Negli stessi giorni in cui i ministeri dell'Industria e dell'Elettricità dell'Ecuador hanno annunciato un mega-piano quinquennale di sostituzione di 330mila frigoriferi che hanno più di 10 anni di vita con macchine ad alta efficienza tipo A assemblate nello stesso Ecuador, il mercato dei 'grandi bianchi” è in fermento per l'introduzione di nuove tecnologie e il conseguente lancio sul mercato di prodotti innovativi.

Con tutta probabilità siamo di fronte a un ennesimo passaggio epocale che rivoluzionerà i metodi casalinghi di conservazione del cibo, portandosi dietro modifiche necessarie e inevitabili anche per ciò che concerne gli stili di consumo. Non è la prima volta che il frigorifero si pone come avanguardia nella formulazione di un nuovo alfabeto del consumo alimentare. Accadde già, come è noto ormai, nei primi anni cinquanta, quando l'introduzione delle tecniche di conservazione a freddo e l'alimentazione elettrica misero sul piatto una nuova opportunità per tutte le famiglie: fare grandi scorte alimentari riducendo i costi di approvvigionamento in termini di denaro e tempo. Ovvio seguito fu il capitolare lento e ancora in atto delle piccole botteghe di prossimità e l'incremento sempre più impetuoso della Gdo.

Ad oggi aziende come Bosch e Siemens hanno messo a punto macchine che consentono di conservare i cibi come mai si è potuto fare prima. La Wellness Center di Bosch è una linea di frigoriferi di ultima generazione che offrono insieme un design e una tecnologia di primissimo piano. Pezzo forte sono i cassetti HydroFresh e il ChillerSafe, che consentono un aumento esponenziale dei tempi di conservazione grazie al controllo integrato dell'umidità e della temperatura. L'idea di marketing che sta alla base del prodotto è quella di trattare i cibi come se stessero in un vero e proprio centro benessere, pertanto i tempi di conservazione aumentano davvero tanto: mele +120%, carciofi +150%, carote +300%, fragole +400%.

Più interessante il taglio industriale di Siemens, che ha deciso di puntare molto il proprio marketing sul concetto di Green Economy. Il gigante tedesco ha proposto macchine dotate di energyControl, una funzione che monitora costantemente il consumo effettivo del frigorifero, mentre la funzione Eco consente la selezione automatica delle temperature ideali per garantire la perfetta conservazione degli alimenti con il minimo consumo.

è facile prevedere come la possibilità di conservare cibi così a lungo (parliamo di decine di giorni) allenterà ancora di più la tensione di dover rifornire la dispensa recandosi a fare compere, riducendo ulteriormente i momenti di incontro e scambio tra consumatori e negozianti (soprattutto sé di piccola taglia e di prossimità). è ovvio che la quantità consumata non varia sensibilmente al variare delle possibilità di conservazione, ma va anche tenuto in conto il fatto che ogni momento di contatto del cliente con il proprio fornitore costituisce sempre un'occasione per acquistare qualcosa in più e incrementare dunque le proprie spese.



Tirando le conclusioni di questa riflessione possiamo ipotizzare, senza troppi voli pindarici, uno scenario in cui la spesa sarà un momento sempre più diradato nel tempo, con conseguenze sull'economia del consumo che possiamo immaginare nella direzione di una forza sempre maggiore della Gdo. Senza parlare del fatto, molto rilevante a mio avviso, che queste direzioni tecnologiche vanno sempre più in controtendenza con alcuni trend molto vagheggiati e al momento giornalisticamente forti: il km zero, l'orto domestico, il biologico, il consumo di giornata. Tutte tematiche che cozzano inevitabilmente contro una tecnologia che ci permette di conservare a lungo i prodotti.

Delle due l'una: se aziende come Bosch e Siemens investono in tale direzione allora vuol dire che ancora molto c'è da fare nel ritorno a un consumo alimentare più naturale e bio-friendly. In caso contrario, potremmo piuttosto affermare che le esigenze di consumo siano ancora molto incentrate sulla facile reperibilità, sulla possibilità di ridurre i tempi di acquisto e sul risparmio ad ogni costo, anche a scapito della qualità e del buon gusto delle cose che mangiamo.