni culinarie, rendendo grande il nome della cucina italiana.
«I ragazzi che preparo - spiega Pierluca Ardito, coach degli chef senior - partono dai 23 in poi; il mio gruppo di lavoro comprende una fascia di età molto ampia di età. Il mio ruolo di allenatore è senza dubbio un onore, ma allo stesso tempo anche un onere, perché formo dei professionisti che rappresentano il gusto e la qualità made in Italy a livelli internazionali».

Nella foto, da sinistra: Pierluca Ardito e Gaetano Ragunì
Pierluca Ardito ha il compito di perfezionare lo stile già vivo dei professionisti della cucina, mentre altrettanto importante ma diverso è l’impegno richiesto a Gaetano Ragunì, che deve trasmettere i valori e le tecniche della cucina e della ristorazione ai più giovani.
«Avere a che fare con ragazzi di questa età - commenta il team coach per gli under 23 - significa partire giustamente dalle basi. Io personalmente mi pongo l’obiettivo di indirizzarli nella nostra cultura gastronomica, ma soprattutto lavorativa, cercando di far comprendere loro fin dall’inizio l’aspetto da una parte gerarchico, dall’altra umano della realtà in cui devono cimentarsi. Allenarli fin da così giovani significa plasmarli, approfittare di quel terreno fertile che il mondo della competizione ci dà. Bisogna essere in grado di dargli la giusta motivazione, senza oltrepassare dei limiti, ricordando cioè che la gara che andranno ad affrontare è una gara a squadra e non individuale».
Il team coach riconosce nei suoi compiti atteggiamenti simili a quelli di un allenatore sportivo, il quale deve scoraggiare il totale individualismo, consolidando da una parte il valore della squadra: mettere insomma le proprie capacità a disposizione del gruppo mirando ad una vittoria comune. «L’obiettivo principale - continua Ragunì - è competere, gareggiare e vincere insieme, essendo tutti coscienti di aver fatto il proprio dovere, aver dato il proprio meglio per portare la squadra alla vittoria. Questo è ciò che è importante insegnare ai ragazzi».
Accanto al ruolo fondamentale che occupa ogni partecipante, chiaramente, detiene grande importanza anche la scelta dei piatti da portare al concorso. «La preparazione a una competizione culinaria - conclude Pierluca Ardito - è molto simile a una gara sportiva: esistono una serie di sessioni di allenamento. Ad esempio, per le Olimpiadi del prossimo anno ne sono attualmente previste dieci, nelle quali sarà necessario di volta in volta affinare, determinare quali possano essere i piatti decisivi da portare alla vera e propria gara».
«I ragazzi che preparo - spiega Pierluca Ardito, coach degli chef senior - partono dai 23 in poi; il mio gruppo di lavoro comprende una fascia di età molto ampia di età. Il mio ruolo di allenatore è senza dubbio un onore, ma allo stesso tempo anche un onere, perché formo dei professionisti che rappresentano il gusto e la qualità made in Italy a livelli internazionali».

Nella foto, da sinistra: Pierluca Ardito e Gaetano Ragunì
Pierluca Ardito ha il compito di perfezionare lo stile già vivo dei professionisti della cucina, mentre altrettanto importante ma diverso è l’impegno richiesto a Gaetano Ragunì, che deve trasmettere i valori e le tecniche della cucina e della ristorazione ai più giovani.
«Avere a che fare con ragazzi di questa età - commenta il team coach per gli under 23 - significa partire giustamente dalle basi. Io personalmente mi pongo l’obiettivo di indirizzarli nella nostra cultura gastronomica, ma soprattutto lavorativa, cercando di far comprendere loro fin dall’inizio l’aspetto da una parte gerarchico, dall’altra umano della realtà in cui devono cimentarsi. Allenarli fin da così giovani significa plasmarli, approfittare di quel terreno fertile che il mondo della competizione ci dà. Bisogna essere in grado di dargli la giusta motivazione, senza oltrepassare dei limiti, ricordando cioè che la gara che andranno ad affrontare è una gara a squadra e non individuale».
Il team coach riconosce nei suoi compiti atteggiamenti simili a quelli di un allenatore sportivo, il quale deve scoraggiare il totale individualismo, consolidando da una parte il valore della squadra: mettere insomma le proprie capacità a disposizione del gruppo mirando ad una vittoria comune. «L’obiettivo principale - continua Ragunì - è competere, gareggiare e vincere insieme, essendo tutti coscienti di aver fatto il proprio dovere, aver dato il proprio meglio per portare la squadra alla vittoria. Questo è ciò che è importante insegnare ai ragazzi».
Accanto al ruolo fondamentale che occupa ogni partecipante, chiaramente, detiene grande importanza anche la scelta dei piatti da portare al concorso. «La preparazione a una competizione culinaria - conclude Pierluca Ardito - è molto simile a una gara sportiva: esistono una serie di sessioni di allenamento. Ad esempio, per le Olimpiadi del prossimo anno ne sono attualmente previste dieci, nelle quali sarà necessario di volta in volta affinare, determinare quali possano essere i piatti decisivi da portare alla vera e propria gara».


