Marsala, il vino liquoroso siciliano perfetto per creare originali cocktail
La storia di Marsala parte dai Greci e dai Romani, fino ad incontrare i gusti della nobiltà inglese e a stupire Garibaldi. Oggi, grazie ad un'operazione del Consorzio, è anche protagonista di molte ricette di cocktail
La città di Marsala si offre alla scoperta delle sue bellezze e storia. Come ignorare l’approdo di Garibaldi nel 1860, la cui pur frettolosa visita diede seguito a notevoli cambiamenti, lasciando un profondo segno nella città. Garibaldi tornerà un paio d’anni dopo, che ebbe terminato le faccende che lo avevano tenuto impegnato fino ad allora, per ammirare la città e lasciarvi il segno.
Infatti in questa sua seconda visita alla scoperta della Sicilia e di Marsala, si racconta che venne sottoposto a Garibaldi l’assaggio di un Marsala non proprio pregiatissimo, tanto che localmente era denominato “Marsaletta”, malgrado ciò a Garibaldi piacque molto, tanto che avveduti imprenditori dando luogo a quello che poi sarebbe divenuto marketing, denominarono quella particolare tipologia di Marsala, Riserva Garibaldi e ancora oggi è così denominato.

La storia di Marsala è comunque più antica, a partire dai Greci e dai Romani che la colonizzarono, per arrivare agli Arabi che ne furono sovrani per alcune centinaia di anni regalandole addirittura il nome che porta, Marsala infatti deriva da Mar-se-lla, letteralmente Il Porto di Dio. La coltura dei noti vitigni era già nota allora.
Riscontriamo che il Marsala, benché sia snobbato dagli abitanti della città viene servito nel giusto modo, bicchiere alto e Marsala fresco, un ottimo aperitivo veramente. Una riflessione ci viene spontanea, come può il Marsala svilupparsi a livello nazionale se prima non viene sviluppato nella propria zona? Vorrei pensare allo Champagne, dove prima di tutto è profeta in patria.
La storica Florio mi apre la porta delle cantine datate 1833 e come per magia il tempo si ferma. È il 1770 e una forte tempesta costringe il capitano inglese John Woodhouse a fermare la nave nel porto di Marsala e sostare per alcuni giorni. Durante questa permanenza la nave viene approvvigionata di beni di consumo, e la scoperta fu quella del vino di Marsala, del quale Woodhouse si innamora, tanto da avviare subito un commercio con la madre patria.
All’epoca il Marsala era abbondantemente aggiunto di mosto cotto che lo rendeva estremamente dolce. Woodhouse decise di fondare un’azienda a Marsala per la produzione e commercializzazione a livello mondiale che portasse il suo stesso nome; è l’anno 1773. Adottando le tecniche in uso in Spagna e Portogallo il vino viene alcolizzato utilizzando il brandy prodotto localmente per far si che possa subire lunghi viaggi senza conseguenze.
Questa tecnica diede anche un notevole contributo al miglioramento del vino. Il primo nome del Marsala, fu “Vino uso inglese”. Sicuramente Woodhouse fu il maggior interprete e divulgatore, nonché esperto di Marsala. Di quell’anno la prima esportazione verso l’Inghilterra del vino Marsala. Woodhouse attese con ansia per mesi la notizia dalla madre patria, che il vino era stato apprezzato. In seguito altri nobili inglesi visto il successo ottenuto, decisero di sbarcare a Marsala e fondare le loro aziende, tra i più noti nel 1800 Ingham, seguito da Whitaker e Martinez.
A questo punto non poteva mancare un imprenditore nostrano, e un tal Vincenzo Florio, già noto nel mondo degli affari siciliani, decide in sordina di avviare uno stabilimento e cantina per la produzione di un vino Marsala, che portasse il suo stesso nome. È il 1833. Scelto un grosso appezzamento di terreno a poche decine di metri dal mare, Florio decide che quello sarebbe stato il luogo ideale per la produzione del suo vino.
In breve iniziò a far crescere la qualità dei suoi vini, e supera i confini della città: le aziende storiche iniziano ad avere delle difficoltà, anche dovuto al fatto che ormai si contano a decine i produttori di Marsala all’uso inglese. A questo punto i discendenti di Florio decidono di acquisire le storiche aziende del Marsala, e così Woodhouse prima, Ingham e Whitaker dopo entrano a far parte del gruppo. Fino all’inizio del 1900 Florio è un’azienda primaria e di successo, ma poi a seguito di incognite finanziarie l’azienda entra in crisi, tanto che i successori di Vincenzo furono costretti a cedere l’attività ad una azienda di primaria importanza la Francesco Cinzano Spa, correva l’anno 1910.
Nel 1989 il 50% delle azioni della Florio furono cedute a Illva Disaronno, la quale dopo 9 anni nel 1998 ne acquisì l’intera proprietà. Diciamo che questa per la Florio fu una grande fortuna, innanzitutto perché Illva è una azienda totalmente italiana, e poi perché lo sforzo per incrementare la conoscenza e la qualità del Marsala fu notevole. Oggi, dopo l’acquisizione dei vini Corvo e Duca di Salaparuta, insieme a Florio, Illva ha formato un importante gruppo di vini siciliani.
