Le discoteche smascherano l’abusivismo. In Italia "traballano" oltre 2.700 licenze
I locali di intrattenimento serale minacciano di travestirsi da circoli privati rischiando così di fare mancare allo Stato 120 milioni di euro. Per sconfiggere l'abusivismo Italia, Francia e Spagna si sono unite nell'Ena,
FIRENZE - Più di 2.700 licenze potrebbero tornare sui tavoli di chi le ha rilasciate nel corso degli anni. Così facendo, i locali da ballo minacciano di tramutarsi nei tanti esercizi mascherati da discoteche. È la decisione discussa nell’assemblea Silb, l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo aderente a Fipe-Confcommercio. Motivo della protesta è la mancanza di provvedimenti per combattere il proliferare di soggetti che organizzano feste danzanti non autorizzate che rappresentano una concorrenza sleale per le imprese regolari.
In occasione dell’assemblea svoltasi a Firenze, si è presentata per la prima volta alla stampa la neonata associazione Ena (European nightlife association), costituita poco più di un mese fa a Barcellona dagli accordi fra le associazioni delle discoteche italiane (Silb-Fipe), francesi (Umih) e spagnole (Spain Nightlife). L’associazione è intenzionata a mettere a punto un piano strategico con cui avanzare le richieste della categoria alle Istituzioni europee.

L’atto costitutivo e lo statuto sono stati sottoscritti dai tre presidenti fondatori, Maurizio Pasca (presidente Silb-Fipe), Laurent Lutse (presidente settore Nuit di Umih) e Carlos Caballero German (presidente di Spain Nightilfe). Obiettivi prioritari sono quelli di rappresentare gli interessi del mondo della notte nei confronti della Commissione europea e di stimolare il confronto e lo scambio di informazioni tra le associazioni aderenti. Alla guida del primo mandato che durerà tre anni è stato eletto Maurizio Pasca. A lui spetterà il compito di coinvolgere le rappresentanze di categoria di altri Paesi europei e dare ancora più forza alla voce dell’Ena.
«Ciò che accomuna le tre sigle di rappresentanza imprenditoriale - afferma il presidente Ena e Silb, Maurizio Pasca - è la tipologia dell’offerta e dunque le problematiche ad essa collegate. L’abusivismo che genera un divertimento improvvisato esiste in Italia, quanto in Francia e in Spagna. Abbiamo bisogno di un coordinamento che travalichi i confini nazionali e dell’interessamento dell’Europa per tutelare la salute e l’incolumità dei cittadini. Non è un caso che l’Hotrec, l’associazione europea dell’industria dell’ospitalità, abbia dato vita ad un gruppo di lavoro su tale settore coordinato per la prima volta da un rappresentante Silb-Fipe».
Laurent Lutse, presidente del settore Cafés Brasseries Etablissements de nuit à l’Umih , dichiara: «Alla luce di tale situazione, saremo più forti se, tutti insieme, porteremo i nostri problemi comuni a Bruxelles che sono: la lotta contro la vendita illegale di alcool, contro i locali irregolari del mondo della notte, la lotta contro l’alcolismo tar i giovani, il riconoscimento del settore come un vero fattore attrattività turistica. In poche parole, desideriamo che si consideri il settore della notte in Europa, come un settore economico a sé stante, che genera ricchezza e posti di lavoro».
Concentrandosi sul contributo che il settore dell’intrattenimento da al Pil, Carlos Caballero German, presidente di Spain Nightilfe sostiene: «Si parla sempre ingiustamente del settore della notte come di un settore che genera conflitti. Non si parla mai, invece, dei posti di lavoro e di quanto contribuisce alla formazione del Pil nazionale. Il settore dell’intrattenimento notturno produce il doppio della ricchezza generata dall’agricoltura (tanto per portare un esempio) ed è in grado di dare lavoro a più di tre milioni di persone fra occupazione diretta e indiretta. Il divertimento serale fa muovere ogni fine in tutta Europa oltre 200 milioni di persone. Sulla forza di questi dati, la nuova associazione europea, Ena, farà sentire la sua voce in tutte le Istituzioni europee e dimostrerà che il settore è molto più importante di quanto i vari Governi possano immaginare».

Nella foto, da sinistra: Laurent Lutse, Maurizio Pasca e Carlos Caballero German
Nello specifico in Italia si parla di un miliardo di euro di giro di affari abusivo (ben superiore agli 850 milioni di euro del volume d’affari legale) che nella congiuntura economica pesa tantissimo; porta alla chiusura di tantissime imprese regolari; porta al collasso degli investimenti e dell’indotto dell’intrattenimento notturno e dell’occupazione che attualmente conta più di 50mila addetti.
Questo giro di affari abusivo si tramuta in un’evasione o un’esenzione da regimi di tassazione e imposte che arreca un danno allo Stato stimato in 140 milioni di euro a cui si dovrebbero aggiungere i 120 milioni di mancato gettito se i locali serali riconsegnassero le licenze. Nel caso dei circoli privati, poi, per svolgere attività di somministrazione non è vincolante possedere i requisiti professionali.
Perciò dopo anni di proteste, rivendicazioni ed esposti su denunce di presunti intrattenimenti abusivi, le imprese italiane hanno riflettuto sulla provocazione di trasformarsi esse stesse in circoli privati. Questi ultimi sono esenti da Ici-Imu, Irpef e Iva; beneficiano di una riduzione sui diritti Siae; non sono obbligati a rilasciare lo scontrino fiscale all’ingresso o per le consumazioni; non sono obbligati a tenere un registro di cassa.
La mancanza di autorizzazione non è un aspetto solo formale, ma comporta un rischio per le persone che frequentano questi luoghi privi spesso delle più elementari condizioni di igiene e sicurezza. «Mi riesce difficile - porta come esempio il presidente Pasca - pensare a una festa con ottocento persone dentro una villa antica sprovvista di uscite di sicurezza con maniglioni antipanico».
In occasione dell’assemblea svoltasi a Firenze, si è presentata per la prima volta alla stampa la neonata associazione Ena (European nightlife association), costituita poco più di un mese fa a Barcellona dagli accordi fra le associazioni delle discoteche italiane (Silb-Fipe), francesi (Umih) e spagnole (Spain Nightlife). L’associazione è intenzionata a mettere a punto un piano strategico con cui avanzare le richieste della categoria alle Istituzioni europee.

