Ristorazione in declino. Ci vogliono più poesie e meno Guide
La ristorazione italiana vive nella precarietà. Non riesce a smarcarsi da un certo provincialismo autoreferenziale per arrivare a creare una comunicazione più efficace sia verso il cliente sia verso i media di settore
“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”: pensavo a questi versi del grande poeta Ungaretti per dare una mia personale interpretazione a questa stagione, così importante per la nostra italica ristorazione. Sì, in autunno cadono le foglie, ma anche le Guide dei ristoranti con i loro strascichi di polemiche e interpretazioni. Ma in autunno cadono anche i premi, le corone radiose, le premiazioni golose, i diplomi al merito e gli attestati stile vetrofanie da attaccare alle porte, un po’ per portare fortuna e un po’ per far vedere a tutti che... “il mio ristorante c’è”.

Osservando su Facebook tutti questi riconoscimenti con relative foto, mi sono tornate in mente le immagini e le foto che anni fa vedevo nei ristoranti di Little Italy a New York, con Frank Sinatra e Liza Minelli che stringevano la mano ai titolari, che felici sorridevano coma se fossero gli unici ad averla. Poi ho scoperto che sia Frank che Liza hanno mangiato a sbafo più o meno in tutti i ristoranti italiani degli Stati Uniti.
Ecco, amici ristoratori, non temete: prima o poi un premio, un diploma, una corona, una forchetta o una vetrofania vi arriveranno; così potrete dire “il mo ristorante c’è”. Peccato però che poi la comunicazione si ferma solo a queste piccole cose, intimi, da vivere al momento, i famosi cinque minuti di gloria. Così, quando si torna a casa col premio in tasca, si legge sui giornali che la più grande catena in Europa di cibo italiano è tedesca, che McDonald’s premia i piccoli produttori delle eccellenze italiane con visibilità e interviste su tutti i quotidiani, che l’Italian sounding fa guadagnare milioni di euro a migliaia di ristoratori che di italiano hanno solo la bandierina appesa alla parete della cucina o al forno della pizzeria.
Tornando ai versi del grande poeta Ungaretti, che descrivevano la precaria stabilità dell’essere umano, non posso non pensare alla fragile precarietà di una ristorazione italiana che non riesce a smarcarsi da un certo provincialismo autoreferenziale per arrivare a creare una comunicazione più efficace sia verso il cliente sia verso i mass media di settore. Un sogno poi sarebbe vedere i ristoratori italiani fare rete fra loro, fare sistema con i produttori, dare valore ad una ristorazione che ha la fortuna di vivere in un Paese magnifico e unico per la sua biodiversità. Per concludere, vorrei parafrasare alcuni versi di una poesia di Baudelaire: “ristoratore libero, tu cercherai sempre il mare”. Da sempre sogno più poesie e meno Guide.

Osservando su Facebook tutti questi riconoscimenti con relative foto, mi sono tornate in mente le immagini e le foto che anni fa vedevo nei ristoranti di Little Italy a New York, con Frank Sinatra e Liza Minelli che stringevano la mano ai titolari, che felici sorridevano coma se fossero gli unici ad averla. Poi ho scoperto che sia Frank che Liza hanno mangiato a sbafo più o meno in tutti i ristoranti italiani degli Stati Uniti.
Ecco, amici ristoratori, non temete: prima o poi un premio, un diploma, una corona, una forchetta o una vetrofania vi arriveranno; così potrete dire “il mo ristorante c’è”. Peccato però che poi la comunicazione si ferma solo a queste piccole cose, intimi, da vivere al momento, i famosi cinque minuti di gloria. Così, quando si torna a casa col premio in tasca, si legge sui giornali che la più grande catena in Europa di cibo italiano è tedesca, che McDonald’s premia i piccoli produttori delle eccellenze italiane con visibilità e interviste su tutti i quotidiani, che l’Italian sounding fa guadagnare milioni di euro a migliaia di ristoratori che di italiano hanno solo la bandierina appesa alla parete della cucina o al forno della pizzeria.
Tornando ai versi del grande poeta Ungaretti, che descrivevano la precaria stabilità dell’essere umano, non posso non pensare alla fragile precarietà di una ristorazione italiana che non riesce a smarcarsi da un certo provincialismo autoreferenziale per arrivare a creare una comunicazione più efficace sia verso il cliente sia verso i mass media di settore. Un sogno poi sarebbe vedere i ristoratori italiani fare rete fra loro, fare sistema con i produttori, dare valore ad una ristorazione che ha la fortuna di vivere in un Paese magnifico e unico per la sua biodiversità. Per concludere, vorrei parafrasare alcuni versi di una poesia di Baudelaire: “ristoratore libero, tu cercherai sempre il mare”. Da sempre sogno più poesie e meno Guide.


