A Milano la rivoluzione del gazebo. Nuove regole e stop ai privilegi
In arrivo gli annunciati cambiamenti sulla tassa di occupazione del suolo pubblico milanese che interesseranno i bar all'aperto: saranno 54 le “zone” con altrettante tariffe e 10 milioni di euro in più da mettere in bilancio. Le tariffe saranno stabilite in base anche all’appetibilità della strada
La tanto attesa e annunciata piccola rivoluzione milanese delle attività produttive che interesserà in particolar modo i pubblici esercizi è sempre più vicina. Il Comune di Milano, come riporta il Corriere.it, ha deciso per un giro di vite sulla tassa d'occupazione del suolo pubblico. Il che significa nuove regole (tasse da pagare a seconda della zona in cui si trovano bar e ristoranti all'aperto), più controlli, più sanzioni a chi cerca di fare il furbo e meno privilegi. E, inoltre ci sarà un ufficio 'unico” in cui smaltire tutte le pratiche.
Saranno cinquantaquattro le 'zone” con altrettante tariffe e dieci milioni di euro in più da mettere in bilancio. Secondo l'assessore alle Attività produttive di Palazzo Marino, Franco D'Alfonso, si tratta di trasformare una materia 'esoterica” in una disciplina 'scientifica”.

Un obiettivo importante, quanto ostico, visto ciò che succedeva vino ad ora: per esempio, capita che un ristorante di corso Vittorio Emanuele paghi in dehors quanto uno di semi-periferia. Della 'rivoluzione dei gazebo” si è iniziato a discutere venerdì 4 novembre in giunta. L'assessore ha disegnato ai colleghi le primissime linee: 'pagare tutti, pagare meglio”, perché ora c'è chi versa troppo e chi troppo poco e questo dipende anche dal fatto che al momento esistono non più di sette-otto diverse tariffe.
La moltiplicazione delle 'aliquote” servirà allora a localizzare, quasi via per via, l' importo finale della tassa. Ogni strada avrà un proprio punteggio, a seconda dell'”appetibilità” determinata dalla posizione più o meno prestigiosa, destinato poi a diventare un elemento (da incrociare con i dati del catasto e dell'agenzia delle entrate) per calcolare il nuovo plateatico (la tassa sull'occupazione del suolo pubblico).
L'obiettivo è arrivare dunque a stabilire una sorta di tassa quasi personalizzata. Potrà accadere perfino che a un certo tratto di una via venga assegnato un coefficiente diverso da un altro tratto della stessa strada. «Le classifiche oggi in vigore sono obsolete - aggiunge l'assessore D'Alfonso - senza pianificazione. è giusto, invece, creare un differenziale tra le vie più prestigiose e quelle meno».
La riforma è necessaria anche per mettere ordine (e giustizia) anche in altri paradossi. Perché l'albero in piazza Duomo (griffato Tiffany, magari) deve portare in dote incassi analoghi a un anonimo alberello installato in una piazza di periferia? L'obiettivo è allora quello di mappare la città a seconda del pregio del 'suolo”. Sforbiciando le tantissime esenzioni concesse alle occupazioni 'temporanee”. «Non più del sette per cento di questo tipo d'installazioni paga la tariffa "piena"», racconta l'assessore. Una percentuale troppo bassa. «Obiettivo settanta, a regime». Si partirà dai patrocini, intanto. Non ci sarà più una correlazione diretta tra la concessione del logo del Comune e l'automatica esenzione dal pagamento della tassa d'occupazione. Il patrocinio, in altri termini, non porterà più un beneficio economico.
La rivoluzione si concluderà con una serie di 'agevolazioni” concesse ai commercianti. Per prima cosa lo snellimento della burocrazia, con l' ufficio 'unico” dove smaltire tutte le pratiche. Alla fine, tutta l'operazione dovrà portare in cassa dieci milioni di euro in più rispetto ai venti attualmente a bilancio.
Ad esprimere i suoi dubbi però Alfredo Zini, il vicepresidente di Epam (Confcommercio Milano): «Vedremo. Aspettiamo di incontrare l'assessore al tavolo di trattativa. Non vorremmo che s' iniziasse dalla parte sbagliata. Da chi cioè quella tassa l'ha sempre pagata». E poi si tratta di capire. «Capire se si tratta di una riforma organica del settore o del solito inutile balzello caricato sulle nostre spalle». Si capirà qualcosa già settimana prossima con il tavolo di lavoro convocato in assessorato. Poi arriverà l'approvazione in giunta, quindi quella del Consiglio comunale.
