Alle origini dell'enologia occidentale Viaggio in Grecia insieme all'Onav
La Grecia può essere considerata patria dell’enologia occidentale e i suoi vini erano ovunque molto famosi, specialmente quelli dolci. Un incontro con i vini greci si è svolto nella sede milanese dell’Onav: per la prima volta la Grecia è stata protagonista di un banco assaggio aperto al pubblico
Un'importante incontro con i vini greci si è svolto nella sede milanese dell'Onav lo scorso 24 maggio. Si è trattato di una primizia, infatti per la prima volta la Grecia è stata protagonista di un banco assaggio aperto al pubblico. Numerosissimi gli appassionati e i curiosi che hanno affollato la sala di via Termopili degustando e scoprendo, a volte con viva sorpresa, vini sconosciuti quasi a tutti. Chi invece - generalmente in virtù di viaggi o vacanze in Grecia - li conosceva, almeno in parte, ha avuto il piacere di ritrovarli. Sono stati il console Emmanuel Stantzos e gli enologi Stelios Logothetis e Douloufakis Nikos a illustrare nel corso di un affollato incontro con la stampa e gli operatori le caratteristiche di una delle più antiche viticolture. La coltura della vite e la produzione del vino erano già note sia ai Babilonesi sia agli Egiziani, ma è l'antica Ellade che le diffonde: colonizzando un territorio i Greci insieme alla raffinata civiltà di cui erano detentori portavano anche la coltura della vite e la cultura del vino, e non poteva essere altrimenti visto che al vino avevano dedicato uno dei loro Dei più simpatici e "allegri" (Dioniso - diverrà Bacco per i Latini - per il quale erano previste specifiche feste) e che consideravano il "nettare di Dioniso" una bevanda sacra: ad esempio vi sono reperti archeologici che testimoniano come nella civiltà micenea (prima del 1600 a.C.) il vino era utilizzato anche nei riti religiosi.
La Grecia può, quindi, essere considerata patria dell'enologia occidentale e i suoi vini erano ovunque molto famosi, specialmente quelli dolci. I Greci esportarono i loro vitigni nei Paesi colonizzati (in Italia alcuni odierni vini con la parola "greco" probabilmente derivano da qui vitigni) e contribuirono molto a creare e a diffondere le tecniche enologiche. Il seme gettato dai Greci fu sviluppato dall'antica Roma che adottò la stessa strategia nella diffusione della coltura della vite, approfondì e sviluppò le tecnologie e radicò talmente la cultura del vino in tutti i popoli che fecero parte dell'Impero da farla sopravvivere alla sua caduta, alle invasioni barbariche e al Medioevo. Non così avvenne in Grecia: con il declinare della civiltà ellenica, con l'avvento dell'Impero Bizantino e il dominio commerciale dei Veneziani (che imposero i loro vini) la viticoltura entrò in una lunga fase di recessione aggravata successivamente dal lungo periodo di dominazione ottomana, proprio quando nel resto d'Europa le tecniche enologiche - sopravissute grazie all'attività dei Conventi - conoscevano una nuova fase di sviluppo. L'antica fama e qualità restò un ricordo storico fino all'ultimo ventennio del secolo scorso quando l'enologia greca ha dato segni di risveglio. Il sistema che disciplina la qualità (creato nel 1971 e aggiornato dieci anni dopo, nel 1981, in seguito dell'entrata del Paese nella Comunità Economica Europea) ha come modello quello delle Aoc francesi con l'indicazione di specifiche regioni vinicole, varietà di uve coltivabili, sistemi di coltivazione, pratiche di vinificazione e norme per le etichette ed è articolato in tre denominazioni. Al vertice della qualità è la Denominazione di Origine che si articola in Denominazione di Origine di Qualità Superiore (Opap) e Denominazione di Origine Controllata (Ope). Entrambe le categorie prevedono sia per i bianchi sia per i rossi la Riserva e la Gran Riserva, qualifiche attribuite sulla base del periodo di affinamento (dai due ai quattro anni) in relazione anche alla permanenza in barrique (da sei mesi a due anni).
