Non è trascorso nemmeno un decennio da quando Vito Intini (nella foto) e un piccolo gruppo di appassionati diedero vita al primo nucleo dell'Onav Lombardia. Allora erano in pochi, senza una sede, in una Milano dominata da altre associazioni da anni molto forti e strutturate. Da subito l'obiettivo fu ben chiaro: lavorare con entusiasmo e sacrificio affinché la 'neonata” potesse misurarsi con le altre realtà del settore acquisendo un proprio ruolo a livello regionale nei confronti sia delle istituzioni sia dei produttori.

 Vito IntiniMeno di un decennio dopo sono stati conseguiti obiettivi tali che nemmeno le più rosee previsioni lasciavano immaginare: delegazioni sono state costituite in tutte le province, in alcuni casi più di una, in modo da «favorire la cultura del vino in fasce sempre più ampie di una popolazione caratterizzata da una buona qualità della vita e da una forte desiderio di conoscenza» come ha dichiarato su Italia a Tavola la delegata regionale Simonetta Carminati.

E Vito Intini, che di questo eccezionale sviluppo (l'Onav Lombardia ha largamente superato i 2mila soci) è stato mente e motore, soggiunge: «In una società dominata dalle 'mode”, che hanno investito anche il mondo del vino, è essenziale fornire parametri di conoscenza, ovviamente a chi ne percepisce la necessità, per evitare condizionamenti e compiere scelte ponderate. Specialmente da quando non si beve più per necessità alimentare, ma per il piacere di gustare un buon bicchiere, il ruolo di associazioni come l'Onav è essenziale».

Si tratta di diffondere una cultura che fa conoscere non solo le tradizioni di un popolo, ma le caratteristiche di un'epoca e le sue condizioni economiche e sociali assai meglio di tanta 'cultura accademica”. «Riteniamo, ed è uno dei motivi del successo», sostengono sia Simonetta Carminati che Vito Intini, «che l'Onav non possa chiudersi nel fortino della cultura del vino senza partecipare a quanto avviene nella società. Spesso leggiamo ad esempio campagne motivate da tragici incidenti causati da giovani (o da meno giovani) ubriachi. Associazioni come la nostra devono da un lato insegnare il bere consapevole, la necessità della qualità da privilegiare sulla quantità, dall'altro essere accanto ai produttori per difendere il lavoro e i sacrifici di tanti da emozionali criminalizzazioni di comodo».

Abbiamo chiesto a Vito Intini quando ha avuto la percezione che l'Associazione lombarda avesse raggiunto quel grado di notorietà e affidabilità da essere alla pari con realtà assai più antiche. «Quando siamo stati incaricati», ci ha risposto, «di gestire la sala degustazioni della Regione Lombardia al Vinitaly avendo riscosso la fiducia dei produttori per la nostra profonda conoscenza di una realtà territoriale e produttiva estremamente articolata».
«Sono felice e orgogliosa di come si è sviluppato il nostro impegno in questi anni», conclude Simonetta Carminati, «in cui l'amicizia tra i soci ha permesso di affrontare con successo qualsiasi situazione tenendo fede ai principi fondamentali dell'Onav: trasparenza, serietà e qualità».

Salvatore Longo