Commercianti in piazza in tutta Italia. La politica? Punti sullo sviluppo
Con una mobilitazione a livello nazionale, che ha coinvolto 80 città dello Stivale, Rete Imprese Italia ha alzato la voce per chiedere alle forze politiche di puntare sulla ripresa e di investire nello sviluppo.

Una vera e propria giornata di mobilitazione quella indetta da Rete Imprese Italia per oggi, 28 gennaio. In circa 80 città italiane piccoli imprenditori, commercianti e pubblici esercenti sono scesi in piazza per chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Oltre 300 associazioni territoriali e 30mila imprese hanno partecipato all’evento.
La manifestazione è stata aperta in tutta Italia dall’intervento del presidente Carlo Sangalli: «Oggi si alza in Italia la voce di centinaia di migliaia di imprese per chiedere una svolta nella politica economica del Paese. È la voce delle imprese e delle professioni del commercio, dell’artigianato, dei trasporti, del turismo e dei servizi di mercato che oggi, per la prima volta insieme, si mobilitano per chiedere alle forze politiche di puntare sulla ripresa e di investire nello sviluppo».
Associazioni territoriali e Federazioni del sistema Confcommercio si sono mobilitate ovunque per rilanciare il messaggio alla politica che viene del mondo delle pmi e dell’impresa diffusa. In ogni provincia sono stati organizzati appuntamenti istituzionali (assemblee straordinarie, consigli allargati, conferenze stampa, convegni e tavole rotonde), affiancati da iniziative all’aperto come l’allestimento di gazebo nei punti nevralgici della vita cittadina e volantinaggi.
Vediamo cosa è accaduto in alcune delle principali città italiane.
Monza
Nella provincia lombarda i commercianti si sono ritrovati alle 8 del mattino a Villa Reale. Da lì, circa 100 auto contrassegnate da un palloncino giallo hanno percorso le strade di tutta la città rispettando il limite di 30 km all’ora e senza sorpassare. Questo ha rallentato sensibilmente il traffico cittadino, ma è stato un segnale forte nei confronti della politica e delle istituzioni. Per la prima volta gli esercenti si sono ritrovati per manifestare tutti insieme. Inoltre, l’iniziativa ha avuto come ideatore un rappresentante di un’istituzione: Gianluca Brambilla, vicepresidente della Confcommercio di Monza e Brianza.Sono 4.782 le imprese nate nel 2012 a Monza e Brianza (un dato più basso rispetto al 2011, con 142 imprese in meno), a fronte delle 4.061 imprese cessate (vale a dire 11 chiusure al giorno, 413 in più rispetto all’anno precedente). Eppure nonostante i dati riflettano le difficoltà del sistema imprenditoriale ed economico, in Brianza il saldo tra imprese iscritte e cessate è ancora positivo: +721 imprese nel 2012. Monza e Brianza è nella classifica italiana la prima provincia lombarda per tasso di crescita (+0,99%), undicesima a livello nazionale. Nel 2012 Monza e Brianza si colloca al 23° posto in Italia per numero di imprese registrate, ma risale la classifica al 14 posto per le registrazioni del settore manifatturiero e si colloca al 15° per le imprese registrate artigiane. Monza e Brianza è 29ª per le imprese rosa e per le imprese under 30. È quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.
«I dati dimostrano ancora una volta - ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza - che in Brianza il germe del fare impresa è forte, lo scorso anno sono nate 4.782 imprese con un tasso di crescita che ci posiziona all'undicesimo posto in Italia. A fronte di questo dato che dimostra una certa vivacità del tessuto imprenditoriale e una tenacia tipica dei brianzoli, va comunque detto che queste nuove aziende sono spesso realtà fragili - che nascono dalla buona volontà di persone che si sono reinventate o di giovani che guardano con coraggio al futuro. Proprio per far sì che queste start up diventino un valore aggiunto per il territorio e possano rimanere nel tempo, come Camera di commercio di Monza e Brianza mettiamo a loro disposizione una pluralità di strumenti, servizi e iniziative per il loro consolidamento: il nostro impegno è orientato a ampliare e diversificare i servizi per l'impresa dall'internazionalizzazione all'innovazione e alla formazione».
Torino
Manifestazione molto affollata nel capoluogo piemontese, alla quale sono intervenuti il sindaco Piero Fassino, l’assessore regionale al Lavoro Claudia Porchietto, e il vicepresidente del Senato Vannino Chiti. «È ora di dire basta. C’è un’esasperazione molto forte di cui la politica non può non tenere conto», ha detto la presidente dell’Ascom, Maria Luisa Coppa. «Le imprese sono alla canna del gas, non possono continuare ad essere tartassate dal fisco. La politica non le metta in liquidazione», ha affermato da parte sua il presidente della Cna Torino, Daniele Vaccarino. «È una mobilitazione civile - ha spiegato Dino De Santis, presidente della Confartigianato Torino - nessuna serrata o protesta di piazza, ma se la politica non ci ascolterà c’è il rischio dello scontro sociale. Non ce la facciamo più a sopportare».
