Autunno nero per gli hotel 26% pensa al taglio del personale
Nel trimestre settembre-novembre 2010, rispetto al 2009, la differenza (saldo) tra la quota di albergatori che prevedono un aumento delle presenze e quella di chi prevede una diminuzione è negativa (-23,9%). Il 9,7% delle strutture dichiara che nel periodo in questione l'esercizio resterà chiuso
Gli albergatori non sono ottimisti sulle presenze nei prossimi mesi. E il 26,1% pensa che ridurrà il numero degli occupati. Nel trimestre settembre-novembre rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente, la differenza (saldo) tra la quota di coloro che prevedono un aumento e quella di chi prevede una diminuzione è negativa (-23,9%).
è quanto emerge dalla rilevazione Istat sul movimento alberghiero, che raccoglie anche le opinioni degli operatori sull'andamento del turismo e dell'occupazione nel trimestre successivo al periodo osservato, al fine di fornire informazioni sulle tendenze in atto nel settore.

Rispetto allo stesso periodo del 2009, tuttavia, si registra un dato meno negativo: nell'analoga rilevazione dello scorso anno, infatti, il saldo negativo era risultato di ampiezza superiore (-29,1%).
A livello territoriale, il saldo assume valori negativi in tutte le ripartizioni geografiche, con valori compresi tra -35% nel sud e isole e -15,4% nel nord-est. Il saldo negativo è maggiore per il turismo nazionale (-25,2%) rispetto a quello estero (-21%).
Dalle indicazioni degli operatori riguardanti l'andamento dell'occupazione nel trimestre settembre-novembre 2010, rispetto al medesimo periodo del 2009, risulta che la quota di albergatori che esprimono l'intenzione di diminuire il numero degli occupati è pari, per il complesso del Paese, al 26,1% (era il 26,8% nella corrispondente rilevazione dello scorso anno).
La quota di quelli che si orientano in senso opposto è limitata al 3,4% (3,1% lo scorso anno). Il saldo tra le incidenze dei giudizi positivi e negativi è ovunque sfavorevole, con una intensità massima nel Sud e isole (-29,6%) e minima nella ripartizione nord-est (-17,5%).
Il 9,7% degli albergatori dichiara che nel trimestre settembre-novembre 2010 l'esercizio resterà chiuso (lo scorso anno tale percentuale era stata del 12,3%); l'incidenza più alta si registra nell'Italia nord-orientale (13,5%), la più bassa nell'Italia meridionale e insulare (5,3%).
«La crisi economica - sottolinea Filippo Donati, presidente di Asshotel-Confesercenti - continua a produrre i suoi effetti negativi sul turismo. A confermarlo sono i dati dell'Istat sugli arrivi e le presenze nelle strutture alberghiere italiane che ribadiscono la tendenza a vacanze di più breve durata o comunque a basso costo. Mentre infatti gli stranieri continuano a venire nel nostro Paese comprimendo la durata della permanenza, gli italiani sono costretti a stringere la cinghia e, sempre più spesso, a rinunciare anche a qualche giorno in albergo. Il numero di alberghi che cessano l'attività o si riciclano in altre parla chiaro: il turismo ha bisogno di interventi capaci di incentivare nuovi investimenti, di garantire il rilancio e di restituire capacità competitiva o il primato dell'Italia come meta turistica a livello internazionale finirà per essere soltanto un ricordo».
è quanto emerge dalla rilevazione Istat sul movimento alberghiero, che raccoglie anche le opinioni degli operatori sull'andamento del turismo e dell'occupazione nel trimestre successivo al periodo osservato, al fine di fornire informazioni sulle tendenze in atto nel settore.

Rispetto allo stesso periodo del 2009, tuttavia, si registra un dato meno negativo: nell'analoga rilevazione dello scorso anno, infatti, il saldo negativo era risultato di ampiezza superiore (-29,1%).
A livello territoriale, il saldo assume valori negativi in tutte le ripartizioni geografiche, con valori compresi tra -35% nel sud e isole e -15,4% nel nord-est. Il saldo negativo è maggiore per il turismo nazionale (-25,2%) rispetto a quello estero (-21%).
Dalle indicazioni degli operatori riguardanti l'andamento dell'occupazione nel trimestre settembre-novembre 2010, rispetto al medesimo periodo del 2009, risulta che la quota di albergatori che esprimono l'intenzione di diminuire il numero degli occupati è pari, per il complesso del Paese, al 26,1% (era il 26,8% nella corrispondente rilevazione dello scorso anno).
La quota di quelli che si orientano in senso opposto è limitata al 3,4% (3,1% lo scorso anno). Il saldo tra le incidenze dei giudizi positivi e negativi è ovunque sfavorevole, con una intensità massima nel Sud e isole (-29,6%) e minima nella ripartizione nord-est (-17,5%).
Il 9,7% degli albergatori dichiara che nel trimestre settembre-novembre 2010 l'esercizio resterà chiuso (lo scorso anno tale percentuale era stata del 12,3%); l'incidenza più alta si registra nell'Italia nord-orientale (13,5%), la più bassa nell'Italia meridionale e insulare (5,3%).
«La crisi economica - sottolinea Filippo Donati, presidente di Asshotel-Confesercenti - continua a produrre i suoi effetti negativi sul turismo. A confermarlo sono i dati dell'Istat sugli arrivi e le presenze nelle strutture alberghiere italiane che ribadiscono la tendenza a vacanze di più breve durata o comunque a basso costo. Mentre infatti gli stranieri continuano a venire nel nostro Paese comprimendo la durata della permanenza, gli italiani sono costretti a stringere la cinghia e, sempre più spesso, a rinunciare anche a qualche giorno in albergo. Il numero di alberghi che cessano l'attività o si riciclano in altre parla chiaro: il turismo ha bisogno di interventi capaci di incentivare nuovi investimenti, di garantire il rilancio e di restituire capacità competitiva o il primato dell'Italia come meta turistica a livello internazionale finirà per essere soltanto un ricordo».

