Scontrini, lezione americana all’Italia? Non facciamo di tutta l’erba un fascio
In America la situazione fiscale è molto diversa dall'Italia e secondo Matteo Scibilia, presidente del Consorzio Cuochi e Ristoratori di Lombardia e responsabile dei Pubblici esercizi Ascom Vimercate, questo continuo stillicidio di commercianti disonesti in Italia è una litania non più sopportabile
A seguito di alcuni interventi pubblicati sul Corriere della sera, Matteo Scibilia, presidente del Consorzio Cuochi e Ristoratori di Lombardia e responsabile dei Pubblici esercizi Ascom Vimercate, nonché consulente per la Ristorazione del ministero dei Beni culturali, si rivolge alla giornalista Isabella Bossi Fedrigotti per sottolineare le molte differenze che esistono tra il sistema tributario e fiscale italiano e quello di altri Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
Riportiamo qui di seguito l'intervento della Bossi Fedrigotti (in risposta ad una lettera di Giancarlo Viganò).
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[...] La strada da fare è, purtroppo, ancora lunghissima, se non addirittura impercorribile, anche in una città come Milano che ci era sempre sembrata fondamentalmente etica. Tuttavia, in assenza di controlli - per mancanza di fondi, di personale o anche solo per lassismo dovuto al fatto che le piccole frodi dei commercianti sono considerate in un certo senso endemiche e non così gravi - sono i clienti che potrebbero benissimo fare i moralizzatori. In che modo? Chiedendo sempre, dappertutto, con pignola ostinazione e in barba alle reazioni a volte anche villane, lo scontrino fiscale.
Isabella Bossi Fedrigotti
Corriere della sera, 4 dicembre 2010
”
Qui di seguito riportiamo la lettera aperta di Matteo Scibilia, indirizzata alla giornalista del Corriere.
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Cara sig.ra Isabella,
sono un ristoratore e sono abbonato da 10 anni al Corriere, leggo con attenzione le pagine delle lettere dei lettori, perché ritengo che spesso ci sia uno spaccato della società, quella vera, che spera, attraverso le pagine di un grande quotidiano, di essere ascoltata. Ma non sempre il lettore, il cittadino, il cliente, capisce come stanno le cose e chiede un'aiuto, esattamente come tanti le hanno scritto sul problema del comportamento di tanti commercianti che non si comportano come si dovrebbe sotto l'aspetto fiscale.
Premetto che spesso dinanzi a clienti che, nella speranza di ottenere uno sconto, mi chiedono di non emettere la ricevuta fiscale reagisco con disappunto, perché 'la gente” crede che oggi, ancora oggi, lavorare in 'nero” sia un vantaggio, invece non è così, la serietà e il valore di un'azienda, fosse anche un piccolo bar, è testimoniata dal giro di affari, che le banche certificano giornalmente con le entrate documentate fiscalmente e non si risolve soltanto con maggiori controlli ma con cultura, preparazione professionale e forse con un fisco diverso...
Detto questo, e credo di aver velocemente espresso il mio pensiero sull'argomento, 'La lezione americana sugli scontrini fiscali” non è corretta.
In America la situazione fiscale è molto diversa e lascio l'argomento a chi è più esperto di me, ma alcune cose le so per certo e quindi credo che un pizzico di chiarezza sia necessaria, perché questo continuo stillicidio di commercianti disonesti in Italia è una litania non più sopportabile.
In America i dipendenti dei pubblici esercizi sono retribuiti con il famoso 'servizi” che oscilla tra il 10% ed il 15%, obbligatorio perché è la loro retribuzione, quindi più lavorano, più guadagnano, le aziende non sono sostituto di imposta e quindi i dipendenti si pagano loro le tasse e i contributi assicurativi, hanno 10 giorni di ferie (i nostri quasi 30 giorni), l'ambulante newyorkese che dichiara che tutta la famiglia lo aiuta giorno e notte per tenere in piedi la stessa, da noi sarebbe impossibile, perché dovrebbe assumere tutta la famiglia, i nostri dipendenti hanno la 13ª mensilità, la 14ª mensilità, hanno il Tfr che è una altra mensilità e siamo a 15 mensilità, potrei continuare per altre 10 righe nell'elencare tanti altri diritti dei nostri collaboratori.
Solo un altro esempio, una copertura sanitaria che lì, negli Usa, se la sognano. Potrei anche elencare l'enorme è soffocante burocrazia del nostro sistema, ma non è giusto, chi leggerà questa mia, se verrà pubblicata, sa a cosa mi riferisco.
Chiudo dicendo che sicuramente in Italia chi non rilascia lo scontrino o fattura fa concorrenza sleale a chi lo emette e fiscalmente commette un reato. Ma non è giusto fare il raffronto con il mercato americano dove la libertà di impresa è ben lontana dalla nostra, i contratti di lavoro sono ben lontani dai nostri, e dove il cittadino può detrarre dal proprio reddito la quasi totalità delle spese sostenute. Ed è automatico che ottenere la documentazione fiscale è certa.
Su questo, forse, da noi bisognerebbe fare una riflessione. I nostri clienti che spesso, al ritorno da viaggi all'estero decantano virtù di un paese o di un altro non possono fare raffronti, io sono appena tornato da Hong Kong dove ho cucinato per 7 giorni cucina italiana, ebbene lì le tasse sono al 16% e se evadi un euro ti sbattono in galera, ben diverso dal nostro 50% e forse di più, e anche su questo bisognerebbe fare una riflessione.
