Susanna Cutini e Shady HasbunSocial cooking due termini usati per indicare un'alchimia di emozioni che permettono l'interscambio tra cuochi e clienti della ristorazione pubblica. Da questa necessità di partenza il laboratorio di ricerca dell'Accademia italiana di Gastronomia storica, diretto da Susanna Cutini (nella foto) e dello chef Shady Hasbun (nella foto), ha ideato un format basato su dei corsi di cucina da fare all'interno delle sale dei ristoranti durante l'orario di apertura di una delle serata meno frequentate.

«Quando ci siamo posti la domanda su come realizzare un progetto del genere - dice Susanna - siamo partiti dalla nostra amicizia personale cresciuta grazie alla passione condivisa per la cucina. Su questa base abbiamo pensato di proporre qualcosa che si basasse più sulle emozioni che sulle tecniche».

Gli ideatori hanno fatto interagire i desideri e le aspettative culinarie più diverse. è stato per questo che i corsi del Social Cooking non hanno livelli specifici di difficoltà ma permettono l'ingresso nel gruppo sia all'esperto che al profano cuciniere, con età variabile dai venti ai sessanta anni.

«Il nostro obiettivo - spiega lo chef - non deve essere quello di insegnare a preparare una singola ricetta, ma di fornire le basi per l'elaborazione di un piatto (risotto, pasta, dolce, ecc.), in modo che gli allievi, una volta tornati a casa potessero cucinare secondo i propri gusti. Per esempio: se spieghiamo come fare la base di un risotto poi indichiamo i diversi condimenti, più o meno complicati, che ognuno elabora in base al proprio grado di manualità».

Luogo di nascita della sperimentazione Social Cooking è stato il ristorante Le Rotte Ghiotte di Arezzo di proprietà di Shady. «Li - prosegue Susanna - abbiamo avuto modo di far preparare delle semplici ricette della tradizione, raccontando l'essenza dei piatti e tutte le variabili che stanno dietro al lavoro del ristoratore: scelta degli ingredienti, tecniche di cottura, stile si presentazione».

Nelle 2 ore del social cooking ogni iscritto completa personalmente 2 ricette, che una volta impiattate vengono assaggiate e condivise. è in questo momento finale che si tocca l'apice delle emozioni perché grazie alla convivialità cade ogni barriera.



Per il ristorante l'elemento socializzante non rimane solo un'esperienza emotiva, «perché - evidenzia Shady - il Social Cooking permette di incrementare gli incassi settimanali, grazie ai commenti positivi che si diffondono nella comunità, rafforzati dalle foto scattate durante la serata e pubblicate su Facebook. Per rispettare le problematiche economiche attuali il costo di partecipazione al corso è contenuto, e per questo si usano ingredienti stagionali e semplici, già presenti nella dispensa della cucina del ristorante. Non si propongono piatti con tartufi o pesci pregiati, ma si pone attenzione a ricette che abbiano una schietta qualità finale».

Info: www.facebook.com/groups/socialcooking