Un tango di... vino. L’Onav alla scoperta dell’Argentina
Onav Lombardia è andato alla scoperta dell'enologia argentina, una realtà con potenzialità di sviluppo sorprendenti avendo eccezionali condizioni climatiche, di suolo, di risorse umane e di costi. L’Argentina è, infatti,
L'Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino) - una delle più dinamiche realtà del mondo vinicolo - ha realizzato nel corso dell'anno una serie di incontri con cui far conoscere al sempre più vasto pubblico degli appassionati la realtà produttiva nazionale ed estera. Nell'ottica - peraltro profondamente vera - che per svolgere in modo efficace l'attività di formazione e divulgazione non è sufficiente attendere il pubblico nelle sedi istituzionali, l'Onav sviluppa iniziative negli ambiti più diversi, sempre con notevole successo.Dopo il trionfo ottenuto a Bergamo nell'ambito di Sapor di Vino in cui le numerose iniziative organizzate da Onav Lombardia hanno fatto registrare il tutto esaurito, lo scorso ottobre a Milano nella splendida JVstore di Jannelli e Volpi per la prima volta in Italia si è svolto un banco d'assaggio dedicato ai vini argentini con oltre cinquanta etichette in degustazione fornendo un'esauriente panoramica di uno dei maggiori Paesi produttori, ancorché in Italia poco noto.
Prima di raccontare la realtà enologica argentina, di cui molto si è sentito parlare, ma poco si conosce, merita un plauso l'aver individuato da parte dell'Onav uno spazio - in uno dei punti più centrali e frequentati di Milano e diverso da quelli finalizzati a ospitare eventi - in cui il vino ha potuto 'fare passerella” in una cornice originale di arredi e oggetti per la casa sia classici sia di design, ma sempre di grande stile e qualità, quasi a ribadire simbolicamente la quotidianità del suo consumo.
Pochi sanno che l'Argentina è uno dei maggiori produttori al mondo (da molti anni tra i primi cinque seguendo Francia, Italia e Spagna) con potenzialità di sviluppo sorprendenti avendo eccezionali condizioni climatiche, di suolo, di risorse umane e di costi: come si è potuto constatare nella degustazione milanese il rapporto qualità/prezzo è apparso eccellente.
Ovviamente il confronto internazionale genera anche per i vini argentini continui miglioramenti e un affinamento nelle tecniche, in vigna e in cantina, che non possono non determinare un incremento delle esportazioni anche verso mercati sui quali la presenza di questi vini è tuttora marginale.
Attualmente le principali destinazioni (al di fuori dell'area del Mercosur molto importante per i vini base) sono: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Canada, Danimarca, Francia, Giappone e Svizzera in cui sono commercializzati soprattutto vini di prezzo medio e alto. Anche Belgio, Lussemburgo e Penisola Scandinava - in cui il consumo di vino è cresciuto in modo considerevole negli ultimi anni e i produttori argentini sono presenti con volumi molto contenuti - fanno parte dei progetti di sviluppo dell'export argentino così come Cina e India, grandi nazioni che stanno scoprendo ora il vino.
La viticoltura argentina ha una storia abbastanza recente: i primi esemplari di 'vitis vinifera”, infatti, sono stati portati dai colonizzatori spagnoli all'inizio del XVI secolo ed è stato successivamente il clero cattolico a impiantare vigneti in prossimità dei monasteri per garantire il vino necessario alla celebrazione della Messa. I Gesuiti, ad esempio, prediligevano il vino di Cuyo (Mendoza e San Juan) in quanto 'molto generoso e forte” e quindi in grado di superare lunghi viaggi senza perdere le caratteristiche.
Favorita dalle ottime condizioni climatiche e del suolo, la vite ha conosciuto un notevole sviluppo specialmente nelle regioni vicino alle Ande. Nel XIX secolo gli emigranti europei, e italiani in particolare, hanno portato tecniche di coltivazione innovative e nuovi vitigni, che hanno trovato ai piedi delle Ande e nella valle del fiume Colorado prima e nella zona di Mendoza poi un habitat ideale per la qualità delle uve, habitat dovuto a temperatura ottimale, lunghe ore di sole, piogge limitate, bassa umidità e assenza di forti venti unitamente a un suolo eccezionale. Nella seconda metà del XIX secolo con lo sviluppo delle vie di comunicazione - fattore importantissimo per un Paese delle dimensioni dell'Argentina - la provincia di Mendoza e i suoi territori molto vocati alla cultura della vite sono divenuti un importante centro produttivo affiancandosi alle altre regioni della zona delle Ande: San Juan, Catamarca, Salta e La Rioja.
Nella storia dell'enologia argentina è stato importante nel decennio 1850 - 1860 l'arrivo a Mendoza dalla Francia dell'agronomo Michel Aimé Pouget e delle prime barbatelle del vitigno Malbec che si è affiancato alle Criollas (vitigni molto generosi a bacca bianca e a bacca rossa diffusi soprattutto nel Cuyo), uniche uve fino a quel momento coltivate. La coltivazione del Malbec e il contemporaneo espandersi delle tecnologie europee hanno determinato il primo salto di qualità dei vini locali.A quella del Malbec è seguita l'importazione dei vitigni Cabernet, Pinot, Semillón, Merlot e Chardonnay che, trovando condizioni ideali, sono prosperati divenendo la base dei primi vini argentini di qualità. Con i vitigni è arrivato anche il metodo champenois che ha dato origine a uno spumante di grande finezza e delicatezza.
Nella serata dedicata dall'Onav alla conoscenza di questa splendida realtà accanto ai vini da vitigni internazionali (che comunque hanno assunto caratteri che riflettono suolo e atmosfera argentini) o alle locali versioni della Bonarda o del Sangiovese, il folto pubblico di appassionati e operatori ha potuto fare la conoscenza accanto ai vini ottenuti dal famoso Malbec di quelli ottenuti dai meno conosciuti, ma non meno validi Torrontés (profumatissimi) e Tempranillo.
La serata è stata arricchita dai ballerini Stefano Ganelli e Marzia Colangelo che si sono esibiti in un saggio dell'arte del tango e da deliziosi assaggi di alcuni piatti tipici della tradizione locale. Attualmente l'Argentina ha un'estensione di vigneti oltre i 210mila ettari - con più di 25mila aziende produttrici - distribuiti in 13 delle 24 province. Peraltro solo in sette (Catamarca, La Rioja, Mendoza, Neuquén, Rio Negro, Salta e San Juan) la vinificazione ricopre un ruolo strategico per l'economia locale.

