L'aumento di un punto percentuale dell'Iva (deciso dalla legge di stabilità, che il Consiglio dei ministri ha appena approvato) a cui sono soggette le attività di somministrazione, che passerà dal 10 all'11%, servirà ad inasprire il contesto di difficoltà in cui operano i pubblici esercizi. E si tratta di un una mazzata da 1,5 miliardi di euro sui consumi alimentari. Ne sono certi la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e Federalimentare.

Fipe si allinea così alle proteste della Confcommercio-Imprese per l'Italia, la struttura a cui aderisce, rimarcando come anche nelle attività di ristorazione si registreranno ulteriori contrazioni della domanda.

Molti sono i dubbi che l'abbassamento Irpef di un punto percentuale dei primi due scaglioni di reddito possa restituire maggiore potere d'acquisto ai cittadini e sostenere in qualche modo i consumi del mercato interno. Le due misure, secondo Fipe, non creeranno quella compensazione che è stata alla base del principio ispiratore di questo aspetto del ddl di stabilità.

Grave errore anche per Federalimentare: «Un grave errore la mancata cancellazione dell'aumento dell'Iva - dichiara il presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua Magliani - più volte annunciata dal Governo. L'incremento di un punto per le aliquote del 10 e del 21% è una mazzata da 1,5 miliardi di euro sui consumi alimentari che andrà a colpire, in un contesto già depresso, molti prodotti anche di prima necessità come ad esempio carni, prodotti ittici, acque minerali, yogurt, birra, vino, caffè e peserà molto di più sulle famiglie deboli già dal prossimo luglio. Per contro gli sgravi sulle due aliquote Irpef più basse andranno a beneficio solo dei cittadini che dispongono di un reddito superiore alla no tax area, escludendo un gran numero di indigenti e pensionati. Le famiglie, strette tra la morsa di una crescente pressione fiscale e gli effetti di una crisi che non accenna a risolversi, sono sempre più in difficoltà: a fine 2012 i consumi alimentari domestici registreranno una perdita cumulata, sull'arco degli ultimi sei anni, di ben 9 punti percentuali in termini reali, mentre sono ormai 3,3 milioni le persone che accedono a una qualche forma di assistenza alimentare. Con questi presupposti, l'aumento dell'Iva allontana le deboli prospettive di ripresa di fine 2013 e aggrava le difficoltà di cittadini e imprese del settore alimentare, la cui redditività sta progressivamente scendendo da molti anni e nel solo 2011 è calata di oltre il 3% mentre la produzione ha perso nell'ultimo biennio quasi il 3,5% con possibili ripercussioni sul versante occupazionale».


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