A favore del vino Marsala, ad eccezione di singole aziende, non è che sia stato fatto molto, per incrementarne la conoscenza, dal punto di vista merceologico e di immagine, a seguito dei disastrosi anni ‘60-‘80, in cui venne azzerato totalmente il lavoro di oltre 100 anni, immettendo sul mercato dei prodotti aromatizzati con la terminologia Marsala, coprendo totalmente quello che era il vero gusto e aroma del Marsala. Oggi grazie ad aziende quali Illva, ma ve ne sono altre, il vino sta recuperando terreno.
Nel 1998, vi fu una notevole operazione di marketing a favore di tutte le aziende, curata direttamente dal consorzio vini Marsala, in cui centinaia di barman di tutta Italia furono interpellati per valorizzare e preparare cocktail con il Marsala. Il successo fu notevole, anche perché la fase finale si tenne proprio a Marsala, coinvolgendo il pubblico giovanile locale. Da quell’anno il Marsala ebbe il battesimo ufficiale dell’utilizzo nei cocktail e da allora lo si vede comparire in innumerevoli ricette di concorsi sia regionali che nazionali. Peccato che l’operazione si interruppe, con il cambio di presidenza del Consorzio. Per la cronaca la vincitrice di quella edizione fu la nota Barlady Annalia Fontanini.
Le tipologie
In commercio troviamo diversi tipi di Marsala, identificati per tipologia:
Il contenuto zuccherino serve pure a identificare i vari tipi di Marsala, le tre principali denominazioni sono: Secco, Semisecco, Dolce. Il colore può essere:
Il Marsala si abbina in modo splendido a prodotti quali frutta secca, formaggi erborinati, ma anche formaggi a pasta media. All’aperitivo, tartine preparate con formaggi e noci, verdurine rese piccanti o spiedini di frutta con chicchi di uva, e frutta secca, fragole e fichi d’India. Come after dinner, sicuramente i tipici dolci siciliani, cassate, granite e cannoli. Ma anche con pasticceria secca alle mandarli, torte di nocciole o noci, cantucci. Ottimo l’abbinamento con la cioccolata fondente.
Il Cocktail
Tempo fa, negli anni Novanta, dedicai un cocktail ad un grande personaggio della musica classica, il Maestro Luciano Pavarotti, un after dinner a base di Marsala, e per ricordarlo lo ripropongo ai lettori di Italia a Tavola.
Pavarotti
Infatti in questa sua seconda visita alla scoperta della Sicilia e di Marsala, si racconta che venne sottoposto a Garibaldi l’assaggio di un Marsala non proprio pregiatissimo, tanto che localmente era denominato “Marsaletta”, malgrado ciò a Garibaldi piacque molto, tanto che avveduti imprenditori dando luogo a quello che poi sarebbe divenuto marketing, denominarono quella particolare tipologia di Marsala, Riserva Garibaldi e ancora oggi è così denominato.

La storia di Marsala è comunque più antica, a partire dai Greci e dai Romani che la colonizzarono, per arrivare agli Arabi che ne furono sovrani per alcune centinaia di anni regalandole addirittura il nome che porta, Marsala infatti deriva da Mar-se-lla, letteralmente Il Porto di Dio. La coltura dei noti vitigni era già nota allora.
Riscontriamo che il Marsala, benché sia snobbato dagli abitanti della città viene servito nel giusto modo, bicchiere alto e Marsala fresco, un ottimo aperitivo veramente. Una riflessione ci viene spontanea, come può il Marsala svilupparsi a livello nazionale se prima non viene sviluppato nella propria zona? Vorrei pensare allo Champagne, dove prima di tutto è profeta in patria.
La storica Florio mi apre la porta delle cantine datate 1833 e come per magia il tempo si ferma. È il 1770 e una forte tempesta costringe il capitano inglese John Woodhouse a fermare la nave nel porto di Marsala e sostare per alcuni giorni. Durante questa permanenza la nave viene approvvigionata di beni di consumo, e la scoperta fu quella del vino di Marsala, del quale Woodhouse si innamora, tanto da avviare subito un commercio con la madre patria.
All’epoca il Marsala era abbondantemente aggiunto di mosto cotto che lo rendeva estremamente dolce. Woodhouse decise di fondare un’azienda a Marsala per la produzione e commercializzazione a livello mondiale che portasse il suo stesso nome; è l’anno 1773. Adottando le tecniche in uso in Spagna e Portogallo il vino viene alcolizzato utilizzando il brandy prodotto localmente per far si che possa subire lunghi viaggi senza conseguenze.
Questa tecnica diede anche un notevole contributo al miglioramento del vino. Il primo nome del Marsala, fu “Vino uso inglese”. Sicuramente Woodhouse fu il maggior interprete e divulgatore, nonché esperto di Marsala. Di quell’anno la prima esportazione verso l’Inghilterra del vino Marsala. Woodhouse attese con ansia per mesi la notizia dalla madre patria, che il vino era stato apprezzato. In seguito altri nobili inglesi visto il successo ottenuto, decisero di sbarcare a Marsala e fondare le loro aziende, tra i più noti nel 1800 Ingham, seguito da Whitaker e Martinez.
