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Foto: Da sinistra in secondo piano: Massimo Bottura, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Mauro Uliassi, Norbert Niederkofler, Ciccio Sultano, Moreno Cedroni e Gennaro Esposito. Seduti, da sinistra: Heinz Beck, Massimiliano Alajmo ed Enrico Cerea

Sarà probabilmente ricordata come una data storica da segnare sul calendario giovedì 6 maggio 2010, undici cuochi italiani si sono riuniti alle Calandre per fondare ufficialmente i Cavalieri della Cucina italiana: Massimiliano Alajmo, Heinz Beck, Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Enrico Cerea, Gennaro Esposito, Norbert Niederkofler, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Ciccio Sultano e Mauro Uliassi.

Attorno a un'unica tavola, gli chef hanno posto le basi per operare un radicale cambio di rotta, fondando un "coro" che si riconosca negli stessi principi del cavalierato: rispetto e lealtà.

L'idea di dare vita a questo gruppo coeso di professionisti, che si muove secondo un'unica linea guida, nasce dall'esigenza di tutelare e sviluppare il mestiere del cuoco e l'immagine della cucina italiana.

Tutti i presenti hanno sottoscritto una carta che elenca i seguenti princìpi:

I sei princìpi dei Cavalieri della Cucina italiana:

  1. il cuoco pratica il mestiere cercando di esprimersi attraverso gli ingredienti
  2. la sua competenza deriva da uno studio dei classici ma soprattutto da un impegno costante rivolto alla ricerca e all'approfondimento
  3. la frequentazione al suo mestiere lo porta a stringere contatti e relazioni che gli permettono di divulgare il messaggio di una cucina italiana autentica
  4. la sua missione considera l'aspetto formativo come fonte di divulgazione di un patrimonio culturale destinato a generare un benefico effetto anche nel sociale
  5. l'unione dei differenti stili dei singoli interpreti dà vita ad un coro italiano che ha come intento principale la tutela e lo sviluppo del mestiere e dell'immagine della cucina italiana
  6. il principio che lega i fondatori è la reciproca "lealtà tra pari”

I Cavalieri della Cucina italiana non si propongono come un'associazione che tutela gli interessi dei singoli componenti, bensì come un gruppo di fatto teso all'apertura nell'interesse dei molti che condividono gli stessi principi.

Per Massimiliano Alajmo: «La vera rivoluzione si fa dall'interno e, aggiungo, di ciascuno di noi. Ritengo che questo cambiamento stia avvenendo attraverso una presa di coscienza. Infatti si fa sempre più forte la necessità di tutelare e sviluppare il nostro mestiere e l'immagine gastronomica del nostro Paese».

«Questo è un bellissimo inizio - ha sottolineato Heinz Beck -. Abbiamo fondato un gruppo per migliorare la cucina italiana e incrementare il suo valore nel mondo.»

«Vedo nello sguardo, negli occhi di ognuno di noi la lealtà e il rispetto propri della cavalleria - ha detto Massimo Bottura -. Virtualmente questo gruppo c'era già, oggi l'abbiamo solo reso ufficiale».

Per Moreno Cedroni: «è gia da tempo che ci sentiamo uniti. Ora dobbiamo metterci dentro tutta la forza possibile, questa è l'occasione propizia per diventare un esempio per i giovani cuochi».

«è bello vedere un gruppo di professionisti così coeso, senza invidia reciproca - ha detto Enrico Cerea -. Riuscendo a sommare le enormi capacità che ognuno esprime singolarmente, saremo destinati ad esprimere un grandissimo valore collettivo».

Secondo Gennaro Esposito: «Mettiamo a disposizione dei giovani, della cultura e delle tradizioni italiane tutto il nostro entusiasmo, l'esperienza e la voglia di fare».

«Dobbiamo fare in modo - ha dichiarato Norbert Niederkofler - di avvicinare il nostro mondo a quello della cultura, dell'arte e del design, come segno distintivo del made in Italy».

Per Giancarlo Perbellini: «Può essere un momento decisivo. Abbiamo posto le basi per valorizzare sul serio il nostro mestiere».

Secondo Niko Romito «Questo gruppo ci permette di scambiare informazioni, ma soprattutto fare sistema, sulle basi di lealtà, sincerità e umiltà».

«è qualcosa - ha detto Ciccio Sultano - che ho visto, anzi sentito, nascere al telefono. Oggi l'abbiamo resa concreta e firmata, e ci siamo riconosciuti».

«Abbiamo grande energia ed entusiasmo - ha spiegato Mauro Uliassi -. Intorno a questa tavola sento una grande forza costruttiva, non tanto per noi, ma per la gastronomia italiana. Aver deciso di vederci come cavalieri, di identificarci nella cavalleria, mi piace molto».