Una storia futuristica La ristorazione al tempo della crisi
Un dialogo immaginario tra un padre e un figlio in un'epoca futura mostra come potrebbero andare le cose per il mondo della ristorazione a causa della crisi economica che il nostro Paese sta attraversando. La via d'uscita potrebbe essere il recupero delle tradizioni e del piacere della buona cucina
Una storia futuristica.«Basta papà non ho più fame, troppo cibo mi fa ingrassare», disse appena tornato da scuola il bambino al papà ristoratore.
«Eh, figlio mio beato, te che non hai conosciuto la crisi, altrimenti non avresti parlato così».
«Ma non penso che i ristoranti abbiano mai sofferto la crisi, la gente mangia sempre», rispose il bambino.
«Sì è vero, ma un tempo. Accadde nel lontano 2011 che la gente non avendo soldi da spendere cominciò a risparmiare su tutto, sulla spesa, sul cinema, sui ristoranti e finanche sulla pizza, cosa che ci fece capire che la ristorazione come l'avevamo intesa e fatta era ormai morta».
«E poi che successe?», ammiccò il figlio.
«Pensa che perfino Oldani e Bottura chiusero e un danese, primo chef al mondo, andò a fare il cuscus per uno sceicco a Dubai. Farinetti andò a vendere gli aspirapolvere folletto porta a porta. Slow food e tutti gli altri movimenti diventarono dei club di scambisti di parmigiano e culatello alla borsa nera e furono denunciati alla Finanza. Una tragedia - proseguì il papà - ma ora stiamo molto ma molto meglio. Almeno abbiamo superato quegli anni oscuri, la gente è tornata a spendere, le industrie si ripresero, la borsa volava, oggi a distanza di trent'anni ce ne siamo dimenticati, ma fu davvero dura, figliolo».
«E come cambiarono le cose per i ristoratori?», chiese incuriosito il figlio.«Un giorno un gruppo di ristoratori alla fame si riunirono in una vecchia latteria di campagna, ormai stremati dalle discussioni e dalle invidie e dal fatto che non avevano più caviale, Pata negra, foie gras, Champagne, etc., perché se li dovettero mangiare e bere tutti loro. Beh, durante quella riunione una giovane cuoca di campagna preparò per loro una pentola di trippa, delle fette di salame e del pane fresco. Fu la rivoluzione, in ogni angolo del Paese tornarono le latterie e le posterie, dove le persone trovavano le cose necessarie per loro e per le loro famiglie, le osterie tornarono a essere osterie e tutti tornarono a fare quello che sapevano fare e la gente tornò a mangiare e bere per il proprio piacere. Così la ristorazione uscì dalla crisi. Ora vai, figlio mio, vai a studiare storia per domani, che ti devono interrogare».
«Sì papà, che bella storia, ora vado». Il bambino uscì e cominciò a pensare alla lezione di storia sull'America, e pensò: «Chissà, magari un giorno, stanco della trippa e salame, aprirò un locale americano».
E la storia continua...


