Scontrini esosi nell’era di internet
Il cliente scontento posta la foto dello scontrino? L’esercente chiamato in causa posti la foto del menu da cui si evinca la congruenza con i prezzi applicati. Con le tecnologie di oggi è facile recuperare credibilità
Le notizie rimbalzano lungo il Belpaese e le più eclatanti riguardano Venezia, Positano, Napoli e Roma. Cosa sta accadendo? Avventori apparentemente sprovveduti violano templi di più o meno presunto lusso, oppure semplici locali accorsati, ed a consumazione avvenuta si vedono presentare scontrini giudicati eccessivi. Cosa avvenga all’istante non è dato sapere. Cosa avviene nel transiente dalla situazione reale a quella divulgata e resa virale in rete è, per definizione, a conoscenza del mondo: la foto dello scontrino viene “postata” sui social media e da qui lo scatenarsi di indignazioni, le risposte balbettate da parte degli esercenti, i commenti a cascata di addetti ai lavori e non. È il Paese che sta cambiando, evidentemente.

Nei chiassosi anni ’80, emblematico ricordarli anche (meneghino il focus) come gli anni della Milano da bere, i “genitori” di coloro i quali oggi denunciano scontrini esosi, a “caccia” di quegli scontrini (virtuali nella gran parte dei casi, per via del colore “nero” così modaiolo) ci andavano proprio, nella ricerca del “conto esagerato” quasi si cimentavano per poi raccontare l’accaduto come episodio ilare che desse l’idea della loro abbienza (acquisita come?) e della loro conoscenza dei luoghi “giusti” del lusso e degli incontri che contano. L’indomani le chiacchiere al bar erano per menar vanto di quanto speso, non per vituperare l’esercente. I veri “malcapitati” invece, in assenza di strumenti atti a dare risalto immediato all’accaduto, restavano mute vittime di sì subitaneo furtarello.
Oggi, nella gran parte dei casi, lo scontrino “fuori misura” non lo si tollera e allora lo si denuncia in rete. Stiamo giungendo finalmente a metabolizzare il “value for money”, dare il giusto valore al denaro, e perciò, specularmente, dare il giusto prezzo a ciò che si paga. Ed ancora una volta la tecnologia, solo apparentemente asettica, può in ciò supportarci, posto che ne sia consapevole l’utilizzo.
Cosa è oggi uno smartphone se non noi stessi reporter del mondo nel mondo? Stiamo riferendoci alla rete, ai social media e perciò alla possibilità di rendere immediata la conoscenza di accadimento increscioso. Ma tutto ciò... cui prodest? Se gli attori hanno onestà intellettuale, tutto giova a tutti. Si vince tutti e perde solo chi è giusto che perda, ovvero l’esercente che fa il furbo.
Il cliente scontento posta la foto dello scontrino esoso? L’esercente chiamato in causa posti la foto del menu da cui si evinca la congruenza con i prezzi applicati. E va già bene. E poi ci si potrà chiedere se questi prezzi sono in linea con quel valore etico, da società civile, che chiamiamo “value for money”.

Nei chiassosi anni ’80, emblematico ricordarli anche (meneghino il focus) come gli anni della Milano da bere, i “genitori” di coloro i quali oggi denunciano scontrini esosi, a “caccia” di quegli scontrini (virtuali nella gran parte dei casi, per via del colore “nero” così modaiolo) ci andavano proprio, nella ricerca del “conto esagerato” quasi si cimentavano per poi raccontare l’accaduto come episodio ilare che desse l’idea della loro abbienza (acquisita come?) e della loro conoscenza dei luoghi “giusti” del lusso e degli incontri che contano. L’indomani le chiacchiere al bar erano per menar vanto di quanto speso, non per vituperare l’esercente. I veri “malcapitati” invece, in assenza di strumenti atti a dare risalto immediato all’accaduto, restavano mute vittime di sì subitaneo furtarello.
Oggi, nella gran parte dei casi, lo scontrino “fuori misura” non lo si tollera e allora lo si denuncia in rete. Stiamo giungendo finalmente a metabolizzare il “value for money”, dare il giusto valore al denaro, e perciò, specularmente, dare il giusto prezzo a ciò che si paga. Ed ancora una volta la tecnologia, solo apparentemente asettica, può in ciò supportarci, posto che ne sia consapevole l’utilizzo.
Cosa è oggi uno smartphone se non noi stessi reporter del mondo nel mondo? Stiamo riferendoci alla rete, ai social media e perciò alla possibilità di rendere immediata la conoscenza di accadimento increscioso. Ma tutto ciò... cui prodest? Se gli attori hanno onestà intellettuale, tutto giova a tutti. Si vince tutti e perde solo chi è giusto che perda, ovvero l’esercente che fa il furbo.
Il cliente scontento posta la foto dello scontrino esoso? L’esercente chiamato in causa posti la foto del menu da cui si evinca la congruenza con i prezzi applicati. E va già bene. E poi ci si potrà chiedere se questi prezzi sono in linea con quel valore etico, da società civile, che chiamiamo “value for money”.


