Ho seguito, tempo fa, un incontro organizzato alla sede de Il Sole 24ore con alcuni "grandi cuochi"(ora si chiamano così) che fra le altre cose disquisite (guide, stelle e altro) si sono cimentati in un argomento ostico per laScuola italiana e per la Scuola professionale nel campo della ristorazione: la formazione.

Questo argomento mista molto a cuore, anche perchè da 4 anni mi occupo di formazione professionale e vi assicuro che la fatica e i problemi legatiai giovani, alla loro educazione e alle carenze economiche della scuola, ci spingono a fare dei miracoli, non visibili, però, nelleesigue buste paga. Poi dobbiamo andare in giro a convincere i “grandi cuochi” a fare delle testimonianze motivazionali inaula, ovviamente a titolo gratuito, e qui le difficoltà sono ancora maggiori, anche perchè non abbiamo i budget di McDonal's odelle televisioni.

La scuola non ha sponsor e i cuochi ormai si muovono come i piloti di FormulaUno. Grazie a Dionon è così per tutti, ma io mi chiedo perchè chi detiene il sapere enogastronomico non lo espone e non lo insegna nellescuole ai ragazzi? Duemila anni fa il sapere si trasmetteva ai giovani nelle piazze dove tutti potevano ascoltare e imparare.Socrate insegnava camminando ai suoi discepoili.

Oggi chi vuole imparare deve prostrarsi e invocare il nome delcuoco o iscriversi in una delle loro scuole di élite. Nella discussione tutti si lamentavano della preparazione della scuola e silamentavano per l’incapacità della scuola a formare.

Allora io da queste pagine lancio una sfida: cuochi uscitedalle cucine, aiutate la scuola, voi per i ragazzi siete dei miti e loro vivono per emularvi, almeno in cucina, aiutate gliinsegnanti nel loro lavoro, solo così si può fare formazione collaborando, vivendo in prima persona le problematiche dellaformazione professionale. Per andare in paradiso è sufficiente salvare una persona, magari insieme ne possiamo salvare unpo’ di più. Seguiamo l’esempio di Socrate.