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Tre giorni, 10mila presenze e oltre 90 fra i più grandi chef protagonisti della scena italiana e internazionale hanno celebrato “Una golosa intelligenza”, il tema della decima edizione di Identità Golose, congresso di cucina e pasticceria d’autore conclusosi ieri, 11 febbraio, a Milano. Nel corso delle varie edizioni si sono alternati sul palco oltre 400 cuochi, pizzaioli e pasticcieri da più di 20 Paesi del mondo e sono fiorite iniziative collaterali che hanno portato alla ribalta il congresso prima a Londra, poi a New York e nel 2014 a Chicago.

Dal 2012 Milano ospita, contemporaneamente al congresso, il Milano Food&Wine Festival, iniziativa dedicata ad un pubblico di appassionati, nata da un’idea degli organizzatori di Identità Golose e del Merano WineFestival. Il congresso propone il risultato di un anno di lavoro di scouting intorno a un nuovo tema di attualità in ambito gastronomico, che quest’anno era appunto “Una golosa intelligenza”.



La troupe di RistoTv-GustoChannel era sul posto per raccogliere i commenti e gli spunti di riflessione di grandi nomi del settore Horeca, da Ilario Vinciguerra a Oscar Farinetti, da Enrico Derflingher a Matteo Lunelli.

Alfredo Zini, presidente di Ebnt-Ente bilaterale nazionale del turismo, era presente a Identità Golose per «promuovere la formazione di tanti nostri giovani e degli imprenditori che in questo settore devono trovare sostegno visto che molto spesso vengono lasciate sole dalle istituzioni».

Sonia Re, direttrice generale di Apci-Associazione professionale cuochi italiani, ha raccontato che «a Identità Golose non si può non esserci perché è l’appuntamento in cui si incontrano tutti gli amici del settore di anno in anno. La nostra associazione conta migliaia di chef associati, che per me sono una grande famiglia, perché oltre alla professionalità, al vigore e allo spirito c’è una grande convivialità, una grande amicizia e una grande solidarietà soprattutto in un momento come questo non troppo felice per il nostro mondo».

Enrico Derflingher, dopo 7 anni al ristorante Armani di Tokyo, ora ha dei nuovi progetti come ambasciatore della cucina italiana: «Sto lavorando ad un nuovo progetto molto ambizioso e particolare negli Emirati Arabi e a New York, dove andrò tra pochi giorni come ambasciatore della cucina italiana nel mondo».

Ilario Vinciguerra, fresco di vittoria nel sondaggio online di Italia a Tavola sul Personaggio dell’anno 2013 dell’enogastronomia e della ristorazione, ci parla dell’importanza della sincerità anche nel settore della cucina di livello: «Bisogna sempre metterci la faccia. Oggi è molto comodo far fare agli altri e dirigere. Noi invece combattiamo in prima persona e questo ci rende davvero orgogliosi. Il Premio Italia a Tavola è un grandissimo traguardo e speriamo di raggiungerne altri ancor più ambiziosi, per portare nel mondo la cucina italiana, quella vera, quella sincera, quella che fa mangiare la gente seduta al nostro tavolo».



Per Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari, «è bellissimo essere qui e vedere così tanta gente appassionata di cibo, di vino e della buona tavola italiana. Ciò rivela l’interesse e la passione che ci sono oggi per quello che noi facciamo e per chi si occupa appunto di cibo e di vino questa è una grande soddisfazione, ci dà energia ed entusiasmo».

Non ha dubbi Oscar Farinetti, fondatore di Eataly: «Qui c’è l’Italia, ed è un’Italia che ci crede, che si spende, che si dà da fare, che ha le sedi delle proprie aziende in Italia, che paga le tasse in Italia, che cerca di dare lavoro agli italiani».

«È davvero importante crederci - chiosa Giuseppe Lavazza, vicepresidente dell’omonimo gruppo - noi italiani sappiamo mettere la sostanza nelle cose, non solo l’apparenza. È la nostra forza, che ci viene anche riconosciuta e spesso invidiata, ed è la ragione per la quale spesso ci criticano, ma in realtà ci criticano perché ci invidiano, non perché ci meritiamo quelle critiche. Dobbiamo continuare veramente a tenere duro e soprattutto a credere nelle possibilità del nostro Paese. Sappiamo fare delle cose eccezionali, dobbiamo solo essere messi nelle condizioni di poterci esprimere al massimo».