Aperture no stop nella Gdo. Piccolo commercio a rischio estinzione
Confcommercio e Confesercenti lanciano l'allarme per la sentenza della Corte Costituzionale sul via libera alle aperture festive senza limiti e agli orari no stop che ucciderà i piccoli negozi.
Il piccolo commercio rischia di scomparire, schiacciato dai colossi della grande distribuzione pronti a sacrificare giorni di riposo e a procedere a colpi di aperture no stop nella disperata caccia al cliente. Cosa che gran parte degli esercizi commerciali non sono in grado di fare. La Corte Costituzionale, con la sentenza 299/2012, ha dichiarato "non fondate le questioni di legittimità costituzionale" relative alla deregulation degli orari e aperture inserite nel decreto "Salva Italia". Sono stati così rigettati i ricorsi in materia presentati nei mesi scorsi dalle Regioni Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Lombardia e Piemonte. Di fatto, dunque, la Corte conferma la legittimità della normativa attualmente in vigore, che non stabilisce alcun limite agli orari, né alle aperture festive.

«Con il dispositivo della Corte Costituzionale e l'applicazione del decreto “Salva Italia” - commenta il presidente di Confcommercio Toscana, Stefano Bottai - si pregiudicheranno la salvaguardia dei centri storici e la funzione sociale dei negozi di vicinato, con ricadute negative sia sul piano della vita delle città che su quello della sicurezza dei cittadini. Un atto che Confcommercio percepisce come una prevaricazione dei centralismi sulle competenze regionali».
«Rispettiamo la sentenza - aggiunge il presidente di Confcommercio - ma riteniamo che così non si vada nella direzione di garantire la vera libertà di concorrenza, perché solo alcuni gruppi organizzati si possono permettere questo tipo di aperture. Quello che più preoccupa è cosa potrà accadere in futuro: tutto, a questo punto, può essere interpretato e stravolto. I consumatori rischiamo di perdere quel servizio fondamentale rappresentato dai negozi di vicinato, mentre i titolari, costretti a sostenere costi e problemi gestionali per adeguarsi ad una, a questo punto inutile, liberalizzazione, e i dipendenti, chiamati a sacrificare il loro riposo festivo, rischiano invece il posto di lavoro».
«Finalmente il 25 dicembre lo potremmo trascorrere a fare shopping, allegramente chiusi nelle luccicanti gallerie di un centro commerciale: potremo guardare con calma tutto ciò che non possiamo comprare, visto che non abbiamo più un soldo in tasca». Così, in una nota, Confesercenti commenta le molte aperture dei centri commerciali nel giorno di Natale, resa possibile – per la prima volta nella storia di questo Paese - dal decreto “Salva Italia”.
«In un momento così difficile per la nostra economia, per le famiglie e per i lavoratori, così triste per i pensionati e i tanti, troppi giovani che non hanno un posto di lavoro, così complicato per gli imprenditori che non riescono più a far fronte ai costi da sostenere, schiacciati tra il crollo dei consumi, l’aumento della pressione fiscale e la stretta creditizia delle banche, grazie al decreto “Salva Italia” avremo tutti un Natale più sereno, decisamente diverso dagli altri. Un Natale nel segno del cambiamento, degno dei tempi che corrono. E da passare da soli: perché anche il coniuge, magari operatore del commercio, è costretto a lavorare».
«Ma non siamo tristi, perché sappiamo che sarà utile. Non aumenterà i consumi, come dimostra il crollo di quest’anno. Non procurerà nuovi posti di lavoro, come testimoniano i dati Istat sull’occupazione. Ma l’apertura dei centri commerciali il giorno di Natale ci fa capire che finalmente siamo un Paese moderno, all’avanguardia, senza eguali in Europa. In ogni giorno dell’anno potremo fare acquisti. Ed è del tutto irrilevante se non abbiamo più il becco di un quattrino, se non abbiamo più tempo da trascorrere in famiglia, se le tradizioni religiose e culturali vengano calpestate. Era proprio questo di cui avevamo bisogno. Grazie, decreto “Salva Italia”».
