Il 28 ottobre è indubbiamente un giorno "fatidico" per l'Italia: infausto quello del 1922 con la Marcia su Roma di mussoliniana memoria, fortunato quello del 1951 quando l'allora presidente della Camera di commercio di Asti Aldo Pronzato con la collaborazione del grande enologo Carlo Mensio (che ne divenne il primo presidente) creò l'Ordine nazionale assaggiatori vino (Onav) formato soprattutto da enotecnici e da esperti in enologia e al quale si accedeva per meriti enologici e non per corsi ed esami. Fu solo verso l'inizio degli anni Ottanta sotto la presidenza di Giovanni Borello che l'Ordine si trasformò in Organizzazione aprendosi a tutti gli appassionati promossi all'esame previsto al termine dei corsi sulle tecniche d'assaggio. Il 6 luglio 1981 l'Onav ottenne il riconoscimento giuridico.



Ma da cosa nacque l'esigenza di creare l'Ordine degli assaggiatori? Indubbiamente dalla situazione dell'enologia italiana alla metà del secolo scorso: molta quantità e poca qualità. Le conoscenze enologiche e la cultura del tempo (il vino era ancora un alimento primario per larghe fasce della popolazione e i consumi pro capite molto alti) portavano i contadini a produrre la maggiore quantità di uva possibile non applicando altre tecniche in vigna se non la protezione delle viti dalle malattie. Le pratiche in cantina erano poi estremamente elementari.

D'altra parte il giudizio su un vino era semplificato: buono o cattivo e veniva pronunciato da persone generalmente senza alcuna formazione enologica quali i mediatori. Situazione peraltro che corrispondeva alla mancanza di cultura (e di curiosità) sul bere di quasi tutta la popolazione. L'Onav fu la prima struttura che si pose l'obiettivo di accrescere la qualità del vino italiano attraverso le conoscenze del consumatore e la codificazione di uno schema d'assaggio che - indicando alcuni parametri e minimizzando il fattore personale fino a quel momento prevalente - potesse rendere il più oggettivo possibile il giudizio su un vino. Un grande risultato fu quello di realizzare con l'Associazione enotecnici italiani e alcuni tecnici francesi una scheda d'assaggio utilizzata fino agli anni novanta.

Si deve inoltre al primo presidente Onav (Carlo Mensio) la pubblicazione della prima opera sulla tecnica di assaggio del vino. Da Mensio il testimone passò a un altro grande enologo, Ercole Garrone, che guidò l'Onav fino all'inizio degli anni settanta e successivamente al già citato Giovanni Borello (il presidente della Camera di commercio di Asti al quale si deve la creazione della Douja d'or).

Quarto presidente fu l'enologo Adriano Rampone che con l'aiuto del giovane Bruno Rivella - che dopo la presidenza di Vainer Salati (preside della scuola di enologia di Alba) diverrà il sesto presidente dell'Organizzazione - sviluppò il lungo percorso della diffusione dell'Organizzazione sul territorio nazionale. Un camino che ha raggiunto con l'attuale presidenza del professor Giorgio Calabrese un primo importante e fondamentale traguardo: una delegazione in tutte le province.

Coadiuvato dall'attenta ed entusiasta attività di un Consiglio nazionale giovane e dinamico - coordinato dalla capacità e competenza del pro-presidente Vito Intini - l'attuale presidente ha raggiunto altri ambiziosi obiettivi come l'apertura di una delegazioni Onav in un Paese sempre più strategico per il futuro delle nostre esportazioni quale la Cina, e presenze in Argentina, Corea del Sud e Giappone.

Continua quindi l'impegno a favore del vino italiano che fu all'origine dell'Onav e l'attività di formazione del consumatore passando dalla necessità di conoscere il vino alla diffusione del concetto di ‘consumo responsabile (unica risposta logica ed equilibrata a superficiali, dannose e controproducenti criminalizzazioni) specialmente tra i giovani avviando le sezioni Juniors e Universitari per collaborare con le scuole inferiori e superiori a una corretta informazione e conoscenza, perché come dice il presidente Calabrese - noto nutrizionista - 'il vino bevuto moderatamente fa bene alla salute”.


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