Ristoratori in difficoltà La crisi si supera solo con la passione
L'offerta dei ristoranti si è adeguata alle possibilità economiche dei clienti, con menu “light”, ma non per il contenuto calorico, bensì per il prezzo. Cosa ci potrà salvare? Il desiderio del bello e del benessere deve tornare ad essere figlio di quella passione che è in fondo passione per la vita
La crisi: in questi ultimi tempi non si parla di altro, i clienti spendono meno, il vino è demonizzato, a pranzo bisogna offrire menu 'light”, ma non per il contenuto calorico, bensì per il prezzo. I clienti invece che con macchine belle arrivano con auto di servizio aziendali. Il lavoro sta crollando. Cosa sta succedendo?
Leggevo in questi giorni spunti tratti da Adam Smith (nel ritratto a sinistra), 'La ricchezza delle nazioni” (1776), e soprattutto da Bernard de Mandeville (nel ritratto a destra), 'La favola delle api” (1705). Diceva Adam Smith: «L'uomo ha bisogno quasi costante dell'aiuto dei suoi simili, ma non può aspettarselo soltanto dalla loro benevolenza, e potrà conseguirlo più probabilmente se riuscirà a volgere il loro egoismo a suo favore e se riuscirà a mostrare che per loro è vantaggioso ciò che egli richiede».
Mandeville sosteneva invece che le grandi società non si sono mai fondate sulla probità o sulla virtù degli uomini, ma sulle passioni e sui vizi degli stessi. L'alveare, di cui Mandeville raccontava, rappresentava una società in cui il commercio e l'industria prosperavano perché alimentavano l'egoismo, la superbia, la ricerca del lusso e in generale dalla passione delle api dell'alveare. Le api, del tutto ignare del loro benessere e della prosperità, ad un certo punto pregarono gli dei di liberarle dai loro vizi. Gli dei le accontentarono, ma insieme ai vizi scomparve anche il loro benessere, il grande alveare divenne un piccolo alveare, in cui si viveva una vita virtuosa sì, ma assai povera, di pura sussistenza. La morale è che bisogna essere consapevoli che i 'public benefits” derivano sempre dai 'private vices”. Cioè, come poi affermava Mandeville, «cessate dunque di lamentarvi, soltanto i pazzi si sforzano di far diventare onesto un grande alveare».
La metafora potrà sembrare cinica e provocatoria ma è ben descritta da Adam Smith: «Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio, del fornaio (ed oggi, aggiungeremmo, del ristoratore) che ci aspettiamo il loro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo». L'egoismo - traduco - dato dal vantaggio del commerciante che in realtà vendendo distribuisce benessere, beni e desideri ad effetto domino su tutta la società.
Il risultato di questa lettura di Smith e Mandeville è che nessun gruppo di individui può pianificare la società, la quale risulta dalle infinite azioni di un numero elevato di persone. Un risultato molto soddisfacente ci sarà solo se ognuno potrà perseguire il proprio vantaggio nel modo che ritiene migliore, secondo le proprie idee e secondo le proprie passioni. Traduzione: oggi la passione viene nascosta perché il nostro alveare è sotto attacco. Apparentemente vige una regola di privacy, ma in realtà siamo tutti osservati: il tuo benessere, la tua capacità di spesa, i tuoi consumi, la tua passione è sotto controllo da parte dello Stato, uno Stato fiscale. Il nostro alveare è sempre più un piccolo alveare, dove - come nella metafora di Mandeville - il nostro benessere, la nostra prosperità sono interpretati come vizi. Qualcuno vuol trasformare il nostro alveare in un luogo dove il desiderio di benessere e il nostro vantaggio non possono più esistere.
