Nella mattinata di giovedi 21 febbraio 2013 presso lo spazio Viterbi in Bergamo, si è svolta la presentazione "Prodotti locali e cucina tradizionale", con la presenza del rinomato cuoco e scrittore Gianfranco Vissani (nella foto, al centro) e del presidente dell'associazione Altobrembo Andrea Paleni.

Sivia Lanzani, Gianfranco Vissani ed Ettore PirovanoL'introduzione, ad opera dell'Assessore alle grandi infrastrutture, pianificazione  territoriale ed Expo per la provincia di Bergamo, Silvia Lanzani (nella foto), è stata esplicativa delle linee guida condivise e delle tematiche trattate in vista di Expo 2015.

L'esposizione universale prevista a Milano, punta sulla presenza di 120 Paesi che discuteranno le tematiche concernenti cibo e cultura nelle varie declinazioni, della sicurezza alimentare, accesso al cibo e all'acqua, tradizione e enogastronomia nonchè tematiche economiche circa sviluppo, permacultura e sostenibilità della filiera agroalimentare.

Se il grande treno della globalizzazione ha lasciato la stazione senza curarsi troppo di chi fosse o meno seduto in carrozza, anche grazie alle facili demagogie ed agli opportunismi, siamo forse arrivati al punto in cui gli avventori potrebbero optare per un altro mezzo di trasporto?

L'intervento del presidente dell'associazione Altobrembo in rappresentanza delle amministrazioni comunali dell'alta val Brembana: Averara, Cassiglio, Cusio, Mezzoldo, Santa Brigida, Valtorta e di diversi operatori privati di ristorazione e ricettività turistica nonchè artigiani e associazione del territorio sembra dirci quanto, la nuova appropriazione di identità territoriale delle genti, passi attraverso una riscoperta delle tradizioni e delle tipicità locali.

Tra le diverse proposte, dai percorsi enogastronomici tra boschi ed alpeggi alle mostre a tema passando dai corsi di cucina, si assiste ad una riscoperta dei sapori e degli ingredienti che sapienti mani della tradizione hanno curato e scelto per le loro proprietà o il gusto particolare.



Assaggiando le diverse varietà casearie, le erbe, il miele ed i vini, i funghi declinati nei vari menu, la cacciagione e le carni, riscopriamo la storia della terra Bergamasca e le peculiarità della valle Brembana con i suoi angoli rurali e suggestivi, piccoli e grandi, spettacoli naturali.

Con l'augurio di imparare ed apprezzarne e proteggere, anche, la leggerezza dell'acqua delle nostre sorgive e lo splendere delle cime innevate, gli eventi di Erbe del Casaro, le ciaspolate con degustazioni ed i menu della cucina locale, ci raccontano i segreti della tradizione orobica con tutto l'entusiasmo delle vere passioni.

L'intervento più appassionato è di certo quello del grande chef Gianfranco Vissani che, inorgoglito dal dono del presidente della provincia Ettore Pirovano (nella foto, a destra) di un libro di ricette di cacciagione da pelo e piume, afferma: «Ho avuto successo con la cucina d'autore, ora ho sentito il bisogno di tornare alla tradizione» e ancora «la cucina tradizionale è l'espressione della nostra identità».

Introducendo poi la sua raccolta di tre volumi scrigno con 600 ricette di primi, secondi e dolci dal titolo "L'altro Vissani", lo chef si lascia andare ai ricordi della sua gavetta al lavoro "dal Padrino"  ed aggiunge: «dobbiamo lavorare a fondo sulla filiera dell'agroalimentare, dalla produzione alla ristorazione, aumentando la qualità e valorizzando ciò che davvero merita delle identità territoriali».

«Tradizione non significa necessariamente tornare indietro, ma dobbiamo ammettere che ormai non sappiamo più cosa stiamo mangiando e gli ultimi scandali dell'agroalimentare lo dimostrano - e aggiunge Vissani - l'esempio di Pollica e gli studi fatti sugli effetti positivi di determinati regimi alimentari, ci aiuta a capire quale è il reale valore dei prodotti di qualità e dei cibi locali e tradizionali».

«La qualità della vita è cambiata, e cambiato il prodotto, aiutateci a far capire che la qualità è importante. Noi siamo la cultura italiana e siamo detentori del genio e della forza d'animo che ci ha contraddistinti nei secoli. Gli chef italiani, poi, sono tra i più apprezzati per originalità e creatività, sempre fedeli alle tradizioni del territorio».

«L' 80% del prodotti italiani agroalimentari venduti all'estero è contraffatto, da New York a Sidney, dove è l'Europa? - e aggiunge - dove è l'università agroalimentare di Parma? Chi, dovrebbe tutelare e difendere la nostra biodiversità e i nostri valori. Nel dopoguerra il cibo non era buono ed era di scarsa qualità, oggi amore e passione hanno portato la selezione ad avere cibi di buona qualità e salubrità dobbiamo difendere questo patrimonio e farlo conoscere ed apprezzare al maggior numero di persone. Capire, facendo esperienza della qualità per poter scegliere».