Accanto ai vari piatti o ciotole, ecco però dei cartellini scritti in stampatello, in bella grafia. Sono come delle didascalie. Ti dicono che tipo di salume, di formaggio, di oliva o sottolio, in quel momento stai scegliendo e assaggiando per il tuo aperitivo. Il cartellino indica il nome e la provenienza del prodotto.
Difficile trovare un ristoratore o un barista così attento, che si prende la briga di farti capire che il formaggio o il salume con l'aperitivo non vanno semplicemente ingoiati in fretta perché non ne puoi più per la fame, ma va colto il momento per annusare e assaggiare, gustando la differenza tra un salame di Felino e uno piccante di Calabria, tra un Parmigiano reggiano 18 mesi e una formaggella fresca della Val di Scalve. Perché non te lo dimentichi, ecco il cartellino prezioso che insegna e fa ricordare.

Piccole avvertenze di ristoratori e baristi attenti, che amano il loro mestiere. Atteggiamento che si contrappone con quel sommelier trasandato che, sempre a un aperitivo affollato, mi disse: «Dottò...vuole un prosecchino?». Mi avvicino, guardo la bottiglia che stringe nella mano e capisco dall'etichetta che si tratta di un Metodo Classico lombardo di buona fama. Fulmino con lo sguardo il sedicente sommelier ignorante e lo rimbrotto: «Lei veste da sommelier e non sa nemmeno la differenza tra Prosecco e Metodo Classico. Non si preoccupa nemmeno di illustrare correttamente ai clienti le qualità di quello che stanno bevendo, anzi li inganna.

Si vergogni».