Ecco dunque la crisi, una crisi non solo economica ma ideologica, dove il desiderio del bello è diventato un limite, un problema per la società e per noi, così come per le api di Mandeville. Cosa ci potrà salvare? La passione, solo e unicamente la passione, che fa parte della vita degli uomini, di quel grande alveare che in qualche modo oggi vogliono far diventare un piccolo alveare. Spread, debito pubblico, banche non più banche, un Fisco vorace, uno Stato non più Stato, dove una vita virtuosa apparentemente è una vita senza passione, ma assai più povera. Il desiderio del bello e del benessere deve tornare ad essere figlio di quella passione, che è in fondo passione per la vita.
Leggevo in questi giorni spunti tratti da Adam Smith (nel ritratto a sinistra), 'La ricchezza delle nazioni” (1776), e soprattutto da Bernard de Mandeville (nel ritratto a destra), 'La favola delle api” (1705). Diceva Adam Smith: «L'uomo ha bisogno quasi costante dell'aiuto dei suoi simili, ma non può aspettarselo soltanto dalla loro benevolenza, e potrà conseguirlo più probabilmente se riuscirà a volgere il loro egoismo a suo favore e se riuscirà a mostrare che per loro è vantaggioso ciò che egli richiede».Mandeville sosteneva invece che le grandi società non si sono mai fondate sulla probità o sulla virtù degli uomini, ma sulle passioni e sui vizi degli stessi. L'alveare, di cui Mandeville raccontava, rappresentava una società in cui il commercio e l'industria prosperavano perché alimentavano l'egoismo, la superbia, la ricerca del lusso e in generale dalla passione delle api dell'alveare. Le api, del tutto ignare del loro benessere e della prosperità, ad un certo punto pregarono gli dei di liberarle dai loro vizi. Gli dei le accontentarono, ma insieme ai vizi scomparve anche il loro benessere, il grande alveare divenne un piccolo alveare, in cui si viveva una vita virtuosa sì, ma assai povera, di pura sussistenza. La morale è che bisogna essere consapevoli che i 'public benefits” derivano sempre dai 'private vices”. Cioè, come poi affermava Mandeville, «cessate dunque di lamentarvi, soltanto i pazzi si sforzano di far diventare onesto un grande alveare».
La metafora potrà sembrare cinica e provocatoria ma è ben descritta da Adam Smith: «Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio, del fornaio (ed oggi, aggiungeremmo, del ristoratore) che ci aspettiamo il loro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo». L'egoismo - traduco - dato dal vantaggio del commerciante che in realtà vendendo distribuisce benessere, beni e desideri ad effetto domino su tutta la società.
Il risultato di questa lettura di Smith e Mandeville è che nessun gruppo di individui può pianificare la società, la quale risulta dalle infinite azioni di un numero elevato di persone. Un risultato molto soddisfacente ci sarà solo se ognuno potrà perseguire il proprio vantaggio nel modo che ritiene migliore, secondo le proprie idee e secondo le proprie passioni. Traduzione: oggi la passione viene nascosta perché il nostro alveare è sotto attacco. Apparentemente vige una regola di privacy, ma in realtà siamo tutti osservati: il tuo benessere, la tua capacità di spesa, i tuoi consumi, la tua passione è sotto controllo da parte dello Stato, uno Stato fiscale. Il nostro alveare è sempre più un piccolo alveare, dove - come nella metafora di Mandeville - il nostro benessere, la nostra prosperità sono interpretati come vizi. Qualcuno vuol trasformare il nostro alveare in un luogo dove il desiderio di benessere e il nostro vantaggio non possono più esistere.Ecco dunque la crisi, una crisi non solo economica ma ideologica, dove il desiderio del bello è diventato un limite, un problema per la società e per noi, così come per le api di Mandeville. Cosa ci potrà salvare? La passione, solo e unicamente la passione, che fa parte della vita degli uomini, di quel grande alveare che in qualche modo oggi vogliono far diventare un piccolo alveare. Spread, debito pubblico, banche non più banche, un Fisco vorace, uno Stato non più Stato, dove una vita virtuosa apparentemente è una vita senza passione, ma assai più povera. Il desiderio del bello e del benessere deve tornare ad essere figlio di quella passione, che è in fondo passione per la vita.