Con cordialità.
Matteo Scibilia
Presidente Consorzio Cuochi di Lombardia
Responsabile Pubblici Esercizi Ascom Vimercate
PS: non è la prima volta che le scrivo su questi argomenti, dato il tenore di molte lettere che riceve e pubblica sull'argomento un piccolo contraddittorio mi piacerebbe fosse pubblicato.
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Riportiamo qui di seguito l'intervento della Bossi Fedrigotti (in risposta ad una lettera di Giancarlo Viganò).
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[...] La strada da fare è, purtroppo, ancora lunghissima, se non addirittura impercorribile, anche in una città come Milano che ci era sempre sembrata fondamentalmente etica. Tuttavia, in assenza di controlli - per mancanza di fondi, di personale o anche solo per lassismo dovuto al fatto che le piccole frodi dei commercianti sono considerate in un certo senso endemiche e non così gravi - sono i clienti che potrebbero benissimo fare i moralizzatori. In che modo? Chiedendo sempre, dappertutto, con pignola ostinazione e in barba alle reazioni a volte anche villane, lo scontrino fiscale.
Isabella Bossi Fedrigotti
Corriere della sera, 4 dicembre 2010
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Qui di seguito riportiamo la lettera aperta di Matteo Scibilia, indirizzata alla giornalista del Corriere.
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Cara sig.ra Isabella,
sono un ristoratore e sono abbonato da 10 anni al Corriere, leggo con attenzione le pagine delle lettere dei lettori, perché ritengo che spesso ci sia uno spaccato della società, quella vera, che spera, attraverso le pagine di un grande quotidiano, di essere ascoltata. Ma non sempre il lettore, il cittadino, il cliente, capisce come stanno le cose e chiede un'aiuto, esattamente come tanti le hanno scritto sul problema del comportamento di tanti commercianti che non si comportano come si dovrebbe sotto l'aspetto fiscale.
Premetto che spesso dinanzi a clienti che, nella speranza di ottenere uno sconto, mi chiedono di non emettere la ricevuta fiscale reagisco con disappunto, perché 'la gente” crede che oggi, ancora oggi, lavorare in 'nero” sia un vantaggio, invece non è così, la serietà e il valore di un'azienda, fosse anche un piccolo bar, è testimoniata dal giro di affari, che le banche certificano giornalmente con le entrate documentate fiscalmente e non si risolve soltanto con maggiori controlli ma con cultura, preparazione professionale e forse con un fisco diverso...
Detto questo, e credo di aver velocemente espresso il mio pensiero sull'argomento, 'La lezione americana sugli scontrini fiscali” non è corretta.
In America la situazione fiscale è molto diversa e lascio l'argomento a chi è più esperto di me, ma alcune cose le so per certo e quindi credo che un pizzico di chiarezza sia necessaria, perché questo continuo stillicidio di commercianti disonesti in Italia è una litania non più sopportabile.In America i dipendenti dei pubblici esercizi sono retribuiti con il famoso 'servizi” che oscilla tra il 10% ed il 15%, obbligatorio perché è la loro retribuzione, quindi più lavorano, più guadagnano, le aziende non sono sostituto di imposta e quindi i dipendenti si pagano loro le tasse e i contributi assicurativi, hanno 10 giorni di ferie (i nostri quasi 30 giorni), l'ambulante newyorkese che dichiara che tutta la famiglia lo aiuta giorno e notte per tenere in piedi la stessa, da noi sarebbe impossibile, perché dovrebbe assumere tutta la famiglia, i nostri dipendenti hanno la 13ª mensilità, la 14ª mensilità, hanno il Tfr che è una altra mensilità e siamo a 15 mensilità, potrei continuare per altre 10 righe nell'elencare tanti altri diritti dei nostri collaboratori.
Solo un altro esempio, una copertura sanitaria che lì, negli Usa, se la sognano. Potrei anche elencare l'enorme è soffocante burocrazia del nostro sistema, ma non è giusto, chi leggerà questa mia, se verrà pubblicata, sa a cosa mi riferisco.
Chiudo dicendo che sicuramente in Italia chi non rilascia lo scontrino o fattura fa concorrenza sleale a chi lo emette e fiscalmente commette un reato. Ma non è giusto fare il raffronto con il mercato americano dove la libertà di impresa è ben lontana dalla nostra, i contratti di lavoro sono ben lontani dai nostri, e dove il cittadino può detrarre dal proprio reddito la quasi totalità delle spese sostenute. Ed è automatico che ottenere la documentazione fiscale è certa.
Su questo, forse, da noi bisognerebbe fare una riflessione. I nostri clienti che spesso, al ritorno da viaggi all'estero decantano virtù di un paese o di un altro non possono fare raffronti, io sono appena tornato da Hong Kong dove ho cucinato per 7 giorni cucina italiana, ebbene lì le tasse sono al 16% e se evadi un euro ti sbattono in galera, ben diverso dal nostro 50% e forse di più, e anche su questo bisognerebbe fare una riflessione.
Con cordialità.
Matteo Scibilia
Presidente Consorzio Cuochi di Lombardia
Responsabile Pubblici Esercizi Ascom Vimercate
PS: non è la prima volta che le scrivo su questi argomenti, dato il tenore di molte lettere che riceve e pubblica sull'argomento un piccolo contraddittorio mi piacerebbe fosse pubblicato.
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