«Avremmo di gran lunga preferito che si evitasse di umiliare anche il Natale ferendo inutilmente valori religiosi e laici, a partire da quello della famiglia, che dovrebbe essere per tutti centrale in queste festività. Abbiamo altresì evitato di aprire polemiche anche se siamo decisamente dalla parte di coloro che hanno giustamente criticato questa gratuita offesa al Natale. Un impegno lo prendiamo però: ed è quello di raccogliere quante più firme possibili per la legge di iniziativa popolare che abbiamo promosso con “Libera La Domenica” (www.liberaladomenica.it), che potrà concretamente evitare che tutto questo si ripeta ancora. Dopo il pronunciamento della Consulta, è una proposta di legge che assume ancora più importanza».

«Con il dispositivo della Corte Costituzionale e l'applicazione del decreto “Salva Italia” - commenta il presidente di Confcommercio Toscana, Stefano Bottai - si pregiudicheranno la salvaguardia dei centri storici e la funzione sociale dei negozi di vicinato, con ricadute negative sia sul piano della vita delle città che su quello della sicurezza dei cittadini. Un atto che Confcommercio percepisce come una prevaricazione dei centralismi sulle competenze regionali».
«Rispettiamo la sentenza - aggiunge il presidente di Confcommercio - ma riteniamo che così non si vada nella direzione di garantire la vera libertà di concorrenza, perché solo alcuni gruppi organizzati si possono permettere questo tipo di aperture. Quello che più preoccupa è cosa potrà accadere in futuro: tutto, a questo punto, può essere interpretato e stravolto. I consumatori rischiamo di perdere quel servizio fondamentale rappresentato dai negozi di vicinato, mentre i titolari, costretti a sostenere costi e problemi gestionali per adeguarsi ad una, a questo punto inutile, liberalizzazione, e i dipendenti, chiamati a sacrificare il loro riposo festivo, rischiano invece il posto di lavoro».
«Finalmente il 25 dicembre lo potremmo trascorrere a fare shopping, allegramente chiusi nelle luccicanti gallerie di un centro commerciale: potremo guardare con calma tutto ciò che non possiamo comprare, visto che non abbiamo più un soldo in tasca». Così, in una nota, Confesercenti commenta le molte aperture dei centri commerciali nel giorno di Natale, resa possibile – per la prima volta nella storia di questo Paese - dal decreto “Salva Italia”.
«In un momento così difficile per la nostra economia, per le famiglie e per i lavoratori, così triste per i pensionati e i tanti, troppi giovani che non hanno un posto di lavoro, così complicato per gli imprenditori che non riescono più a far fronte ai costi da sostenere, schiacciati tra il crollo dei consumi, l’aumento della pressione fiscale e la stretta creditizia delle banche, grazie al decreto “Salva Italia” avremo tutti un Natale più sereno, decisamente diverso dagli altri. Un Natale nel segno del cambiamento, degno dei tempi che corrono. E da passare da soli: perché anche il coniuge, magari operatore del commercio, è costretto a lavorare».
«Ma non siamo tristi, perché sappiamo che sarà utile. Non aumenterà i consumi, come dimostra il crollo di quest’anno. Non procurerà nuovi posti di lavoro, come testimoniano i dati Istat sull’occupazione. Ma l’apertura dei centri commerciali il giorno di Natale ci fa capire che finalmente siamo un Paese moderno, all’avanguardia, senza eguali in Europa. In ogni giorno dell’anno potremo fare acquisti. Ed è del tutto irrilevante se non abbiamo più il becco di un quattrino, se non abbiamo più tempo da trascorrere in famiglia, se le tradizioni religiose e culturali vengano calpestate. Era proprio questo di cui avevamo bisogno. Grazie, decreto “Salva Italia”». «Avremmo di gran lunga preferito che si evitasse di umiliare anche il Natale ferendo inutilmente valori religiosi e laici, a partire da quello della famiglia, che dovrebbe essere per tutti centrale in queste festività. Abbiamo altresì evitato di aprire polemiche anche se siamo decisamente dalla parte di coloro che hanno giustamente criticato questa gratuita offesa al Natale. Un impegno lo prendiamo però: ed è quello di raccogliere quante più firme possibili per la legge di iniziativa popolare che abbiamo promosso con “Libera La Domenica” (www.liberaladomenica.it), che potrà concretamente evitare che tutto questo si ripeta ancora. Dopo il pronunciamento della Consulta, è una proposta di legge che assume ancora più importanza».

