Cuochi di strada a rischio per la legge sulla vendita di alcol
Il divieto di vendita di alcol per gli ambulanti disincentiva l'acquisto favorendo i commercianti e mette in crisi la categoria degli artigiani del gusto. Vita difficile anche per i birrifici artigianali. Ricciarini (Streetfood): «No alla guerra tra categorie. Si fa il gioco delle multinazionali»
Il divieto di vendita di alcol per gli ambulanti disincentiva l'acquisto favorendo i commercianti e mette in crisi la categoria degli artigiani del gusto. E la vita si fa difficile anche per i birrifici artigianali. «La direttiva Cee sulla regolamentazione della vendita di alcol in aree pubbliche per reprimere l'abuso è stata forse mal interpretata dal nostro Governo - afferma il presidente dell'associazione Streetfood, Massimiliano Ricciarini - che così fa discriminazione tra commercianti su sede fissa e artigiani ambulanti - disincentiva l'acquisto di genuinità enogastronomiche per strada e alla fine fa il gioco delle multinazionali e catene di fast food».«Impedire la vendita di bevande alcoliche su area pubblica - continua Ricciarini - e permettere all'avventore di andare a consumarlo nel bar vicino fa sì che l'ambulante non venda più nemmeno quel prodotto gastronomico tipico (lampredotto, fritto misto, piadina o altro) e che progressivamente sia portato alla chiusura della propria attività tipica e ormai inglobata nel tessuto urbano di città maggiori come Firenze, Roma, Palermo... per spianare la strada a hamburger e snack confezionati. Una regola deve essere uguale per tutti».
Questo il commento di un'associazione culturale che tra mille difficoltà si è prefissa il compito di fare chiarezza, informare e promuovere le tipicità enogastronomiche italiane. «Ciò che oggi abbiamo nel piatto - continua Ricciarini - spesso deriva da ricette di pietanze che si consumavano in viaggio. In provincia di Arezzo abbiamo un esempio lampante che è il Tortello alla Lastra, realizzato e consumato da milizie durante i bivacchi in transito per l'Appennino, poi nel tempo 'tradotto” in raviolo di patate più piccolo e da consumarsi in modo conviviale. Ad esso non si può abbinare solo acqua, ma con moderazione, come ogni persona intelligente è chiamata a fare, si può bere un bicchiere di vino rosso o d'estate farsi invitare da una birra fresca magari di produzione artigianale».
Proprio i birrifici artigianali che recentemente hanno visto un progressivo proliferare di realtà produttive, si vedono tagliare le gambe da questa legge. Molti hanno già difficoltà con altre leggi già esistenti che rendono difficile unire in un unico locale la produzione e la somministrazione e vendita al pubblico. «Se poi l'unico strumento che hanno - conclude il presidente di Streetfood - cioè quello di fare fiere e promuoversi al pubblico in eventi organizzati, viene loro precluso, è ovvio che si va verso una disincentivazione all'imprenditoria giovanile, poiché molti di essi sono giovani che grazie alla propria passione e creatività hanno trovato una via lavorativa da percorrere in piena crisi».
Altro problema riguarda le sagre. «è vero che molte nascono dal nulla e non hanno nessun legame con il territorio - commenta a riguardo l'associazione Streetfood - ma il fatto che comunque d'estate certe formule abbiano la meglio sulle attività commerciali fisse, nei centri urbani, svuotati per la calura dovrebbero far riflettere la categoria che invece di adottare leggi repressive sulla concorrenza si dovrebbe seguire la stessa via, portare fuori dalle 4 mura il gelatiere, il ristoratore, il pizzaiolo o altro e inventarsi formule interessanti e accattivanti per evitare l'oblio soprattutto d'estate. L'associazione Streetfood è qua per questo».
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