Metti una sera a cena a Varese per “mordere” la Puglia
Grazie all’iniziativa “Mordi la Puglia”, decine di ristoranti in tutta Italia e nel mondo hanno degustato in contemporanea uno dei piatti simbolo della regione e della sua cultura: la tiella di riso, patate e cozze
VARESE - Arrivo a Varese da Milano invitata da un piatto di “riso, patate e cozze”. Proprio così, l’occasione per conoscere questo locale in pieno centro di Varese mi è stata fornita dall’amico gastronomo Sandro Romano che insieme all’Associazione culturale La Compagnia Della LungaTavola e all’Associazione Cuochi Baresi ha ideato una serie di iniziative che vanno sotto il nome “Mordi la Puglia”.
Durante la serata la lunga lista di ristoranti aderenti (il cui elenco completo è consultabile su www.oraviaggiando.it) ha offerto ai propri clienti una porzione del celebre piatto, cucinato secondo la ricetta della tradizione; io l’ho degustato al “Polpo Fritto” di Varese (www.polpofritto.it), ristorante di solo pesce che più pugliese non si può: pesce in arrivo dalla Puglia, cucinato alla pugliese da un pugliese “doc”.

Raggiungere il ristorante da Milano è comodissimo, mi ci porta direttamente l’autostrada. Il posizionamento è insolito, sulla strada c’è una sola vetrina che svela un’entrata spartana, quasi monacale poi, salendo al primo piano, si raggiungono le due salette di trenta e otto posti in totale, i tavoli sono ben distanziati e si può cenare tranquilli godendo anche di una piacevole privacy.
L’arredamento moderno e lineare equilibra in piacevole contrasto il look delle pareti, decorate con trompe-l’oeil di gusto medievale, dal banco frigo fa bella mostra di sé il pescato fresco che qui arriva, ordinato appositamente dalla Puglia, più volte la settimana.
Michele, chef e titolare, è un pugliese “caliente” che sulla qualità del pesce e in particolare sulla tracciabilità pone l’accento fino a farne una questione di onore; i suoi clienti abituali lo sanno e si affidano con fiducia, infatti il locale è pieno zeppo, mentre chi arriva qui per la prima volta può ricevere tutte le informazione sulla provenienza delle materie prime.
Venendo al menu, ci si trova tutto il crudo che si può desiderare, inclusi i ricci e le ostriche rosse pescate in profondità, va da sé che la carne non è prevista e scordatevi anche i formaggi con l’unica concessione alla burrata, bandiera regionale.
La carta dei vini viaggia di conseguenza con ampia scelta di bollicine e bianchi, ma prevede anche qualche rosso per accompagnare i piatti più complessi come i guazzetti.

Pochissimo il personale; in sala la moglie Sabrina, un filo di donna con una stretta di mano energica ed un sorriso che più accogliente non si può, affiancata da Mattias, giovanissimo di ottima ed elegante presenza mentre in cucina nessun aiuto cuoco ma solo due lavoranti.
Evidentemente tutti fanno bene la loro parte perché tutto funziona alla perfezione e i tempi di attesa sono contenuti per una proposta gastronomica che prevede solo piatti espressi. Un menu completo ed abbondante costa circa 50-60 euro, il locale è aperto tutti i giorni a pranzo e a cena tranne il lunedì
Durante la serata la lunga lista di ristoranti aderenti (il cui elenco completo è consultabile su www.oraviaggiando.it) ha offerto ai propri clienti una porzione del celebre piatto, cucinato secondo la ricetta della tradizione; io l’ho degustato al “Polpo Fritto” di Varese (www.polpofritto.it), ristorante di solo pesce che più pugliese non si può: pesce in arrivo dalla Puglia, cucinato alla pugliese da un pugliese “doc”.

Raggiungere il ristorante da Milano è comodissimo, mi ci porta direttamente l’autostrada. Il posizionamento è insolito, sulla strada c’è una sola vetrina che svela un’entrata spartana, quasi monacale poi, salendo al primo piano, si raggiungono le due salette di trenta e otto posti in totale, i tavoli sono ben distanziati e si può cenare tranquilli godendo anche di una piacevole privacy.
L’arredamento moderno e lineare equilibra in piacevole contrasto il look delle pareti, decorate con trompe-l’oeil di gusto medievale, dal banco frigo fa bella mostra di sé il pescato fresco che qui arriva, ordinato appositamente dalla Puglia, più volte la settimana.
Michele, chef e titolare, è un pugliese “caliente” che sulla qualità del pesce e in particolare sulla tracciabilità pone l’accento fino a farne una questione di onore; i suoi clienti abituali lo sanno e si affidano con fiducia, infatti il locale è pieno zeppo, mentre chi arriva qui per la prima volta può ricevere tutte le informazione sulla provenienza delle materie prime.
Venendo al menu, ci si trova tutto il crudo che si può desiderare, inclusi i ricci e le ostriche rosse pescate in profondità, va da sé che la carne non è prevista e scordatevi anche i formaggi con l’unica concessione alla burrata, bandiera regionale.
La carta dei vini viaggia di conseguenza con ampia scelta di bollicine e bianchi, ma prevede anche qualche rosso per accompagnare i piatti più complessi come i guazzetti.

Pochissimo il personale; in sala la moglie Sabrina, un filo di donna con una stretta di mano energica ed un sorriso che più accogliente non si può, affiancata da Mattias, giovanissimo di ottima ed elegante presenza mentre in cucina nessun aiuto cuoco ma solo due lavoranti.
Evidentemente tutti fanno bene la loro parte perché tutto funziona alla perfezione e i tempi di attesa sono contenuti per una proposta gastronomica che prevede solo piatti espressi. Un menu completo ed abbondante costa circa 50-60 euro, il locale è aperto tutti i giorni a pranzo e a cena tranne il lunedì


