Il Consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di tre mesi dell’aumento di un punto percentuale (dal 21 al 22%) dell’Imposta sul valore aggiunto, che sarebbe scattato dal primo luglio. Partirà quindi il primo ottobre. Lo ha annunciato il presidente del consiglio Enrico Letta in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri di oggi, 26 giugno, a Palazzo Chigi. Il provvedimento sull’Iva «credo che dimostri la volontà del governo di aiutare l’economia con la dovuta prudenza. Poiché in questo momento non è il caso di fare scelte che diano l’impressione di “sfasciare” i conti pubblici», ha sottolineato Letta.

La Commissione Ue ha bisogno di capire «come coprire il buco nei conti che si crea con il rinvio dell’Iva prima di commentare la misura», ha dichiarato il portavoce del commissario europeo per gli Affari economici e monetari Olli Rehn.

«Dobbiamo ripensare gli strumenti della tassazione in modo da sostituirli con forme meno gravose su lavoro e imprese», ha evidenziato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, a proposito dagli interventi temporanei messi in campo dal governo sull’Imu e sul rinvio dell’aumento dell’Iva.



«Il rinvio dell’aumento dell’Iva era atteso per evitare ulteriori effetti depressivi sulle vendite che al dettaglio sono già crollate del 3,5% nel primo quadrimestre dell’anno, con un calo del 2,1% per gli alimentari e del 4,2% per i non alimentari», ha rilevato la Coldiretti nel commentare positivamente la decisione del governo. Una necessità di fronte al crollo del potere di acquisto delle famiglie italiane che hanno svuotato il carrello dei prodotti base per l’alimentazione, dalla frutta (-4%) al pesce (-5%), dalla carne bovina (-6%) al vino (-7%) fino all’olio di oliva (-8%), secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base dei dati Ismea del primo trimestre. «Il rinvio dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22% - conclude la Coldrietti - salva anche il vino le cui vendite sul mercato nazionale sono scese al minimo storico dall’Unità d’Italia. Una buona notizia per i 5 milioni di enoturisti che colgono l’occasione delle vacanze estive per gustare il nettare di Bacco in Italia».

«Il rinvio dal primo luglio al primo ottobre dell’aumento dell’Iva al 22% è un atto di responsabilità da parte del governo, perché l’innalzamento di un punto percentuale dell’imposta avrebbe coinvolto circa il 60-70% dei consumi delle famiglie, con un ulteriore effetto depressivo su imprese e cittadini», ha sottolineato la Cia-Confederazione italiana agricoltori. «In una fase come quella attuale, con i consumi crollati del 4% in quantità nel primo trimestre dell’anno e oltre 7 famiglie su 10 costrette a “tagliare” perfino su cibo e sanità per colpa della crisi, il passaggio dell’Iva dal 21 al 22% avrebbe avuto conseguenze devastanti per gli italiani, toccando la maggioranza delle voci del bilancio familiare: dall’abbigliamento al pieno di benzina, dal vino agli elettrodomestici per la casa, dal computer alle parcelle dei liberi professionisti».

«Soltanto per il capitolo “cibo e bevande” - ricorda la Cia - il rialzo dell’Iva si sarebbe tradotto a fine anno in un calo aggiuntivo dell’1,5% dei consumi alimentari, già sottoterra. Senza contare le conseguenze sugli esercizi commerciali, con le vendite nella Gdo crollate del 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2012 e oltre 25mila piccole imprese a rischio chiusura. Ecco perché, nonostante la soddisfazione per questo primo rinvio e per l’impegno a lavorare su un ulteriore slittamento a fine anno, crediamo che si debba andare in direzione di un stop definitivo all’innalzamento dell’Iva. Il Governo deve capire che non è questa la soluzione per “fare cassa”, anche perché non c’è alcuna possibilità di ripresa economica attuando misure che abbattono ancora di più i consumi domestici».

«In presenza di una continua caduta dei consumi, che ha sempre più interessato anche i beni essenziali come i generi alimentari, il rinvio dell’aumento dell’Iva deciso oggi dal Consiglio dei ministri è una buona notizia», ha affermato il presidente della Copagri, Franco Verrascina. «Ora si tratterà di vagliare tutte le soluzioni sostenibili per evitare definitivamente il passaggio al 22% che tra qualche mese non muterebbe i suoi effetti recessivi. La nostra richiesta, dopo il rinvio di Imu e Iva, resta quella di accompagnare tali atti con una concreta riduzione della pressione fiscale in modo da ridare respiro alle famiglie, rilanciare i consumi e far ripartire la produttività».

Il presidente della Copagri si è poi espresso sul disegno di legge delega per l’orientamento e la modernizzazione nei settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura e delle foreste approvato sempre oggi dal Governo: «Contiene obiettivi condivisibili e attesi - ha detto - e potrebbe essere una buona base per la definizione di una nuova politica agricola nazionale. Un giudizio compiuto lo potremo dare approfondendo l’articolato, ma alcuni punti sono già degni di positiva sottolineatura. Penso alla valorizzazione e alla tutela della qualità, alla competitività sui mercati, all’internazionalizzazione, alla maggiore equità nei rapporti di filiera, alla semplificazione amministrativa, agli strumenti finanziari, al ricambio generazionale, alle agroenergie. Attendiamo il confronto in materia e auspichiamo un celere passaggio dagli obiettivi all’attuazione delle strategie per perseguirli».

«Una boccata di ossigeno per le famiglie, ma non dobbiamo abbassare la guardia», avverte Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori (Unc). «La decisione del Governo è una scelta di responsabilità nei confronti delle famiglie in difficoltà che sarebbero state le principali vittime dell’aumento, visto che i rincari avrebbero riguardato, in particolare, alcuni beni alimentari, le scarpe, l’abbigliamento, il cellulari, i giocattoli e soprattutto la benzina. Non solo: lo slittamento, forse, riuscirà a tamponare l’emorragia dei consumi anche grazie ai saldi ormai imminenti che rappresentano l’ultima possibilità per molti commercianti di far quadrare i conti».

«Restiamo però preoccupati - ha aggiunto Dona - perché la decisione è stata solo rinviata e si corre comunque il rischio di assistere ad aumenti speculativi da parte di qualche approfittatore che può aver anticipato le decisioni dell’esecutivo: per questo è bene che l’Autorità Antitrust e “mister Prezzi” vigilino con ancora maggiore attenzione sul mercato».