Molte sono le serate organizzate dall’Onav per i propri soci e per gli appassionati su realtà o vitigni particolari: sono tutte interessanti, ma quella dedicata al “Trentino dei vignaioli” svoltasi alcune settimane fa a Milano è stata eccezionale. Una trentina di vignaioli ha presentato una selezione (tre etichette per azienda) dei propri “Vini della montagna - dalle Dolomiti alla città” (come indicava l’incisivo titolo della serata), creando una “tavolozza” di profumi e sapori rappresentativa della composita realtà trentina.

Infatti, come ha precisato Lorenzo Cesconi - giovane e dinamico neopresidente dell’Associazione Vignaioli del Trentino - non esiste un solo Trentino del vino, ma almeno tanti quante sono le Valli, ciascuno con caratteristiche che si possono leggere nei calici.

«L’Associazione, nata nel novembre 1987 - ha spiegato Cesconi - ha come finalità principale qualificare il territorio attraverso i prodotti. Il Trentino, infatti, merita una fama maggiore che si può ottenere solo valorizzando la miriade di realtà espressioni del territorio in tutte le sue peculiarità e differenze. Senza dimenticare zone che - per la composizione del terreno, l’altezza dei vigneti o l’esposizione al sole - sono vocate per alcuni vitigni».

Ne emerge una concezione del vino come prodotto artigianale (alternativa a quella industriale dei grandi gruppi cooperativi che rappresentano l’80% della produzione vinicola trentina) propria dei vignaioli: fedeltà all’identità territoriale, vinificazione di uve coltivate direttamente (gli acquisti da terzi non superano in media il 25-30%, anche se la legislazione permette ai vignaioli di arrivare al 50) e utilizzo di pochi interventi esterni rispettando nei limiti del possibile i processi naturali sia in vigna sia in cantina.

I vini ottenuti non sono quindi mai eguali nelle diverse annate (oltre che nelle differenti zone) e a volte possono non essere perfetti, ma spesso danno sensazioni gustative e olfattive (come nel caso della serata Onav) impareggiabili: la degustazione comparata di vini ottenuti dallo stesso vitigno, ma in aree diverse, ne faceva riconoscere la provenienza. Mai gustate, per esempio, tante sfumature di Nosiola al di là della macro differenza tra la Nosiola della zona dei laghi e quella coltivata ad altitudini maggiori.

Tutti i vini gustati meriterebbero una citazione, ma alcuni hanno lasciato una traccia particolare nella mia memoria per il bouquet o per la sinfonia di sapori con cui hanno avvolto il palato o per la loro originalità: Blauwal Brut e Nosiola 2012 di Cesconi, Terre Basaltiche Brut Riserva 2009 e Riesling Renano 2012 di Maso Bergamini, Filii 2012 (originale blend di Riesling, Muller Thurgau, Kerner e Incrocio Manzoni) e Merlino (vino fortificato, eccezionale a fine pasto o come meditazione) di Pojer e Sandri e infine di Pravis l’Ora Nosiola 2010 e Fratagranda (Cabernet Frank, Cabernet Sauvignon e Merlot) 2009.

Hanno arricchito la serata (e impedito di restare vittime di eventuali etilometri) l’ottimo Vezzena (formaggio di malga, Presidio Slow Food) declinato in diverse tipologie, una calda e saporita Polenta Valsugana e dell’ottimo pane da lievito madre. Il ricordo dei gusti e dei profumi percepiti invita a compiere un pellegrinaggio di cantina in cantina in un territorio ricco di cultura e ottima gastronomia.