A questo punto non poteva mancare un imprenditore nostrano, e un tal Vincenzo Florio, già noto nel mondo degli affari siciliani, decide in sordina di avviare uno stabilimento e cantina per la produzione di un vino Marsala, che portasse il suo stesso nome. È il 1833. Scelto un grosso appezzamento di terreno a poche decine di metri dal mare, Florio decide che quello sarebbe stato il luogo ideale per la produzione del suo vino.
In breve iniziò a far crescere la qualità dei suoi vini, e supera i confini della città: le aziende storiche iniziano ad avere delle difficoltà, anche dovuto al fatto che ormai si contano a decine i produttori di Marsala all’uso inglese. A questo punto i discendenti di Florio decidono di acquisire le storiche aziende del Marsala, e così Woodhouse prima, Ingham e Whitaker dopo entrano a far parte del gruppo. Fino all’inizio del 1900 Florio è un’azienda primaria e di successo, ma poi a seguito di incognite finanziarie l’azienda entra in crisi, tanto che i successori di Vincenzo furono costretti a cedere l’attività ad una azienda di primaria importanza la Francesco Cinzano Spa, correva l’anno 1910.
Nel 1989 il 50% delle azioni della Florio furono cedute a Illva Disaronno, la quale dopo 9 anni nel 1998 ne acquisì l’intera proprietà. Diciamo che questa per la Florio fu una grande fortuna, innanzitutto perché Illva è una azienda totalmente italiana, e poi perché lo sforzo per incrementare la conoscenza e la qualità del Marsala fu notevole. Oggi, dopo l’acquisizione dei vini Corvo e Duca di Salaparuta, insieme a Florio, Illva ha formato un importante gruppo di vini siciliani.
A favore del vino Marsala, ad eccezione di singole aziende, non è che sia stato fatto molto, per incrementarne la conoscenza, dal punto di vista merceologico e di immagine, a seguito dei disastrosi anni ‘60-‘80, in cui venne azzerato totalmente il lavoro di oltre 100 anni, immettendo sul mercato dei prodotti aromatizzati con la terminologia Marsala, coprendo totalmente quello che era il vero gusto e aroma del Marsala. Oggi grazie ad aziende quali Illva, ma ve ne sono altre, il vino sta recuperando terreno.
Nel 1998, vi fu una notevole operazione di marketing a favore di tutte le aziende, curata direttamente dal consorzio vini Marsala, in cui centinaia di barman di tutta Italia furono interpellati per valorizzare e preparare cocktail con il Marsala. Il successo fu notevole, anche perché la fase finale si tenne proprio a Marsala, coinvolgendo il pubblico giovanile locale. Da quell’anno il Marsala ebbe il battesimo ufficiale dell’utilizzo nei cocktail e da allora lo si vede comparire in innumerevoli ricette di concorsi sia regionali che nazionali. Peccato che l’operazione si interruppe, con il cambio di presidenza del Consorzio. Per la cronaca la vincitrice di quella edizione fu la nota Barlady Annalia Fontanini.
Le tipologie
In commercio troviamo diversi tipi di Marsala, identificati per tipologia:
- S.O.M, corrisponde a Superior Old Marsala Invecchiamento di almeno 2 anni
- Fine, corrisponde a Marsala da cucina. Invecchiamento di 1 anno. 17° d’alcool.
- Superiore Riserva, corrisponde a 4 anni in botte. 18° d’alcool.
- Vergine o Soleras (viene adottato il metodo in uso per produrre lo Sherr), corrisponde a 5 anni di affinamento in botte. 18° d’alcool.
- Vergine Riserva o Soleras Stravecchio, corrisponde a 10 anni minimo di affinamento in botte.18° d’alcool.
Il contenuto zuccherino serve pure a identificare i vari tipi di Marsala, le tre principali denominazioni sono: Secco, Semisecco, Dolce. Il colore può essere:
- Oro, colore oro più o meno intenso.
- Ambra, colore giallo ambrato più o meno intenso.
- Rubino, colore rosso rubino che con l’invecchiamento acquista riflessi ambrati.
Il Marsala si abbina in modo splendido a prodotti quali frutta secca, formaggi erborinati, ma anche formaggi a pasta media. All’aperitivo, tartine preparate con formaggi e noci, verdurine rese piccanti o spiedini di frutta con chicchi di uva, e frutta secca, fragole e fichi d’India. Come after dinner, sicuramente i tipici dolci siciliani, cassate, granite e cannoli. Ma anche con pasticceria secca alle mandarli, torte di nocciole o noci, cantucci. Ottimo l’abbinamento con la cioccolata fondente.
Il Cocktail
Tempo fa, negli anni Novanta, dedicai un cocktail ad un grande personaggio della musica classica, il Maestro Luciano Pavarotti, un after dinner a base di Marsala, e per ricordarlo lo ripropongo ai lettori di Italia a Tavola.
Pavarotti
- 1/3 Crema di latte
- 1/3 Marsala secco
- 1/3 Brandy nazionale


