Con la bella stagione è di rigore interrogarsi sull'andamento dell'economia italiana e in particolare sulle previsioni dei consumi. L'Istat ci ha comunicato finora i dati ufficiali del Pil annuale e il risultato non è confortante. Il prodotto interno lordo è calato nel 2009 del 5,1%, nonostante a un certo punto del 2009 si fosse cominciato ad annunciare l'uscita dal tunnel. Dichiarazioni di speranza erano sulla bocca di tutti. Non si faceva altro che inviare segnali incoraggianti nella speranza o nell'ipotesi costruita a tavolino che la crisi si superasse con l'ottimismo delle belle parole.

Per sapere se effettivamente il peggio è passato dovremo aspettare almeno i dati sulla ricchezza relativi al primo trimestre 2010. Vero è che la leggera crescita del periodo luglio-settembre, con un Pil appena appena sopra lo zero (0,6%) è stata, purtroppo, ampiamente smorzata dall'ultimo trimestre 2009 con i dati ancora con il segno meno (-0,3%).
L'analisi sui motivi di queste oscillazioni è bene lasciarli agli economisti, ma rincuora il fatto che l'unico momento positivo in un'annata di economia da dimenticare abbia coinciso con il pieno della stagione turistica. Pur non potendo avere la presunzione di poter vantare il merito dell'unico periodo di crescita, è di conforto e di sprono per la categoria almeno essere a conoscenza a questa coincidenza.

Sarà utile per gli esercenti concentrarsi su questo pensiero positivo, poiché quest'anno la stagione turistica si potrebbe presentare meno favorevole di altre annate. Il calendario del 2010 non fornirà grandi occasioni di microvacanze a cui gli italiani sembrano essersi dedicati, sia per un nuovo stile di vita, sia per una questione di portafoglio. Le festività sono tutte lontane fra loro e non consentono ponti neanche con i fine settimana.

Secondo un sondaggio di Eurobarometro, mentre tutta l'Europa programma i propri viaggi, l'Italia è il Paese più depresso; in pratica è l'ultimo a mettere mano al piano ferie. Anzi, pare che molti abbiano già deciso di rinunciare alle vacanze e chi pensa solo a mini-fughe dalla città potrebbe finire per rifugiarsi nella tanto temuta offerta alternativa in grado di far credere ai consumatori che spenderanno meno e staranno bene ugualmente. Noi sappiamo bene che non è così, perché la qualità ha il suo costo e il raffronto non può essere fatto solo sulla base dei prezzi, rischiando di emulare le gare di appalto al massimo ribasso, ma sul rapporto qualità-prezzo, cioè sulla base dell'offerta economicamente vantaggiosa.

Il nostro problema, dunque, diventa un altro: come far sapere a questo consumatore spaesato e impoverito che esiste, per usare un gioco di parole, un'alternativa all'offerta alternativa? Che sarebbe poi l'offerta enogastronomia tradizionale rinnovata e rivisitata.
Sempre secondo l'Eurobarometro, chi in Europa ha invece già programmato le ferie (49% dei cittadini Ue) ha anche già messo da parte i soldi per il viaggio. Ma, esclusi i rassegnati a stare a casa (21%), tutti gli altri cercano di partire risparmiando. Sul fronte dei viaggi, i voli low cost sembrano aver risolto il problema. Per il resto si affideranno a un fai-da-te, disdegnando agenzie e tour operator. Quella che sembrerebbe la brutta notizia di turisti scarsi e pure squattrinati potrebbe diventare invece un'occasione d'oro per la ristorazione in grado di offrire le tipicità del territorio a chi vuole nutrirsi di esperienze culturali e tradizioni.

E se noi ristoratori saremo in grado di trasmettere il messaggio che è proprio la nuova 'vecchia trattoria” a garantire quella qualità ricercata anche nei piatti infarciti di sapere delle ricette della nonna, non avremo nulla da temere. Il tutto però dovrà passare per una comunicazione nuova, che si rivolga direttamente ai consumatori che non tralasci i nuovi strumenti. Il turista di oggi (sempre secondo Eurobarometro) utilizza internet per mettere a punto il proprio itinerario e noi non possiamo farci trovare sprovvisti dei mezzi con cui dialogare.