La volontà politica del Governatore del Veneto di codificare la ricetta autentica del Tiramisù e il successivo editoriale di Alberto Lupini in cui invita sorridere per l'iniziativa riapre il dibattito di quale sia la ricetta tradizionale di un piatto. Nei quasi trent'anni di Accademia e negli anni di coordinamento della guida ai ristoranti annuale, fino ad una certa data, diciamo fino ai primi anni '80, il dibattito era relativamente modesto, e l'Accademia di arrogò l'iniziativa di deposito notarile della ricetta di riferimento della tradizione di una pietanza popolare...
Dibattito modesto significa che le ragioni di merito in confronto erano relative alla "prima comparsa" in un trattato - come nella ampia contesa dell'originalità della "costoletta", o in quella dell'archetipo del primo "risotto" per una sua denominazione primaria (alla piemontese, alla milanese, all'italiana per un centinaio di anni almeno!), nessun dubbio sulla tradizione del Panettone, ma superficialità di attribuzione delle sue esecuzioni alle origini (in pasticceria, in panetteria), e un'infinità di varianti locali.
Il dibattito aveva luogo tra gastronomi, ma soprattutto tra autori o maestri di cucina: pochi tra essi assurgevano a maestri di riferimento perchè mancava una scuola o un'associazione che venisse eletta a riferimento, nonostante che i tentativi di unificare, ad esempio con l'assistenza delle associazioni italiane di cuochi o con l'accettazione di trattati e ricettari di riferimento nelle scuole di formazione, grosso modo l'intesa diveniva ragionevolmente condivisa... a fatica!
Meglio andavano le cose su minestre e primi piatti, per tradizioni legate alla qualità di componenti particolarmente legati ai singoli specifici territori (riso, fagioli, paste fresche e loro forme, condimenti, ingredienti di tradizione e sagre popolari di indubbia referenza, cotture e utensili di cottura).
Una ricchezza incredibile trasmessa in pubblicazioni specificamente edite dalla ampia missione d'informazione svolta dall'Accademia, unica ad essere dedita all'informazione e alla divulgazione della cultura della buona cucina italiana. Lo scambio di complimenti o di critiche era all'ordine del giorno.
Oggi è ridicolo ricominciare, in quanto l'informazione culturale da godimento intellettuale e di piacere è diventata spesso strumento di falsificazione con invenzione di varianti che la fantasia e anche la varietà delle accettazioni e trasferimento in bombardamento di mercato per ingredienti e componenti falsifica la conservazione di originalità.
Pertanto accogliamo il suggerimento di sorridere al divertimento di una libertà civile d'informazione e di diritti credito e o merito... Qualità e freschezza dei componenti e ingredienti costituiscono strategie con cui maestri e imitatori si propongono: "mi piace" potrebbe essere il fattore discriminate individuale più che roboanti denominazioni di falsa autenticità di tradizione...