No a richiose confusioni tra vino e droga. Calabrese: Paragonarli è una fesseria!
Il vino sembra particolarmente portato ad essere destinatario di facili e generiche conclusioni di quanti non fanno il minimo sforzo per distinguerlo ad esempio dall'alcol. Calabrese (Onav): «Immaginare che bere consapevolmente vino possa essere equiparato al consumo di droga è una fesseria»
Tot capita tot sententiae recita un antico e saggio detto latino: ognuno quindi è libero di esporre il proprio pensiero. Quando lo riteniamo sbagliato, sta a noi confutarlo e dimostrarne l'errore. Il vino sembra particolarmente vocato a essere destinatario di facili e generiche conclusioni di quanti non fanno il minimo sforzo per distinguere ad esempio tra vino e alcol (se infatti è vero che nel vino vi è una componente alcolica è altrettanto vero che interagisce con moltissime altre sostanze positive per la nostra salute) e comunque quest'ultimo non può essere paragonato a nessuna droga, nemmeno la più leggera. Il caso più recente di confusionaria generalizzazione è fornito da uno studio di David Nutt, consulente fino al 2009 del Governo inglese per le droghe e successivamente allontanato per le sue posizioni forse un po' eccentriche. Nutt in uno studio pubblicato dalla rivista britannica Lancet sostiene che se le droghe fossero classificate per il danno che producono, gli alcolici non solo dovrebbero rientrare nella categoria A, ma in una valutazione da 1 a 100 avrebbero un punteggio di 72, mentre l'eroina raggiungerebbe "appena" 55 e il crack 54. Ma non solo: gli alcolici sarebbero 3 volte più pericolosi della cocaina e via a seguire con altri esempi del genere. Affermazioni anche divertenti se non fossero tremendamente serie la disinformazione e le conseguenze che potrebbero causare.
Bene ha controbattuto il presidente Onav Giorgio Calabrese (nella foto) - quale specialista nutrizionista e appartenente alla squadra internazionale di scienziati che si occupano di "vino e salute" - intervistato sull'argomento dalla trasmissione Rai Unomattina ricordando le diverse abitudini di vita e di alimentazione dell'Europa del Nord (cui probabilmente l'articolo di Lancet si riferiva) e il nostro mondo: «Quando parliamo della cultura e dell'alimentazione dei Paesi mediterranei dove viviamo, non è corretto, ma dannoso equiparare il consumo di alcol a un moderato consumo di vino inserito nella dieta mediterranea. Il solo immaginare che bere consapevolmente vino possa essere equiparato al consumo di qualsiasi droga, è una fesseria che per ora nessuno ha scritto - per fortuna - ma che qualcuno forse ha immaginato leggendo lo studio di David Nutt. Non ci stancheremo mai di ripetere che il vino si degusta e che non si beve e anche a tavola deve essere un'esperienza gratificante con abbinamenti enogastronomici appropriati!».