Trento
L’iniziativa di Rete Imprese Italia si è svolta presso l’Auditorium Ivo Perini. Sul palco Loris Lombardini per Confesercenti, Roberto De Laurentis per l’Associazione Artigiani e Giovanni Bort per Confcommercio. Tra il pubblico politici locali e parlamentari. «In Italia il 98% delle imprese ha meno di 15 addetti - ha detto De Laurentis - ma al di là dei temi comuni, a livello locale l’unica possibilità per il rilancio è detassare le imprese, così che abbiano più risorse. Ma anche una minore pervasività del pubblico. A servire non sono tanto degli aiuti, ma una minore tassazione».
Giovanni Bort ha invece puntato il dito contro burocrazia e infrastrutture: «Sulla burocrazia in Trentino siamo quasi peggio che a livello nazionale. Sono stati dati strumenti alle imprese, l’autonomia però non deve servire solo a fornire maggiori risorse. Non costa nulla dare maggiore efficienza. Il sistema delle infrastrutture poi va rilanciato anche in Trentino, a partire da una rete Internet che copra tutto il territorio».
Per Loris Lombardini «bisogna elaborare progetti che si devono incontrare con quelli della politica. Ma rispetto al nostro territorio cerchiamo maggiore attenzione per tutto il comparto. Non significa spaccare il fronte esistente, ma offrire proposte per salvaguardare questo mondo. Bisogna smettere di parlare di tutto per non ottenere alcunché».
Abruzzo
Nella Regione le associazioni aderenti a Rete Imprese Italia hanno organizzato una mobilitazione in tutte le quattro province, con altrettante assemblee pubbliche nelle Camere di Commercio. La manifestazione a portata regionale si è svolta nella sede dell’ente camerale pescarese, alla presenza dei vertici abruzzesi delle associazioni di categoria. Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani hanno sottoscritto un documento, contenente gli obiettivi comuni, che verrà consegnato ai capilista per Camera e Senato nell’ambito delle prossime elezioni politiche e che farà parte di un documento nazionale da presentare ai candidati e al Governo che verrà eletto. Tra le priorità il “rilancio dello sviluppo, a partire dal credito”, il coinvolgimento nel processo di creazione della Macroregione Adriatico-Ionica, “occasione da non disperdere”, la ricostruzione del cratere sismico, il finanziamento della Zona Franca Urbana di Pescara, il potenziamento del sistema regionale dei porti ed il rilancio del porto di Pescara.
Perugia
“Se lasciate morire le imprese, muore l’Umbria”: con questo slogan (riprodotto in uno lungo striscione in Corso Vannucci, e in manifestini esposti nelle vetrine di vari negozi) è partita la mobilitazione dei commercianti. I 587 imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi, provenienti da tutta la regione - riunitisi alla Camera di commercio - hanno denunciato i problemi delle imprese e chiesto “di rimettere in moto crescita e sviluppo”. «Oggi diciamo basta - ha detto il presidente Giorgio Mencaroni - perché stanno muorendo troppe imprese». L’agenda degli impegni chiesti dalle piccole e medie imprese è stata presentata ai candidati alle prossime elezioni presenti alla Camera di commercio. Un documento è stato consegnato nelle mani del prefetto di Perugia, Vincenzo Cardellicchio, e della presidente della Regione, Catiuscia Marini.
Terni
Un corteo di imprenditori, nel quale si sono mosse anche diverse decine di mezzi da lavoro, partito da via del Centenario, ha raggiunto la prefettura, dove una delegazione delle associazioni di categoria è stata ricevuta dal prefetto Vittorio Saladino. Nel corso dell’incontro è stata evidenziata l’attuale situazione di disagio che sta mettendo a dura prova il mondo delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese. I manifestanti, inoltre, hanno simbolicamente consegnato al prefetto le “chiavi delle attività”. Nella sala convegni della Camera di commercio è stata poi convocata un’assemblea degli stati generali delle piccole e medie imprese.
Bari«Non c’è più tempo, siamo tutti sull’orlo del baratro e non resisteremo così neanche qualche altro mese: la politica cominci ad ascoltarci subito perché se muoiono le imprese morirà tutto il Paese». Ha raccolto un fragoroso applauso l’intervento del presidente di Confcommercio Bari, Sandro Ambrosi, davanti alla platea di centinaia di commercianti che hanno aderito, anche nel capoluogo pugliese, alla mobilitazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia davanti alla sede della Camera di Commercio. Dopo aver ascoltato l’intervento in diretta, su un maxischermo, del presidente di Rete imprese, Carlo Sangalli, i commercianti hanno restituito simbolicamente le chiavi delle proprie attività per dimostrare che ormai manca poco alla chiusura definitiva. Dopo qualche minuto è cominciata una conferenza stampa alla quale è intervenuto anche il presidente di Confesercenti Bari, Benni Campobasso. I commercianti hanno poi spento le luci dei propri negozi dalle 18 alle 19.