è il livello qualitativo che corrisponde alle Doc e Docg e alla francese Aoc. Alla nostra Igt corrisponde la Topikos Oenos: la regione di produzione è ampia e possono essere utilizzate uve di vitigni sia autoctoni sia internazionali (in Francia sono i Vin de Pays). Il gradino successivo, cioè quello corrispondente ai nostri "vini da tavola" è rappresentato dagli Epitrapezios Oenos per ottenere i quali si possono usare anche uve provenienti da regioni diverse. Gli Epitrapezios Oenos comprendono una denominazione particolare, la Cava, relativa al periodo di affinamento del vino e alla permanenza in barrique (due anni con sei mesi di barrique per i bianchi e tre anni con un minimo di sei mesi in barrique nuova e un anno in barrique di secondo passaggio, per i rossi). I vitigni coltivati sono soprattutto autoctoni (ne esistono circa 300) e le zone di produzione sono prevalentemente quelle dell'antica Grecia: Macedonia, Tessaglia, Peloponneso, le isole dell'Egeo e l'isola di Creta.
Una delle zone più famose per i vini rossi è Naoussa (in Macedonia): i suoi vini - ottenuti da uve Xynomavro - sono corposi e importanti. Anche a Rapsani (in Tessaglia nei pressi del Monte Olimpo) si producono ottimi rossi da uve Xynomavro, Stavroto e Trassato. Il Peloponneso (38% della superficie vitata) è forse la regione più ricca di aree famose per la viticoltura: Nemea (è considerata la nuova perla della viticoltura greca. L'altitudine tra i 450 e i 600 m. e le condizioni climatiche originano ottimi vini - i rossi sono prevalentemente ottenuti da uve Agiorgitiko - per corpo, colore e acidità), Mantinia (generalmente vini bianchi prodotti con un'uva aromatica: la Moscophilero), e soprattutto Patrasso con due grandi vini: il Moscato di Patrasso (dolce e aromatico ottenuto da uve Moscato Bianco) e un vino rosso dolce prodotto con uve Mavrodaphni lungamente affinato in botte, spesso fortificato e caratterizzato da una lieve ossidazione.
Per i vini dolci sono famose due isole dell'Egeo: Samos per il Moscato (da uve Moscato Bianco appassite e talvolta fortificato) e Santorini per il Visànto (da uve Assyrtiko e Mandelari appassite e affinate per circa 10 anni in botte). Ottimo a Santorini anche il bianco secco ottenuto sempre da uve Assyrtiko. Tra i principali vitigni autoctoni a bacca bianca vi sono l'Assyrtiko, Moscophilero, Moscato Bianco, Robola (sembra derivi dalla Ribolla friulana portata in Grecia dai Veneziani nel XIII secolo), Roditis e Savatiano (è l'uva più diffusa nel Paese e quella utilizzata per il Retsina) e tra quelli a bacca rossa Agiorgitiko, Kotsifali, Limnio, Mandelari, Mavrodaphni, Negoska, Stavroto, Krassato e Xynomavro. La Grecia produce soprattutto vini bianchi: 75-80%, i rossi sono circa il 15% e il 5-10% vini dolci. Il vino più conosciuto, diffuso e prodotto (circa il 30% della produzione vinicola) è il Retsina (durante la fermentazione delle uve Savatiano viene aggiunta al mosto una piccola quantità di resina di pino di Aleppo per aromatizzarlo) che è prodotto quasi ovunque, ma soprattutto in Attica (la regione di Atene). L'incontro organizzato dall'Onav ha offerto una panoramica esaustiva di un'enologia articolata e con prodotti di notevole interesse.
Aree vinicole e vitigni presentati
Argolide/Nemea e Mantinia (Peloponneso): agiorgitiko, savatiano, malagousia, rodamos, leoni
Attica: roditis, asirtiko, savatiano, attiri
Fthioti (Grecia centrale): malagousia, roditis, agiorgitiko
Halkidiki (Macedonia): roditis, athiri, assyrtiko, xinomavro
Ipiros: dempina, agiorgitiko, xinomavro, vlahiko, mpekiari
Iraklion Hania & Lassithi (Creta): vilana, kotsifali, mandilari, dafni, merastri, vidiano, liatiko, moscato bianco, thrapsatini
Isola di Ikaria: begleri, fokiano
Isola di Samos: moscato bianco, ritino, fokiano
Magnisia (Thessalia): xynomavro, stravroto, roditis, sykiotis, savatiano, batiki
Messinia (Peloponneso): moshovilero, agiorgitiko, fileri