L’atto costitutivo e lo statuto sono stati sottoscritti dai tre presidenti fondatori, Maurizio Pasca (presidente Silb-Fipe), Laurent Lutse (presidente settore Nuit di Umih) e Carlos Caballero German (presidente di Spain Nightilfe). Obiettivi prioritari sono quelli di rappresentare gli interessi del mondo della notte nei confronti della Commissione europea e di stimolare il confronto e lo scambio di informazioni tra le associazioni aderenti. Alla guida del primo mandato che durerà tre anni è stato eletto Maurizio Pasca. A lui spetterà il compito di coinvolgere le rappresentanze di categoria di altri Paesi europei e dare ancora più forza alla voce dell’Ena.
«Ciò che accomuna le tre sigle di rappresentanza imprenditoriale - afferma il presidente Ena e Silb, Maurizio Pasca - è la tipologia dell’offerta e dunque le problematiche ad essa collegate. L’abusivismo che genera un divertimento improvvisato esiste in Italia, quanto in Francia e in Spagna. Abbiamo bisogno di un coordinamento che travalichi i confini nazionali e dell’interessamento dell’Europa per tutelare la salute e l’incolumità dei cittadini. Non è un caso che l’Hotrec, l’associazione europea dell’industria dell’ospitalità, abbia dato vita ad un gruppo di lavoro su tale settore coordinato per la prima volta da un rappresentante Silb-Fipe».
Laurent Lutse, presidente del settore Cafés Brasseries Etablissements de nuit à l’Umih , dichiara: «Alla luce di tale situazione, saremo più forti se, tutti insieme, porteremo i nostri problemi comuni a Bruxelles che sono: la lotta contro la vendita illegale di alcool, contro i locali irregolari del mondo della notte, la lotta contro l’alcolismo tar i giovani, il riconoscimento del settore come un vero fattore attrattività turistica. In poche parole, desideriamo che si consideri il settore della notte in Europa, come un settore economico a sé stante, che genera ricchezza e posti di lavoro».
Concentrandosi sul contributo che il settore dell’intrattenimento da al Pil, Carlos Caballero German, presidente di Spain Nightilfe sostiene: «Si parla sempre ingiustamente del settore della notte come di un settore che genera conflitti. Non si parla mai, invece, dei posti di lavoro e di quanto contribuisce alla formazione del Pil nazionale. Il settore dell’intrattenimento notturno produce il doppio della ricchezza generata dall’agricoltura (tanto per portare un esempio) ed è in grado di dare lavoro a più di tre milioni di persone fra occupazione diretta e indiretta. Il divertimento serale fa muovere ogni fine in tutta Europa oltre 200 milioni di persone. Sulla forza di questi dati, la nuova associazione europea, Ena, farà sentire la sua voce in tutte le Istituzioni europee e dimostrerà che il settore è molto più importante di quanto i vari Governi possano immaginare».

Nella foto, da sinistra: Laurent Lutse, Maurizio Pasca e Carlos Caballero German
Nello specifico in Italia si parla di un miliardo di euro di giro di affari abusivo (ben superiore agli 850 milioni di euro del volume d’affari legale) che nella congiuntura economica pesa tantissimo; porta alla chiusura di tantissime imprese regolari; porta al collasso degli investimenti e dell’indotto dell’intrattenimento notturno e dell’occupazione che attualmente conta più di 50mila addetti.
Questo giro di affari abusivo si tramuta in un’evasione o un’esenzione da regimi di tassazione e imposte che arreca un danno allo Stato stimato in 140 milioni di euro a cui si dovrebbero aggiungere i 120 milioni di mancato gettito se i locali serali riconsegnassero le licenze. Nel caso dei circoli privati, poi, per svolgere attività di somministrazione non è vincolante possedere i requisiti professionali.
Perciò dopo anni di proteste, rivendicazioni ed esposti su denunce di presunti intrattenimenti abusivi, le imprese italiane hanno riflettuto sulla provocazione di trasformarsi esse stesse in circoli privati. Questi ultimi sono esenti da Ici-Imu, Irpef e Iva; beneficiano di una riduzione sui diritti Siae; non sono obbligati a rilasciare lo scontrino fiscale all’ingresso o per le consumazioni; non sono obbligati a tenere un registro di cassa.
La mancanza di autorizzazione non è un aspetto solo formale, ma comporta un rischio per le persone che frequentano questi luoghi privi spesso delle più elementari condizioni di igiene e sicurezza. «Mi riesce difficile - porta come esempio il presidente Pasca - pensare a una festa con ottocento persone dentro una villa antica sprovvista di uscite di sicurezza con maniglioni antipanico».