Roma
«Abbiamo il problema enorme della chiusura, come nel 2012, di circa 60 imprese al giorno proprio per l’eccessiva pressione fiscale e per la difficoltà anche della pubblica amministrazione di pagare i propri debiti nei confronti delle imprese. L’occupazione è ad un livello di emergenza». È l’allarme lanciato dal presidente di Confcommercio di Roma Giuseppe Roscioli in occasione della manifestazione svoltasi al Pantheon. Roscioli ha anche sottolineato che «il sistema bancario non segue questo momento difficile, anzi riduce il credito nei confronti delle imprese», mentre ai politici si chiede «una maggiore attenzione sullo sviluppo, sulla tassazione, sull’occupazione».
Padova
La mobilitazione di Rete Imprese Italia ha visto le quattro organizzazioni di artigiani e commercianti (Ascom Confcommercio, Confesercenti, Upa Confartigianato e Cna) denunciare una colpevole disattenzione nei confronti del mondo della piccola impresa. “Ridotti così” era scritto, lettera dopo lettera, sulle mutande maschili e femminili stese di fronte a Palazzo Moroni, sede del municipio di Padova, dove un nutrito numero di piccoli imprenditori, incuranti di pioggia e neve, hanno ascoltato dapprima il discorso diffuso in streaming di Carlo Sangalli, e poi quello di Fernando Zilio, presidente di Ascom Confcommercio Padova e presidente, per questo semestre, di Rete Imprese Italia Padova.
«Le imprese che stanno chiudendo i bilanci - ha detto Zilio - li chiuderanno in rosso e con quei conti in rosso andranno in banca dove gli verrà rifiutato il credito. E di fronte a tutto questo la politica cosa fa?». Concluso il suo intervento, più volte sottolineato dagli applausi dei presenti, Zilio ha ceduto la parola ai colleghi presidenti e direttori delle altre organizzazioni: Maurizio Francescon per Confesercenti, Guerrino Gastaldi per Cna e Roberto Boschetto per Upa Confartigianato, i quali, nel sottolineare la comunione d’intenti, hanno ribadito che l’economia è di fronte ad un’ultima spiaggia: o la politica si fa carico del grido di sofferenza che viene dalle piccole imprese o dalla crisi non sarà possibile venir fuori.
Milano
Sostenere le Pmi, alle prese con la crisi, facendo leva su fisco, credito, lavoro, eccesso di burocrazia e deficit di infrastrutture. E’ l’appello lanciato da Palazzo Castiglioni, sede di Confcommercio Milano. «Oggi siamo qui come Rete Imprese Italia assieme ai rappresentanti delle altre associazioni - ha affermato Adalberto Corsi, vicepresidente vicario di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza - per mettere un punto fermo: alla politica non chiediamo una passerella di astratta solidarietà, ma un impegno su temi concreti che riguardano tutti, per sostenere la vastissima platea della piccola e media impresa». «Le imprese - ha proseguito Corsi - sono in grande difficoltà e vogliono affrontare in modo deciso la crisi economica». Secondo il vicepresidente Confcommercio di Milano «i 5 temi di fondo della mobilitazione, fisco, credito, lavoro, burocrazia e infrastrutture» sono «problemi che riguardano concretamente anche il nostro territorio». Poi ci sono «gli affitti onerosi per le attività commerciali, i problemi della speculazione immobiliare, la necessità delle imprese di avere più credito e un mercato del lavoro agile e flessibile». Infine le infrastrutture, che «ancor di più in Lombardia sono necessarie in vista di Expo 2015».
Sardegna
Cna Sardegna, Confartigianato Imprese Sardegna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti hanno chiesto alla politica regionale «uno scatto di orgoglio e serietà» per eliminare le inefficienza e supportare le imprese, «perché senza queste non c’è lavoro». E c’è anche chi ha chiesto le dimissioni della Giunta regionale. «L’attenzione per il mondo delle pmi si può misurare con la dotazione finanziaria per la Manovra 2013 dell’assessorato turismo commercio e artigianato: 80 milioni di euro. Spendiamo 3,7 miliardi per la sanità ed è giusto perché si tratta di salute, ma forse efficientando le spese si potrebbero riuscire a recuperare forse 100 milioni di euro», ha detto il presidente di Confcommercio Sardegna, Agostino Cicalò.
«Un anno fa - ha detto Bruno Marras di Cna - abbiamo messo per iscritto alcuni impegni con il presidente Cappellacci ma non ne è stato rispettato uno. L’amministrazione regionale non è all’altezza della situazione e deve andare a casa».
