Si è svolto nella magnifica cornice di Siracusa - città dalle molte suggestioni a cominciare dall'anfiteatro in cui ancor oggi i grandi testi del teatro greco assumono una dimensione fuori dal tempo e trasmettono emozioni straordinarie - il 29° Convegno nazionale dell'Onav, il primo da quando il Giorgio Calabrese ne ha assunto la presidenza. Il tema trattato, Il vino e i giovani, é argomento di grande attualità e importanza sociale e culturale per le molte conseguenze, anche economiche, di un corretto rapporto giovani-alcool.



Si tratta di una tematica su cui molti sentono il dovere di "pontificare" spesso conoscendola in modo superficiale, per cui il primo obiettivo è stato informare su caratteristiche dell'alcolismo giovanile in Italia e all'estero e relative problematiche. Si è trattato di un convegno di notevole concretezza con un numero contenuto di relazioni, tutte di grande spessore, che hanno arricchito culturalmente oltre che sul piano dell'informazione gli oltre 200 soci che dalle diverse regioni si sono dati appuntamento nella città di Pitagora.

Brillante - come sempre - l'intervento d'apertura del presidente Onav sul tema Vino e giovani in Italia. Il professor Giorgio Calabrese (nelle foto sotto, a sinistra) ha sottolineato con preoccupazione come sempre più spesso nel mondo giovanile (e purtroppo non solo in quello) si tenda a confondere il vino con i superalcolici: ne deriva per l'Onav - e per tutte le associazioni che operano nel comparto - il compito impegnativo, ma sempre più necessario e fondamentale di insegnare ai giovani il "bere ragionevole e responsabile" come strumento di salvaguardia sia della salute sia della società. è stato assodato che dopo aver seguito con profitto un corso organizzato professionalmente i partecipanti non solo cercano di più la qualità, ma imparando ad assaporare il vino tendono a berne meno.

L'Onav contribuisce alla diffusione dell'educazione al bere formando a livello nazionale circa 3.000 aspiranti assaggiatori sotto i trent'anni.
Interessantissimi i dati statistici forniti dal prof Calabrese: un milione e mezzo di giovani fino a 24 anni (e di questi 850.000 hanno meno di 18 anni) sono a rischio alcoolico e Veneto, Piemonte, Trentino e Alto Adige sono le regioni con il maggior numero di casi. Il fenomeno si manifesta dopo i 14 anni con il crescere del "consumo occasionale di vino" e la contemporanea diminuzione di quello regolare ai pasti (che riprenderà a crescere solo dopo i 35 anni).

L'occasionalità contiene numerosi elementi di pericolosità avvenendo generalmente a stomaco vuoto o senza ingerire cibi in misura sufficiente come invece accade nel corso di un pasto regolare. Inoltre spesso il vino viene mischiato con altre bevande alcoliche (anche se di bassa gradazione come la birra) e a superalcolici creando miscele molto pericolose spesso accompagnate dalla tendenza all'eccesso, particolarmente acuta tra i 16 e i 19 anni e tra i 22 e i 24.

Tendenza all'eccesso - da combattere con l'educazione al bere consapevole e a un'abitudine alimentare basata su pasti regolari con i cibi accompagnati da un bicchiere di buon vino - che peraltro non è particolarmente grave nel nostro Paese interessando il 6% degli Italiani (mentre il 76% beve poco, ma bene e quasi esclusivamente ai pasti) contro il 17% del Regno Unito e il 20% della Germania e le percentuali a due cifre di molti altri Paesi europei.

Ideale prosecuzione di quella del Presidente è stata la relazione del dottor Salvatore Magazzù sul tema Vino e giovani in Europa. Il relatore - che ha portato la sua esperienza di Responsabile della Formazione sulla Sicurezza Alimentare presso la Commissione Europea di Bruxelles - ha descritto in modo approfondito una situazione che genera sia notevoli danni alla salute, sia costi sociali non indifferenti (nel 2003 - ultimo dato disponibile - ammontavano all'enorme cifra di 125 miliardi di euro, pari all'1,5% del Pil europeo, con trend crescente negli anni successivi) con circa 195.000 morti annue, terza causa - dopo ipertensione e tabagismo - di morte prematura. I soggetti a rischio in Europa sono circa 55 milioni (10% della popolazione) cioè più o meno la popolazione del nostro Paese, numero ancor più impressionante se si pensa che la media dei consumi individuali di alcol è diminuita in questi ultimi 10 anni e che tale trend è tuttora in atto.

Una situazione così grave non poteva non determinare l'elaborazione di una comune strategia di prevenzione sanitaria e di contrasto basata su una campagna sviluppata nell'arco di cinque anni che punterà soprattutto alla promozione del bere responsabile e a una più intensa informazione sull'opportunità di bere meno quantità e maggiore qualità perché 'il vino è assolutamente compatibile con uno stile di vita sano”.

Ha completato quest'interessante panoramica Ottavio Arancio, professore di Patologia e Biologia al Medical Center della Columbia University di New York, che con Vino e giovani negli Usa ha svolto un'approfondita analisi sociologica degli attuali giovani statunitensi (definiti ‘Millennials' per essere divenuti maggiorenni all'inizio del nuovo secolo) che hanno più stimoli e positività nei confronti della vita rispetto alle generazioni che li hanno preceduti: il loro riferimento di comunicazione non è più il computer, ma internet strumento molto più socializzante. Gli amici fanno parte della loro famiglia e il consumo del vino è divenuto importante come forma di comunicazione e come stile di vita. Non hanno preclusioni verso i vini stranieri e preferiscono quelli rossi e a basso costo, anche se tutto è relativo poiché per una bottiglia non si spende mai meno di 15/20 dollari. Sono i giovani che in controtendenza rispetto all'Europa determinano il trend positivo del consumo del vino.

Le risposte ai problemi causati dall'eccessivo uso di alcol - nella società attuale dovuto soprattutto ai superalcolici - sono i limiti di tolleranza alcolica e l'etilometro per controllarli. Illuminante la relazione (Etilometro e precisione della rilevazione) del presidente del Comitato scientifico Onav prof. Vincenzo Gerbi - docente alla facoltà di Agraria dell'Università di Torino - che ha sottolineato come gran parte delle tipologie di etilometri in commercio abbiano alte percentuali di errore e quindi siano del tutto inaffidabili. La regola del tasso alcolemico, giusta nei principi, necessiterebbe per l'importanza delle sue implicazioni legali e sociali di strumentazioni più precise.

I contributi del dott. Dario Cartabellotta (Il Rinascimento dell'enologia siciliana e i giovani produttori) e del vicepresidente nazionale Onav Gianni Giardina (La vitivinicoltura siciliana) - che hanno illustrato una produzione che, grazie anche all'impegno delle giovani generazioni imprenditoriali, ha raggiunto i 6 milioni di ettolitri annui per un valore di 600 milioni di euro e la leadership tra le regioni italiane per i vini biologici - hanno concluso uno dei convegni più interessanti e formativi della storia dell'Associazione e ribadito la validità della tradizionale linea dell'Onav: il miglior deterrente agli eccessi alcolici è la cultura del bere che insegna la moderazione nelle quantità e la ricerca della qualità per assaporare veramente la gioia di un buon vino. Resta ferma la profonda differenza tra vino e superalcolici a tutti i livelli.