Gabrielle Hamilton con Matteo ScibiliaGabrielle Hamilton (nella foto, insieme a Matteo Scibilia, cuoco e collaboratore di Italia a Tavola), la famosa cuoca 45enne di New York titolare del ristorante 'Prune”, a East Village ha concluso la sua vista a Milano, dove a BookCity insieme a Bompiani, la sua casa editrice, ha presentato il suo libro, 'Blood, Bones, & Butter”, ovvero, 'Sangue, Ossa e Burro”.

Ho avuto la fortuna di accompagnare Gabrielle a cena e in giro per Milano. è stata una compagna  piacevole, Gabrielle è molto appassionata di cucina, la sua passione è semplice, curiosa innamorata della cucina italiana, suo marito è di Roma e la sua famiglia pugliese del Salento. Gabrielle è una esplosione di simpatia. Grazie al mio amico Guerrino, venerdì sera Gabrielle ha ricevuto il suo battesimo milanese presso Galdus, scuola di cucina e non solo, un'accoglienza calorosa, dove Gabrielle ha risposto a decine di domande degli allievi, e trasmettendo agli stessi la motivazione del suo lavoro di chef, che in fondo è il romanzo della sua vita. Una risposta su tutte, perché Sangue, Ossa e Burro?

Sangue ha risposto Gabrielle, perché e uno degli ingredienti degli alimenti che più utilizza, la carne, le ossa sono una diretta conseguenza, ma anche simbolo di fatica, il burro perché è uno degli ingredienti più usati in cucina.   

Gabrielle è la testimonianza vivente che la gavetta, soprattutto in questo lavoro è fondamentale, un'adolescenza travagliata, già a 12 anni si ritrova lavapiatti e con una mamma che tra le tante cose le cucina l'agnello arrosto con le prugne selvatiche, rimasta ben presto orfana il ricordo delle prugne la porterà appunto a chiamare il suo Ristorante 'Prune” anche se mi ha confessato che nei primi tempi anche a New York l'effetto non proprio gradevole delle prugne non incuteva simpatia, ma i complimenti della critica del New York Times, Michiko Kakutani, gli ha permesso di superare questa difficoltà.

Le persone hanno smarrito la capacità di decidere da soli cosa vogliono mangiare e seguendo questa massima di Michael Pollan, Gabrielle ha proprio fatto così a Milano. Affascinata dalla cucina italiana, venerdì sera ha voluto che la portassi in luogo tipico milanese, dove l'atmosfera fosse proprio quella che a lei piace, senza fronzoli, cosi la porto all'Osteria Acquabella in Porta Romana. Nervetti, cipolline all'aceto balsamico, salame di Cremona e Raspadura Lodigiana sono stati i primi sapori milanesi degustati, seguiti da Mondeghili e Risotto al Salto, accompagnati da un grande rosso dell'Oltrepò, anche il dessert nel segno più tipico, sbrisolona con crema mascarpone al cioccolato bianco. Fantastico era anche lo sguardo emozionato di Gabrielle. Il giorno dopo ben pranzo e cena all'Antica Trattoria della Pesa in zona Garibaldi, altro stile, ma il cotechino e la Costoletta alla milanese accompagnata da una Freisa vivace hanno colpito il gusto e la memoria di Gabrielle, che ha anche fatto una veloce vista a Eataly a Torino. Sabato sera, prima ha voluto visitare Peck, dove è rimasta affascinata dal nostro più grande emporio di eccellenza alimentare e anche dalla loro Enoteca, poi aperitivo da Bulgari ed infine grande chiusura con cena da Aimo e Nadia, stupendo, è stato il suo giudizio.

Ma i momenti più emozionanti Gabrielle li ha vissuti quando l'ho portata a visitare Golosaria, che apriva proprio sabato pomeriggio, e dopo aver conosciuto Paolo Massobrio e Marco Gatti ho dovuto trattenerla, Alice nel paese delle meraviglie, si era questo lo stato d'animo, toccare con mano ed assaggiare  in contemporanea le eccellenze dei nostri prodotti alimentari, il Culatello di Spigaroli, il Prosciutto crudo Brianzolo di Marco d'Oggiono, il riso Acquarello, la bagna cauda del Mongetto, il Grana Padano 24 mesi, il gelato di Roberto Andreoni di Concorezzo, i vini di Endrizzi sono alcuni delle emozioni vissute da Gabrielle.

Una chef donna e controcorrente il giudizio di molti critici, il suo ristorante da 30 coperti mi ha raccontato è con luci soffuse, il desiderio è di accogliere i clienti in casa propria, Prune il nome del suo ristorante è il suo sopranome da bambina, ma anche la sua cucina è quella di casa sua, di sua madre. Zucchine in agrodolce, menta fresca e chili, sandwich di uova e scaloppine di maiale, panini al burro e zucchero, dodici tipi di Bloody Mary, e sempre un cd dei Velvet Underground nello stereo. Questa è Gabrielle Hamilton, sono fiero di averla conosciuta