Secondo Marco Sulis di Confesercenti «l’augurio è che il prossimo governo renda più fruibile il costo del lavoro», mentre Luca Murgianu di Confartigianato ha spiegato che «ci troviamo davanti a circolo vizioso: meno reddito, meno consumi, meno popolazione che portano più fallimenti e più disoccupazione. In questo modo stiamo impoverendo il Paese e la Sardegna è il fanalino di coda con responsabilità che sono di tutti, della politica, delle imprese e dei sindacati dei lavoratori».
Napoli
Una protesta scenografica in piazza Carità, nel cuore della città. Confcommercio ha regalato pane ai cittadini per denunciare il calo dei consumi e le difficoltà degli imprenditori. «Siamo tornati al dopoguerra, è una vergogna», hanno protestato alcuni cittadini. Agli effetti della crisi «si aggiungono provvedimenti inadeguati dell’amministrazione comunale. La Zona a traffico limitato e il collasso del trasporto pubblico mettono in ginocchio i negozi», ha denunciato Pietro Russo, presidente Confcommercio.
I commercianti sono sul piede di guerra: «il calo dello spread non impatta sul sistema delle imprese. Serve subito una riduzione dei tassi d’interesse per favorire l’accesso al credito e attivare processi di ripresa con effetti immediati per l’economia reale», è l’appello lanciato dal presidente della Camera di commercio di Napoli, Maurizio Maddaloni, nel corso del suo intervento.
Genova
L’iniziativa si è svolta al Palazzo della Borsa. Per i promotori è «necessario liberare risorse per investimenti che creino sviluppo nuovi posti di lavoro» intervenendo su assi precisi come la spending review dove bisgona dire «basta con i tagli lineari che penalizzano indistintamente gli enti locali virtuosi e quelli spreconi».Sondrio
I vertici di Confartigianato Imprese Sondrio e di Confcommercio Sondrio si sono riuniti per la prima volta per denunciare con forza la situazione drammatica che anche gli imprenditori della Valtellina si trovano a vivere, in quella che appare come la più lunga e più aspra recessione dal dopoguerra a oggi. «Con oggi - hanno dichiarato all’unisono il presidente dell’Unione Cts, Marino Del Curto, e quello di Confartigianato Imprese, Gionni Gritti, nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito alla riunione congiunta dei rispettivi vertici - intendiamo inaugurare un nuovo modus operandi, un nuovo metodo di lavoro che vedrà le nostre associazioni di categoria sempre unite nell’affrontare le criticità, le questioni importanti e cruciali per la vita degli imprenditori dei nostri settori sul nostro territorio».
Palermo
«Il dato che più dà il senso della gravità e della pesantezza della crisi a Palermo è rappresentato dal numero delle imprese con procedure concorsuali (2.988) e in stato di liquidazione (5.231), imprese destinate alla chiusura». È l’allarme lanciato dal presidente di Confcommercio Palermo, Roberto Helg, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale nella sede della Camera di commercio, dove è stato appeso uno striscione con scritto “La politica non metta in liquidazione le imprese”, che resterà affisso fino alla data delle elezioni politiche.
Imperia
«È quella di Imperia la provincia con la percentuale più alta di disoccupazione in Liguria. Questo vale anche per il Pil, passato dal +2,4% del 2008 a -4,1% del 2012, e per i consumi, passati da -0,9% del 2008 a -5,5% del 2012»: a dichiararlo nel corso della manifestazione svoltasi al Teatro Centrale di Sanremo è stato il presidente di Confcommercio Imperia, Enrico Lupi. Hanno partecipato all’appuntamento oltre 500 persone.
Firenze
Nel 2013 a Firenze rischieranno la chiusura «dalle tre alle cinque imprese al giorno» nel campo del commercio e dell’artigianato. Lo ha detto Alessandra Signori, presidente di Confcommercio Firenze, che ha partecipato all’iniziativa “Non spengiamo Firenze” promossa da Rete Imprese Italia nel capoluogo toscano per la giornata di mobilitazione nazionale del settore. «Il rischio per il 2013 - ha spiegato - è che alla pressione fiscale, e già il 56% mi sembra un valore insopportabile, si possano aggiungere gli effetti negativi della Tares». Insieme a Signori hanno preso la parola nell’iniziativa a Palazzo Vecchio - chiedendo meno tasse, meno spesa pubblica, incentivi per le startup e nessun aumento dell’Iva - anche il presidente di Confesercenti Firenze Nico Gronchi, il presidente di Cna Firenze Mauro Fancelli, la presidente di Confartigianato Firenze Gianna Scatizzi, e dodici imprenditori che hanno portato la loro testimonianza.
Foto: Ansa, La Gazzetta del Mezzogiorno, SanremoNews

