Carissimi amici lettori e ristoratori, per la prima volta mi permetto di suggerirvi un libro. Si tratta di un saggio di Nuccio Ordine, dal titolo “L’utilità dell’inutile”. L’ho letto pensando a quanti credono che pranzare fuori o perdere tempo per un buon bicchiere crei solo problemi e fastidi al binomio tempo=denaro, a tutti quelli che pensano solo al marketing e alla comunicazione alle analisi “Swot” (che si usano per valutare i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce di un progetto o di un’impresa, ndr) e al Dio cassetto.



La riflessione che faccio è che in realtà per molte persone non c’è nulla di più inutile della cucina e della ristorazione, non però il cibo, ma l’atto di andare a cena fuori e spendere soldi. In questo penso a quelli che non danno valore alla creatività che sta in un locale, al genio che si nasconde in un piatto, a quelli che vedono il ristorante come un locale che fa “il nero” per evadere le tasse; ma anche ai ristoratori che sottovalutano ad esempio la musica e le luci, come elementi inutili.

In realtà, spiega il nostro saggista, il ristorante sublimando l’inutile crea cultura, e infatti ogni governo quando pensa ai “tagli” da fare per ridurre le spese pensa a università e scuola, musei, siti archeologici, archivi civici, etc., ovvero a tutto ciò che sembra inutile, ma che d’altra parte rappresenta l’eccellenza del genere umano. I tagli uccidono le eccellenze e rattristano il nostro futuro.

Chi fa ristorazione deve fare capire e difendere il cibo come “ozio creativo” e gioia verso il cliente, tutti noi dobbiamo cominciare a pensare che il gesto creativo che si compie oziando al tavolo di un ristorante non è solo business, ma cultura. La nostra diventerà una missione solo se ci libereremo da due schiavitù: il cassetto e le guide gastronomiche. Magari in una pausa visitiamo un museo, parliamo ai giovani, sediamoci a leggere un libro. Il cibo è anche scoperta dell’inutile, ma è questa scoperta che ci fa raccontare ai nostri amici qualche parte di noi. Ricordo un passo del grande drammaturgo Eugene Ionesco: «Se non si comprende l’utilità dell’inutile, l’inutilità dell’utile, non si comprende l’arte».