MILANO - Se dopo quattro anni in vetta, lo spagnolo El Bulli di Ferran Adrià ha perso la corona ed è scivolato di un posto, così come anche l'inglese The Fat Duck di Heston Blumenthal, a favore del Noma di Copenaghen guidato dal pur capace chef René Redzepi, non c'è chi non vede qualche contraddizione fra le due stelle ottenute nel 2007 dalla Guida Michelin e la attribuzione al locale danese di miglior ristorante del mondo.

La notizia non è nuova, ma cosa ne pensano alla Michelin della cucina danese sia pur composta da raffinati ingredienti nordici provenienti dall'Islanda, dalle Isole Faroer e della Groenlandia?

Lo abbiamo chiesto a Fausto Arrighi (nella foto), responsabile  della Guida Michelin, che abbiamo trovato nel suo ufficio milanese. «Le classifiche stilate sui migliori ristoranti spesso lasciano il tempo che trovano e spesso risentono dei gusti personali dei selezionatori. Del resto, anche il locale francese 'Le Chateabriand”, che ha guadagnato 29 posizioni in classifica, non mi pare all'altezza della situazione. Per quanto riguarda la cucina danese, che in questi anni ha fatto passi da gigante, si tratta pur sempre di una cucina regionale scandinava con tutti i limiti che questo comporta».

Fausto Arrighi Desta perplessità il fatto che lo chef René Rezdepi, pur autore di validissime creazioni nordiche, però di una sola parte del mondo, sia stato considerato dalla San Pellegrino Worl's Best Restaurant il migliore ambasciatore della cucina internazionale. Come desta perplessità  il fatto che Ferran Adrià sia stato rimosso proprio nel corso della polemica sulla cucina molecolare.

L'unica buona notizia è quella che il primo degli italiani è Massimo Bottura, chef patron dell'”Osteria Francescana” di Modena che sale al sesto posto in classifica guadagnando ben sette posizioni.


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