Dalla lontana e gloriosa storia della ristorazione che come tutti sapete ha origine con la scoperta del fuoco e delle cotture, ne è passata di acqua nei bollitori. Abbiamo visto come un tempo i cucinieri, poi osti, poi cuochi, poi chef e poi star chef, abbiano segnato il destino del nostro Paese, che sta diventando ogni giorno ciò che mangia, una confusione di sapori e di ruoli in tutte le salse.

Un tempo si era ristoratori da generazioni, si ereditavano le cucine e i tavoli dai nonni e dai padri, oggi si apre un ristorante grazie alla propria fama data da altri impieghi, più o meno nobili e leciti. Ma la storia cambia con l'arrivo della stampa, Gutenberg dovrebbe avere una foto a lui dedicata in ogni ristorante, accanto alle stelle e alle vetrofanie (direi vetro-fans-manie). Un po' come accadde ai Romani che a un certo punto della loro espansione invasero e conquistarono la madre di tutte le culture: la Grecia.

Così si disse: Graecia capta ferum victorem cepit, ovvero 'la Grecia conquistata conquistò il feroce vincitore”. Ciò è accaduto a molti chef nella loro attività di ristorazione, presi da strane megalomanie, hanno pensato di poter diventare star grazie alle riviste e alla carta stampata in generale, di ogni tipo e 'parrocchia”, fino a esserne stati fagocitati, non ne possono più fare a meno, vivono per la stampa, vivono per un riconoscimento, cucinano per la loro storia, non per la leggenda della cucina italiana.

Sono passati di vincitori a vinti. Non sanno che un giorno, solo la leggenda sarà raccontata dalla storia. A tal proposito posso citare un mio adagio sulla cucina e sui bravi chef: chi cucina bene dorme bene, chi dorme bene non pecca, chi non pecca va in cielo, quindi chi cucina bene non pecca e va in cielo. Spero che anche gli chef possano tornare a guardare il cielo, stellato o nuvoloso, ma che sia il cielo, quello vero. Non voglio insegnare nulla, e nulla ho da suggerire ma tutto da imparare, anzi tutti dobbiamo ricordare che: 'Historia magistra vitae”.