Il Tar del Lazio ha momentaneamente sospeso il decreto che istituiva una maxi-tassa del 58,5% sulle sigarette elettroniche. Lo hanno annunciato ieri le aziende del comparto riunite nell'Associazione nazionale fumo elettronico (Anafe-Confindustria), che avevano presentato ricorso al provvedimento.

Il decreto stabiliva che l'imposta fosse applicata a partire dal 1º gennaio 2014 e prevedeva che in meno di un mese le aziende del comparto si sarebbero dovute mettere in regola con i Monopoli. Secondo l'Anafe ad oggi solo 10 operatori su 120 hanno portato a termine l'iter burocratico richiesto. I tempi stringenti, per non parlare dell'ingente imposta, costringerebbero molte aziende del comparto a chiudere; da qui l'intervento del Tar.

Dal canto suo, Confesercenti contesta il fatto che il Governo abbia danneggiato un settore del commercio, tra quelli che hanno mostrato maggiore vitalità negli ultimi due anni. «La maxi-imposta - dichiara Confesercenti in una nota - potrebbe avere un effetto negativo anche sull’erario. Il Governo, infatti, stima un gettito di 117 milioni di euro, derivante dall’imposta sulle Svapo, a parità di consumi».

«Se, come crediamo - continua Confesercenti - i prezzi più che raddoppiati porteranno a una flessione dei due terzi dei consumi, il gettito dell’imposta si ridurrebbe a 56 milioni di euro. Inoltre, la contrazione del mercato porterebbe alla chiusura di circa 2.400 negozi su 3.700, con la perdita di circa 4mila posti di lavoro sugli oltre 6mila attuali. Oltre al grave effetto sociale, il mix di imprese chiuse e disoccupazione creata porterà l’Erario a bruciare altri 80 milioni di euro: 30 dall’Irpef da lavoro dipendente e 50 dalle tasse non pagate dalle imprese che hanno cessato l’attività. Il bilancio del Fisco, quindi, virerà in negativo: dai 117 milioni in più previsti, a 26 in meno».