Prospettive per il futuro: dai 5 punti chiave a una nuova strategia di sicurezza
Il regolamento Ce n. 882/04 prevede che le autorità competenti adottino delle strategie di controllo sulla sicurezza alimentare basate sulla valutazione del rischio. In tale contesto i 5 punti chiave sono stati utilizzati da altri Paesi europei quali punto di partenza per aumentare la sicurezza
Il regolamento Ce n. 882/04 prevede che le autorità competenti adottino delle strategie di controllo sulla sicurezza alimentare basate sulla valutazione del rischio. In tale contesto i 5 punti chiave sono stati utilizzati da altri Paesi europei quali punto di partenza per perseguire l'obiettivo di aumentare la sicurezza dei cibi in particolare nelle micro e piccole imprese.
Disporre di un quadro chiaro e condiviso di quali siano i fattori di rischio che possono determinare contaminazioni alimentari e delle modalità con le quali questi fattori possano essere controllati rappresenta un punto fondamentale per consentire un dialogo costruttivo tra le autorità competenti e le imprese.
Questo soprattutto nelle micro e piccole imprese, che rappresentano in Italia la parte preponderante del tessuto produttivo agroalimentare, e dove l'applicazione di sistemi di autocontrollo basati sui principi dell'Haccp risultano spesso di difficile attuazione e, pertanto, è indispensabile che l'autorità competente svolga un ruolo di indirizzo e supporto per migliorare la sicurezza delle produzioni orientando contemporaneamente l'attenzione del controllo ufficiale a quei requisiti che effettivamente hanno delle ricadute sul prodotto alimentare.
Si tratta di un obiettivo raggiungibile utilizzando i 5 punti chiave Ce.I.R.S.A. – ASL TO 5 – 05/05/2010 con un'interpretazione più ampia:
- l'igiene (abituatevi alla pulizia) comprendente le operazioni di sanificazione, con particolare riguardo alle superfici che vengono a contatto con gli alimenti, l'igiene del personale, il controllo degli infestanti e le operazioni di manutenzione;
- le contaminazioni crociate (separate gli alimenti crudi da quelli cotti);
- le temperature di cottura e/pastorizzazione (fate cuocere bene gli alimenti);
- il rispetto delle temperature di mantenimento (> 60°C per gli alimenti 'caldi” e refrigerazione o congelazione/surgelazione per gli alimenti freddi);
- impiego di acqua e materie prime sicure (utilizzare solo acqua e materie prime sicure) che comprende i controlli sulla potabilità dell'acqua ed i controlli sui fornitori.
In questo modo è possibile estendere i concetti dell'OMS al di là delle attività educative/formative consentendone una applicazione a tutte le realtà produttive con la garanzia di un approccio science based e di una maggior uniformità di linguaggio e di interpretazione con ricadute positive sulla sicurezza alimentare e sulla economia delle imprese.
Disporre di un quadro chiaro e condiviso di quali siano i fattori di rischio che possono determinare contaminazioni alimentari e delle modalità con le quali questi fattori possano essere controllati rappresenta un punto fondamentale per consentire un dialogo costruttivo tra le autorità competenti e le imprese.
Questo soprattutto nelle micro e piccole imprese, che rappresentano in Italia la parte preponderante del tessuto produttivo agroalimentare, e dove l'applicazione di sistemi di autocontrollo basati sui principi dell'Haccp risultano spesso di difficile attuazione e, pertanto, è indispensabile che l'autorità competente svolga un ruolo di indirizzo e supporto per migliorare la sicurezza delle produzioni orientando contemporaneamente l'attenzione del controllo ufficiale a quei requisiti che effettivamente hanno delle ricadute sul prodotto alimentare.Si tratta di un obiettivo raggiungibile utilizzando i 5 punti chiave Ce.I.R.S.A. – ASL TO 5 – 05/05/2010 con un'interpretazione più ampia:
- l'igiene (abituatevi alla pulizia) comprendente le operazioni di sanificazione, con particolare riguardo alle superfici che vengono a contatto con gli alimenti, l'igiene del personale, il controllo degli infestanti e le operazioni di manutenzione;
- le contaminazioni crociate (separate gli alimenti crudi da quelli cotti);
- le temperature di cottura e/pastorizzazione (fate cuocere bene gli alimenti);
- il rispetto delle temperature di mantenimento (> 60°C per gli alimenti 'caldi” e refrigerazione o congelazione/surgelazione per gli alimenti freddi);
- impiego di acqua e materie prime sicure (utilizzare solo acqua e materie prime sicure) che comprende i controlli sulla potabilità dell'acqua ed i controlli sui fornitori.
In questo modo è possibile estendere i concetti dell'OMS al di là delle attività educative/formative consentendone una applicazione a tutte le realtà produttive con la garanzia di un approccio science based e di una maggior uniformità di linguaggio e di interpretazione con ricadute positive sulla sicurezza alimentare e sulla economia delle imprese.

