Guide, convegni, congressi, eventi golosi, in Italia, in Cina, negli Usa, praticamente ovunque, in televisione, piccole, grandi, nazionali e locali. Teatri e spettatori, alberghi blasonati, storici e ristoranti spesso recuperati economicamente da aziende che hanno fiutato l'affare di una ristorazione in affanno.

è l'apoteosi del cibo e dei suoi protagonisti: cuochi, artigiani, e giornalisti più o meno critici, ma sempre più inventori e creatori di eventi al limite di fiere-mercato, una volta anche scopritori di talenti. Un nuovo modo di salvare e far conoscere artigiani e produttori che altrimenti sarebbero schiacciati da un mercato sempre più severo, globale e concorrenziale.



Forse siamo al limite della situazione: dalla fine di settembre ogni settimana c'è stato praticamente un evento e proseguirà sino a dicembre con la festa dell'arrivo della rossa Michelin. Avremmo bisogno di una giornata doppia per frequentare tutto ciò! A proposito come fanno tanti chef ad essere sempre in giro?

Ma guide a parte, bisognerebbe chiedersi se tutto questo serve al settore enogastronomico italiano, perché da un lato c'è appunto l'apoteosi del cibo, dall'altro lato la crisi sta mettendo in ginocchio tutto il settore, e questo si scontra anche con la foto diffusa dalla stampa della coda in Galleria a Milano, delle migliaia di persone in attesa di mangiare gratis l'ultimo hamburger di McDonald's, luogo cult nel cuore della città, che l'amministrazione di centrosinistra ha voluto sostituire con le borsette di Prada, visione non reale se solo la si confronta con l'antiamericanismo di moda e spesso militante.

Ma un'altra domanda viene da porsi, tanti sono curiosi alla ricerca di una emozione appunto golosa, tanti appassionati, che affollano i luoghi di questi eventi, ma che spesso sono alla ricerca di assaggi gratis, ma anche alla ricerca della possibilità di comprare prodotti eccellenti a prezzi scontati, ma i cuochi, i ristoratori si accodano anche loro a questa liturgia? Siamo tutti coinvolti, è vero, spesso siamo chiamati a cucinare, siamo premiati e nessuno si sottrae a un momento di gloria, anche io, onestamente ho avuto un bagno di folla grazie proprio ad un evento di questo genere quando ho cucinato 700 Mondeghili a Porta Venezia, e ne sono stato contento e felice, però ho pensato, ma quanti di questi sarebbero potuti essere clienti del mio ristorante?  

Certamente queste fiere-mercato, questi eventi golosi, possono e forse sono una boccata di ossigeno a tanti artigiani che acquisiscono un po' di liquidità vendendo al privato le loro specialità. Anche questo è la dimostrazione di come tutto stia cambiando: viva il kilometro zero.

Ma la ristorazione è contenta di tutto ciò? L'impressione è che i ristoranti siano vuoti anche perché rispetto a qualche tempo fa, le occasioni di cibo siano aumentate, oltre a essere aumentate le attività di somministrazione, grazie alle liberalizzazioni, messe in atto dagli ultimi governi. Bisogna affermare e dire senza peli sulla lingua che tutti questi eventi sottraggono risorse alla ristorazione. In fondo tu vai a un salone, vai a una degustazione di vino, dove ormai c'è sempre anche una piccola somministrazione creata ad hoc per l'evento, esci e cosa fai, vai a mangiare una pizza, vai al ristorante o vai a casa?



Dov'è il ristorante? è ormai lontano, la degustazione ti ha soddisfatto, ti ha 'riempito” e con la scusa della crisi, in realtà non hai voglia di spendere ancora e quindi il ristorante va in un angolo per momenti più importanti. Non per nulla, proprio dalle pagine di questa rivista viene fatto notare come la parola 'ristorante” stia scomparendo, fa timore ed è anche l'apoteosi dei luoghi alternativi, bar camuffati da ristoranti, è la rivincita delle osterie, delle trattorie, e infatti se si analizzano le guide in uscita oltre ad essere premiate queste categorie, sono premiati i ristoranti degli alberghi, nuovi luoghi del piacere enogastronomico.

Qualcuno potrà sorridere, oppure dirà ma Matteo cosa dice? No, cari amici, la realtà è proprio questa, noi ristoratori non siamo stati capaci di proteggere la nostra storia, la nostra cultura, la nostra artigianalità, ci stanno, ci hanno scippato un po' della nostra vita, la gente mangia ovunque, dando sfogo al rito del poco ma buono e soprattutto al nuovo rito del poco costoso. Forse sul buono ci sarebbe da fare una analisi migliore, ma tant'è.

Bisogna ricomunicare e ricominciare dalla semplicità ma non quella finta, quella vera, delle materie prime vere, dai vini con i ricarichi giusti, dalla sostenibilità di un nuovo rapporto con un cliente che è cambiato, con un mercato che è cambiato. Noi cuochi e ristoratori siamo gli unici in grado di poterlo fare. Lo faremo.