Marcia indietro sul taglio ai buoni pasto per i dipendenti statali. Come riporta il Messaggero.it, a chiudere la querelle che si era scatenata per la misura che avrebbe tolto ai lavoratori del pubblico impiego i ticket per le giornate con orario inferiore alle otto ore ci ha pensato Palazzo Chigi che, in una nota, ha bollato come «fuori luogo e strumentale» ogni polemica sull'argomento, dal momento che «la norma relativa a una presunta riduzione dei buoni pasto per i dipendenti pubblici non figura nella versione definitiva della legge di stabilità approvata dal Consiglio dei ministri». Anche perché, come ha spiegato successivamente il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, attraverso il suo portavoce, ci sono «profili di incostituzionalità e problemi applicativi» per le norme su «buoni pasto ed equo indennizzo».

«Aver anche solo ipotizzato il taglio dei buoni pasto per i dipendenti pubblici nella legge di stabilità è, da una parte, segno delle difficoltà con la quale si sta ricercando la quadra al bilancio pubblico, e dall'altra, anche l'approssimazione nella quale questa ricerca si sviluppa». è questo il commento di Lino Stoppani, presidente Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio Imprese per l'Italia, al provvedimento che di fatto sostituisce la Finanziaria.

«è grave - prosegue Stoppani - che questa idea sia arrivata proprio in un momento di forte crisi, dove gli italiani hanno bisogno di azioni che rilancino i consumi e facciano ripartire l'economia del paese. Mentre il settore dei pubblici esercizi cerca tutti i modi per fronteggiare il calo del potere d'acquisto dei cittadini, anche assorbendo i numerosi aumenti che interessano i  i costi di gestione delle loro attività , lo Stato con questo taglio sarebbe andato nella direzione opposta,  con un intervento su un elementi della retribuzione oggi già molto maltrattato e che ha anche una caratterizzazione sociale».

Dello stesso parere Franco Tumino, presidente Anseb, l'associazione emettitori buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio in merito al provvedimento annunciato, poi smentito da fonti governative: «Prendiamo atto con soddisfazione della smentita di Palazzo Chigi sul taglio dei buoni pasto per i dipendenti statali nella legge di stabilità. Speriamo che non la ripropongano nel decreto sviluppo, tramutandolo in un decreto 'inviluppo”».

«Anziché proporre misure per lo sviluppo - prosegue Tumino - il Governo suggerisce di togliere il pane di bocca ai lavoratori. Ricordiamo che fra gli statali ci sono anche le forze dell'ordine che rischiano ogni giorno la propria vita per garantire l'incolumità e la sicurezza di tutti i cittadini, come dimostrato in questi giorni. I buoni pasto sono un diritto importante che consente a molte famiglie di dare un contributo al problema della 'quarta settimana”. Tagliare questo diritto comporta una evidente iniquità, un ulteriore colpo al reddito delle famiglia e alla domanda interna. Lo Stato risparmierebbe più di un miliardo, ma a scapito dei lavoratori perché lo sottrarrebbe alla spesa familiare o ai risparmi delle persone, con un effetto economico negativo moltiplicato a cascata sui consumi procurando un ulteriore effetto recessivo. Meno male che ci hanno rapidamente ripensato, ma c'è da domandarsi come mai una tale misura sia semplicemente venuta in mente al Governo».