Dati:
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A Milano nuove regole per dehors e bar Tasse, agevolazioni e stop ai privilegi
Saranno cinquantaquattro le 'zone” con altrettante tariffe e dieci milioni di euro in più da mettere in bilancio. Secondo l'assessore alle Attività produttive di Palazzo Marino, Franco D'Alfonso, si tratta di trasformare una materia 'esoterica” in una disciplina 'scientifica”.

Un obiettivo importante, quanto ostico, visto ciò che succedeva vino ad ora: per esempio, capita che un ristorante di corso Vittorio Emanuele paghi in dehors quanto uno di semi-periferia. Della 'rivoluzione dei gazebo” si è iniziato a discutere venerdì 4 novembre in giunta. L'assessore ha disegnato ai colleghi le primissime linee: 'pagare tutti, pagare meglio”, perché ora c'è chi versa troppo e chi troppo poco e questo dipende anche dal fatto che al momento esistono non più di sette-otto diverse tariffe.
La moltiplicazione delle 'aliquote” servirà allora a localizzare, quasi via per via, l' importo finale della tassa. Ogni strada avrà un proprio punteggio, a seconda dell'”appetibilità” determinata dalla posizione più o meno prestigiosa, destinato poi a diventare un elemento (da incrociare con i dati del catasto e dell'agenzia delle entrate) per calcolare il nuovo plateatico (la tassa sull'occupazione del suolo pubblico).
L'obiettivo è arrivare dunque a stabilire una sorta di tassa quasi personalizzata. Potrà accadere perfino che a un certo tratto di una via venga assegnato un coefficiente diverso da un altro tratto della stessa strada. «Le classifiche oggi in vigore sono obsolete - aggiunge l'assessore D'Alfonso - senza pianificazione. è giusto, invece, creare un differenziale tra le vie più prestigiose e quelle meno».
La riforma è necessaria anche per mettere ordine (e giustizia) anche in altri paradossi. Perché l'albero in piazza Duomo (griffato Tiffany, magari) deve portare in dote incassi analoghi a un anonimo alberello installato in una piazza di periferia? L'obiettivo è allora quello di mappare la città a seconda del pregio del 'suolo”. Sforbiciando le tantissime esenzioni concesse alle occupazioni 'temporanee”. «Non più del sette per cento di questo tipo d'installazioni paga la tariffa "piena"», racconta l'assessore. Una percentuale troppo bassa. «Obiettivo settanta, a regime». Si partirà dai patrocini, intanto. Non ci sarà più una correlazione diretta tra la concessione del logo del Comune e l'automatica esenzione dal pagamento della tassa d'occupazione. Il patrocinio, in altri termini, non porterà più un beneficio economico.La rivoluzione si concluderà con una serie di 'agevolazioni” concesse ai commercianti. Per prima cosa lo snellimento della burocrazia, con l' ufficio 'unico” dove smaltire tutte le pratiche. Alla fine, tutta l'operazione dovrà portare in cassa dieci milioni di euro in più rispetto ai venti attualmente a bilancio.
Ad esprimere i suoi dubbi però Alfredo Zini, il vicepresidente di Epam (Confcommercio Milano): «Vedremo. Aspettiamo di incontrare l'assessore al tavolo di trattativa. Non vorremmo che s' iniziasse dalla parte sbagliata. Da chi cioè quella tassa l'ha sempre pagata». E poi si tratta di capire. «Capire se si tratta di una riforma organica del settore o del solito inutile balzello caricato sulle nostre spalle». Si capirà qualcosa già settimana prossima con il tavolo di lavoro convocato in assessorato. Poi arriverà l'approvazione in giunta, quindi quella del Consiglio comunale.
Dati:
- 54 le zone in cui sarà divisa la città. A ognuna corrisponderà un coefficiente e quindi un importo diverso
- 20 i milioni di euro che ogni anno il Comune di Milano incassa dalla tassa d'occupazione del suolo pubblico
- 6mila i locali tra bar, ristoranti e discoteche della città. Di questi oltre 2mila occupano parte del suolo pubblico
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