Il lavoro c’è, ma per chi è capace
Nel mondo della ristorazione non è il lavoro che manca, è la voglia di lavorare. Certi lavori i giovani italiani non li vogliono fare, perché lasciano poco tempo libero e fanno sudare. Un campanello d’allarme per la nostra società, un segno preoccupante della crisi che stiamo attraversando
Raccolgo dichiarazioni e confidenze da alcuni amici ristoratori. Il problema è vecchio ma torna di attualità con sfumature nuove. è il problema del personale, dei collaboratori in cucina e in sala. Succede a tutti i ristoratori di avere in questo settore un turn over più o meno frequente e quindi di lanciare appelli per trovare nuove forze, persone anche giovani, non ancora al massimo delle loro potenzialità, ma serie e desiderose di imparare, soprattutto motivate per questo lavoro.Ebbene, la delusione dei ristoratori è grande, soprattutto di coloro che, lavorando essi stessi in cucina o in sala, avrebbero piacere di insegnare il mestiere a giovani volonterosi sui quali fare, prima o poi, cieco affidamento.
«Giovani diplomati delle scuole alberghiere in cerca di lavoro - ci dice un ristoratore - rispondono all'annuncio e provano. Chiedono 1300 al mese euro per cominciare ma, messi alla prova, sanno fare ben poco e soprattutto cercano di tirare a campare, non dimostrano il minimo interesse al lavoro. Dopo 3-4 giorni arriva la telefonata del giovanotto o anche del papà che dice più o meno: troppo lavoro, rinuncio».
Manca dunque l'educazione al lavoro, al sacrificio. Giovani che sono cresciuti nella bambagia, con i soldi facili dei genitori, non sono disposti a sacrificarsi più di tanto per avere un lavoro, perché sono abituati troppo bene, non conoscono il sacrificio, pensano di risolvere il problema del loro futuro con scorciatoie tipo quelle purtroppo pubblicizzate da troppe trasmissioni televisive.
Non è il lavoro che manca, è la voglia di lavorare, e non solo nel mondo della ristorazione. Certi lavori i giovani italiani non li vogliono fare, perché lasciano poco tempo libero e fanno sudare. Un campanello d'allarme per la nostra società, un segno preoccupante della crisi che stiamo attraversando.

