Ristoranti italiani nel mondo La dura lotta contro i "falsari"
Secondo un’indagine di Isnart-Unioncamere, ciò che preoccupa è il dilagare della contraffazione e dei tanti falsi made in Italy che si trovano nel mondo. Il livello della cucina autentica italiana è ritenuto "alto" solo dal 29,6% degli intervistati, "medio" nel 43,4% dei casi e "basso" nel 27%
Sono un''arma” davvero speciale, capace di promuovere l'Italia all'estero come pochi altri. La gastronomia e i nostri prodotti tipici riescono a richiamare sempre l'attenzione dei turisti oltreconfine. Ed è inequivocabile come anche i ristoranti tricolori sparsi ormai in ogni angolo del globo abbiano grandissime potenzialità.
Non per nulla Unioncamere e Isnart hanno dato vita al progetto "Ristoranti italiani nel mondo", un'idea maturata sull'esperienza acquisita entro i confini nazionali con il marchio "Ospitalità Italiana". La cucina può diventare così vessillo del nostro Paese all'estero e generare nuovi flussi turistici a livello internazionale.
Ciò che preoccupa è il dilagare della contraffazione e dei tanti falsi Made in Italy che si trovano in giro per il mondo. Per analizzare il fenomeno e capire quali contromosse effettuare Isnart ha condotto un'approfondita indagine sul fenomeno, andando direttamente a intervistare i gestori dei ristoranti italiani che lavorano oltreconfine. Si sono scoperti così dati davvero emblematici, come per esempio che il livello della cucina autentica italiana è ritenuto alto solo dal 29,6% degli intervistati (giudizio "medio" nel 43,4% dei casi e "basso" nel 27%).
Fanno riflettere, poi, le risposte alle domande «chi fa la concorrenza più forte al suo locale» (con il 59,2% che dichiara i ristoranti "falsamente" italiani) e soprattutto «chi inserisce in menu ricette e usa prodotti non autenticamente italiani»: nella stragrande maggioranza dei casi catene e singoli ristoratori non di casa nostra che, così facendo, usano il falso Made in Italy per promuoversi, danneggiando nel contempo in modo consistente il nostro Paese. Secondo i due terzi dei ristoratori la concorrenza sleale la fanno insomma i ristoranti non italiani che inseriscono nel loro menu un piatto dal nome italiano, preparato però con ingredienti di dubbia provenienza. Con questi dati si capisce davvero bene che non basta un piatto dal nome italiano per fare un vero ristorante italiano. Bisogna quindi puntare sui nostri punti di forza, indicati dai risultati dell'indagine (nell'ordine): la qualità, la genuinità, la freschezza e le materie prime utilizzate dai "veri" ristoranti italiani; la conoscenza, la cultura e la professionalità; i sapori; la qualità dell'accoglienza, il servizio, l'ambiente e il personale di sala utilizzato.
Tutto ciò unito ai suggerimenti che i ristoratori danno alle nostre istituzioni per tutelare il Made in Italy, vera nostra caratteristica vincente. Primo: la certificazione di prodotti e ristoranti e le etichettature; secondo: i controlli sui prodotti e sul personale; terzo: la creazione di un elenco ufficiale di locali e prodotti e la creazione di un premio per chi rispetta le regole. In una parola tutelare il "brand" Italia nell'interesse di tutti. Certi che questo tipo di approccio metterà al bando una volta per tutte chi lucra sul falso e sulla contraffazione e si rivelerà un'arma vincente portando risultati positivi anche all'economia e al turismo di casa nostra.
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