L'anno nuovo è cominciato nel modo di sempre, anzi peggio: la neve e il maltempo ci hanno portato qualche cliente in meno. Ho partecipato a un incontro sul turismo presso la nuova Camera di commercio di Monza e Brianza, invitato come ristoratore insieme ad alcuni dei più importanti operatori del territorio. Lodevole l'iniziativa, che il segretario Renato Mattioni ha promosso per iniziare un percorso di valorizzazione del Turismo della nuova Provincia di Monza e Brianza.

 Nel mio intervento ho difeso e valorizzato la ristorazione quale importante tassello del turismo con un asset di prodotti locali enogastronomici molto importanti e un terroir presente e reale anche in Brianza. Ho approfittato della presenza del responsabile della Coldiretti e dei vertici dell'Associazione Commercianti per denunciare, ancora una volta, come le attività di agriturismo siano da controllare e ricondurre alla loro reale motivazione professionale. Proprio di recente i responsabili del settore, tra cui Agriturist, lamentano un calo di presenze durante le vacanze natalizie, nonostante un aumento del 6% delle strutture: forse non si sono resi conto che la gente premia solo i veri agriturismi, quelli che del valore del terroir fanno un vero punto di forza della loro offerta.

Non sono un rappresentante di categoria che denuncia solo le omissioni degli altri, anche la ristorazione tradizionale si macchia di molte pecche, ma che non ci sia un freno alla burocratizzazione e alle assurdità delle normative sta diventando veramente un grande problema. Per esempio, il fatto che non si riesca, a livello regionale, a creare un protocollo di intesa tra la Direzione sanitaria della Regione, le Asl e le associazioni di  categoria è davvero inspiegabile. Si potrebbe, ad esempio, creare un decalogo di 10, dico 10, procedure di igiene, di regole che sono alla base della nostre attività, diffonderle a tutti anche nelle lingue dei molti operatori stranieri, facendo in modo che tutti recepiscano queste 10 regole facili, sapendo qual è la strada da percorrere e sapendo che chi sbaglia paga. Mi sembra un discorso costruttivo.

Sbalorditiva invece la notizia, riportata dalla stampa nazionale, della disposizione partita da Bologna, ora ripresa anche dal Comune di Milano e non si sa da quanti altri comuni, per cui il menu in esposizione, i loghi delle carte di credito e magari le vetrofanie delle guide sono pubblicità da assoggettare alle tasse locali. Se si pensa che esporre i prezzi, ovvero il menu, è anch'esso un obbligo di legge, diventa veramente incomprensibile tutto ciò. Che dire? La situazione diventa sempre più difficile, anche dinanzi a un mercato che dà l'impressione di livellarsi sempre più verso il basso, e preoccupa anche da un punto di vista culturale, ma sono convinto che la capacità e la bravura potranno farcela.

Matteo Scibilia