Referendum elettorale indispensabile per superare la crisi politica
La riforma elettorale è un passaggio obbligato per il superamento della legge attuale (il cosiddetto “Porcellum”). Qualunque iniziativa, come il referendum, può essere positiva. Pertanto ospitiamo volentieri l’appello di Mario Segni, che da anni chiede la realizzazione di un referendum elettorale
è ormai chiaro che la riforma della legge elettorale è un passaggio obbligato. L'iniziativa referendaria che spinge per tornare alla legge elettorale in vigore fino al 2005 consentirebbe il superamento della legge attuale (il cosiddetto 'Porcellum” di Roberto Calderoli). Non tanto nella direzione di un rafforzamento del sistema maggioritario, che ci ha regalato il bipolarismo delle coalizioni sterminate ed eterogenee, fatte apposta per vincere alle urne, ma poi incapaci di governare. Piuttosto un referendum per cancellare l'attuale legge elettorale e far rivivere la legge Mattarella, che prevedeva l'elezione dei deputati e dei senatori nei collegi uninominali maggioritari.A tal proposito ospitiamo volentieri un intervento di Mario Segni (nella foto sotto), che da anni si sta spendendo per la realizzazione di un referendum elettorale (fonte: www.camaldoli.org).
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Rimedi politici ad una crisi che è soprattutto politica
Quando abbiamo lanciato la campagna referendaria per la abrogazione del porcellum e il ripristino del collegio uninominale, ho sentito, accanto a molti incoraggiamenti e adesioni, una perplessità che si riassumeva in una domanda: ma in un momento così tragico, mentre l'Italia e il mondo vivono una crisi economica e finanziaria senza pari con prospettive paurose, è giusto imbarcarsi una campagna bella, giusta sin che si vuole, ma del tutto lontana dai problemi angosciosi che ormai toccano qualunque cittadino. Ne vale la pena? è una domanda sensata, e proprio per questo merita una risposta. E non ho dubbi: la risposta è sì.
Intendiamoci, nessuno di noi è così pazzo da pensare che una vittoria referendaria calmerebbe i mercati. Ma a parte l'ovvia considerazione che un Parlamento autorevole rafforzerebbe la capacità del sistema Italia di affrontare la crisi, c'è un'altra considerazione più forte e più immediata. Oltre che economica la crisi italiana è politica, anzi è forse sopratutto politica. Mi spiego. La crisi investe tutto l'Occidente, e forse tutto il mondo. I dati economici dell'Italia non sono fra i peggiori, anzi. Ma noi abbiamo una caratteristica tutta particolare: la straordinaria debolezza politica, con un governo debole e una opposizione evanescente. è questo che rende drammatica la nostra situazione. Se negli altri paesi non si sa che cosa si debba fare per uscire dalla crisi, in Italia nessuno sa chi possa fare qualcosa contro la crisi. Lo scioglimento anticipato del Parlamento ha dato alla Spagna una ventata di speranza e ha migliorato la sua posizione sui mercati. Il motivo è chiaro: di fronte a un governo ormai esausto c'è una opposizione pronta a prenderne il posto, con il suo leader, con i suoi uomini, con il suo programma. Nessuno sa se farà meglio o peggio, ma intanto l'alternativa c'è, è pronta.è questa la grande risorsa della democrazia: la possibilità di cambiare. In Italia non c'è. Il governo perde la fiducia dei cittadini ma questi non la rivolgono all'opposizione. Di qui il senso crescente d angoscia, di sfiducia, che incide pesantemente sull'economia. Di qui la accusa crescente della gente verso una classe dirigente sempre più definita 'casta”, qualcosa di lontano e di estraneo. Il porcellum, che ha istituito il 'parlamento dei nominati”, è uno degli strumenti più forti di chiusura, di immobilismo e quindi di conservazione della 'casta”. è il tappo che blocca una pentola che bolle sempre più forte. Non so se la sua cancellazione avvantaggerebbe qualcuno. Quello che so è che provocherebbe un ricambio enorme, creerebbe un parlamento di uomini nuovi.
Azzardo una facile previsione. Dai collegi uninominali uscirebbe un rappresentanza parlamentare quasi completante nuova. Pochi tra gli attuali parlamentari sarebbero in grado di sottoporsi a un giudizio diretto degli elettori. La dirigenza politica non ama il nostro referendum e ha tutta l'intenzione di votare per la terza volta con la lista bloccata. Crede di salvarsi e si condanna invece a una sorte peggiore. Un parlamento per la terza volta 'nominato” sarebbe del tutto screditato e privo di ogni consenso. Solo un bagno di democrazia, una assemblea di parlamentari scelti uno per uno dai cittadini può rilanciare la classe politica. Con la sua chiusura questa si sta suicidando. Ma il dramma non è il suo suicidio, ma la morte della democrazia, se non si cambia legge elettorale.
Mario Segni
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